GUERRE DI SPIE E GIORNALISTI UCCISI: IL MONDO CHE NON CAMBIA MAI…

venerdì 16th, marzo 2018 / 18:27
GUERRE DI SPIE E GIORNALISTI UCCISI: IL MONDO CHE NON CAMBIA MAI…
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Il 15 ottobre 2017 la giornalista e blogger Daphne Caruana Galizia è stata uccisa a Malta, con una bomba che ha fatto saltare in aria la sua auto. C’è una rotta, che parte dalla Libia, passa per Malta, e arriva fino in Italia che potrebbe essere la chiave di quell’omicidio: una rotta lungo la quale si movimenta droga, petrolio, prostitute e soprattutto denaro. La linfa dell’Isola del tesoro. Perché Daphne è morta per il suo lavoro. Ha contribuito infatti a svelare lo scandalo dei Panama Papers e in particolare dei cosiddetti “Malta Files”, inchieste giornalistiche che hanno travolto il governo della Valletta e alla fine la stessa Galizia, che aveva denunciato di esser stata minacciata. Pochi minuti prima di morire la donna aveva pubblicato l’ultimo post sul suo blog: «Ci sono criminali ovunque, la situazione è disperata».

Nel mese di febbraio il giornalista free lance Jan Cuciak è stato ucciso nei pressi di Bratislava insieme alla compagna. Per l’omicidio sono stati arrestati alcuni italiani che Cuciak aveva accusato di essere in affari con la ‘ndrangheta nella gestione di milioni di euro di fondi comunitari. La vicenda ha fatto saltare prima qualche ministro, poi anche il premier Fico, che proprio ieri ha annunciato le dimissioni.

Il 14 marzo, a Rio de Janeiro in Brasile è stata barbaramente uccisa la nota militante dei diritti umani Marielle Franco (FOTO),  mentre si trovava a bordo di un’auto, insieme ad altre due persone. I proiettili hanno raggiunto la donna alla testa, ferendola mortalmente. Ucciso anche l’autista e ferendo, ferita l’assistente della Franco.

Si è trattato di una vera e propria esecuzione, eseguita nel cuore della città. Identica nelle modalità all’assalto di via Fani a Roma in cui fu trucidata la scorta di Aldo Moro esattamente 40 anni fa.

Secondo il racconto di un testimone, l’auto su cui era salita l’attivista, dopo un evento in cui aveva difeso i diritti delle donne afrobrasiliane, sarebbe stata seguita dai presunti sicari a bordo di un’altra macchina, per diversi chilometri, attendendo il momento giusto per sferrare l’attacco, sparando una decina di proiettili.

La notizia ha fatto subito il giro della città, provocando reazioni di rabbia e sgomento. Marielle Franco era molto nota e amata per le sue battaglie civili: 38 anni, laureata in sociologia, era stata eletta consigliera di Rio De Janeiro con l’appoggio del partito di sinistra Socialismo e Libertà nel 2016, si autodefiniva “nera, lesbica, attivista politica, madre a 19 anni e femminista”. Cose che non vengono facilmente tollerate, così come certe inchieste scomode.

Il mestiere di giornalista è scomodo. Sono decine quelli uccisi dalle mafie, dai terroristi, dai Servizi segreti, dalle polizie politiche, da sicari senza nome anche in paesi considerati democratici. In Italia la lista è lunga, per esempio. Nel 2010 come Primapagina, al Forum Nazionale Cronache Italiane a Città della Pieve, allestimmo una mostra fotografico-documentaria sul tema.

Ma i casi di Daphne Caruana Galizia e di Jan Cuciak a Malta e in Slovacchia di raccontano che gli italiani sono – o possono essere – anche tra i sicari  o tra i mandanti degli omicidi. E tutto questo mentre torna d’attualità pure la guerra di spie tra Gran Bretagna e Russia, come ai tempi della guerra fredda…

Il mondo è cambiato, dicono in tanti quando si parla di politica e di economia. Ma mica tanto a guardar bene. I giornalisti uccisi e le guerre di spie ci dicono che il mondo è sempre lo stesso. E che andare a rovistare in certe pattumiere è sempre molto pericoloso. Spesso fatale.

I mezzi per intimidire o ridurre al silenzio i giornalisti sono parecchi. Dalle minacce più o meno velate alle “ritorsioni” economiche (tagli e dinieghi sulla pubblicità, per esempio), dalle querele che costano comunque soldi ed energie, all’ostracismo politico… E queste son cose che capitano frequentemente anche in provincia, anche alle testate e ai giornalisti locali, spesso volontari e non professionisti. Certo le intimidazioni di stampo mafioso e i colpi di pistola o le bombe nelle auto sono decisamente peggio di una querela o del mancato rinnovo di un contratto pubblicitario, a cui certamente si sopravvive. Ma anche una querela o un mancato rinnovo di un contratto pubblicitario possono rendere la vita e l’attività di una testate e di un giornalista molto più complicata. Tutto ciò  fa parte del gioco. E i giornalisti e gli editori, anche i più piccoli, lo sanno. Non tutti i lettori e i leoni da tastiera che imperversano su social se lo ricordano.  Invece una piccola riflessione ogni tanto, almeno quando si sentono certe notizie, non guasterebbe.

m.l.

 

 

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