IL LAGO DI CHIUSI TRA I SITI PIU’ INQUINATI AL MONDO DA MICROPLASTICA? LO DICE UNA RIVISTA AMERICANA…

mercoledì 28th, marzo 2018 / 16:00
IL LAGO DI CHIUSI TRA I SITI PIU’ INQUINATI AL MONDO DA MICROPLASTICA? LO DICE UNA RIVISTA AMERICANA…
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CHIUSI – Il settimanale “Internazionale” è una rivista prestigiosa e affidabile. Sulle questioni di geopolitica è tra le più informate e puntuali. Molti degli articoli che pubblica sono “acquistati e tradotti” da giornali, riviste e siti web stranieri. Di tutto il mondo. Insomma un ottimo prodotto editoriale. Sul numero 1247 del 16 marzo scorso abbiamo trovato una notizia di quelle che di solito un legge en passant, diciamo per “alleggerimento”, che invece ci ha lasciati letteralmente di stucco. In redazione ci siamo guardati negli occhi. Qualcuno ha fatto un salto sulla sedia.

A pagina 112, rubrica “Il diario della Terra” un articoletto di 8 righe racconta una verità preoccupante. Ci fa sapere che siamo “sommersi dalla plastica”. E fin qui niente di strano, si sapeva. Nelle 8 righe si legge: “Nei sedimenti dei fiumi Mersey e Irwell, vicino alla città britannica di Manchester, è stata rilevata la più alta concentrazione di microplastica al mondo, scrive Nature Geoscience. In un punto, infatti sono state rilevate 517mila particelle per metro quadrato. Tuttavia mancano i dati relativi a molte regioni del pianeta. (…) la microplastica, diffusa anche negli oceani, è composta da frammenti inferiori ai 5 millimetri, fabbricati così oppure derivanti dalla rottura di pezzi più grandi. Altri luoghi inquinati sono stati rilevati in Corea del Sud, Canada, Germania, Svizzera e Italia”.

Ecco, anche in Italia. L’articolo si ferma qui, non dice altro, ma a corredo sulla stessa pagina c’è un grafico che riporta i 27 siti (o situazioni) più inquinati da microplastica. Tra questi 27,  al settimo posto, dopi i due fiumi inglesi citati, le spiagge di Incheon e il fiume Naldong in Corea del Sud, il fiume San Lorenzo in Canada, i fiumi Reno e Meno in Germania e l’estuario del fiume delle perle, ad Hong Kong ecco che spunta il primo “sito” italiano. Anzi i primi due: Il lago di Chiusi e il Lago di Bolsena. Entrambi attestati sulle 10.000 particelle per mq.  Dietro ai laghi di Chiusi e Bolsena figurano la Fossa delle Curili nel Pacifico nord occidentale, le spiagge portoghesi e cilene, il Lago Ontario, il Fiume Azzurro in Cina, le spiagge slovene, il Lago Michigan negli Usa…

Non è specificato chi, come e quando abbia fatto le rilevazioni. Ma la “fonte”, Nature Geoscience è una rivista anch’essa prestigiosa che fa capo alla ACS, ovvero alla American Chemical Society; il direttore è David L. Sedlak, docente dell’Università di Berkeley in California. La sede è nella Sixteenth Street NW a Washington D.C.

La domanda che ci siamo posti in redazione è: come può il piccolissimo Lago di Chiusi (3 kmq) figurare in una classifica del genere accanto a fiumi, laghi, mari e oceani di ben altre dimensioni?

Possibile che anche solo in Italia il Lago di Chiusi e quello di Bolsena siano più inquinati da microplastiche dei laghi del nord (Piemonte-Lombardia-Veneto-Trentino) e anche del Trasimeno o dei laghi laziali certamente più vicini ad agglomerati urbani, fabbriche  e attività agricole intensive?

Il fatto che la fonte sia attendibile non significa automaticamente che la notizia sia vera e verificata e che sia quindi da prendere per oro colato. Ma la rivista americana dice che il Lago di Chiusi è il  sito acquifero italiano  più inquinato da microplastica. E il secondo è il lago di Bolsena.  La cosa può suscitare – giustamente – allarme, dato che, per quanto riguarda il lago di Chiusi, il bacino è anche la fonte principale di approvvigionamento dell’acquedotto comunale. I cittadini di Chiusi bevono plastica?

Senza farci prendere la mano da isterismi o da paure per la salute, crediamo che il Comune dovrebbe magari chiedere spiegazioni più dettagliate a “Internazionale” e soprattutto a “Nature Geoscience”, ma, per tranquillizzare i cittadini potrebbe anche procedere ad una serie di verifiche e controlli relativi proprio alla microplastica.

Ma da dove possono arrivare le particelle di microplastica nel lago di Chiusi (e anche in quello di Bolsena)? Una ipotesi, non essendo presenti in loco industrie chimiche, meccaniche o di altro tipo che utilizzano plastica in modo “intensivo”, potrebbe essere quella della “ricaduta” nel bacino acquifero dei residui dei teli di plastica che vengono utilizzati per determinate colture: dai vivai ai meloni. Ma è solo un’ipotesi, tutta da verificare. Certo, la concentrazione superiore alla media nel lago di Chiusi potrebbe essere determinata dalle dimensioni ridotte del bacino, come a dire che se la stessa quantità di microplastica fosse presente nel lago Trasimeno o nel lago Maggiore, sarebbe percentualmente molto minore.

Per la verità, nel lago di Chiusi, neanche tre mesi fa quando il livello era ai minimi storici, si vedevano galleggiare isole di plastica, bottiglie, buste e quant’altro. Però la notizia – vera, presunta, verosimile o… bufala che sia – andrà sicuramente analizzata e non ignorata o presa sottogamba.

 

  • l’immagine è di repertorio, non si riferisce al lago di Chiusi, né a quello di Bolsena.

 

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