L’ANPI DI CHIUSI CRITICA SEGRETERIA NAZIONALE E ISTITUZIONI: “SUL FASCISMO NON SI DISCUTE E NON SI TENTENNA!”

martedì 13th, febbraio 2018 / 17:51
L’ANPI DI CHIUSI CRITICA SEGRETERIA NAZIONALE E ISTITUZIONI: “SUL FASCISMO NON SI DISCUTE E NON SI TENTENNA!”
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IL SILENZIO DEI 5 STELLE E LA LEZIONE DELLA STORIA…

La Sezione ANPI ‘Tiradritti’ di Chiusi si unisce alla segreteria provinciale di Siena nel dichiararsi amareggiata della decisione presa dalla direzione Nazionale dell’ANPI in merito alla rinuncia alla manifestazione a Macerata di Domenica scorsa. E fa sue le parole del comunicato ufficiale emesso dalla segreteria provinciale ANPI di Siena qui a seguire:
“Anpi Siena ha sempre convintamente perseguito una prassi di cooperazione con le Istituzioni dello Stato con l’obiettivo di difendere la legalità costituzionale che non prevede la ricostituzione del partito fascista, sotto qualsiasi forma.
Nella presente e convulsa fase pre-elettorale, tale linea è fortemente scossa dalla facilità con cui le liste dichiaratamente neo-fasciste sono state ammesse su tutto il territorio nazionale alla competizione elettorale dagli organi giurisdizionali chiamati ad applicare la legge, pur in presenza di numerosi segnali di recrudescenza del neofascismo nelle sue forme consuete della violenza, dell’odio e della tracotanza. Quello che è accaduto a Macerata – in cui un tragico fatto di cronaca viene evocato a pretesto per una reazione razzista di chiara marca neofascista – aggiunge ulteriori motivi di preoccupazione: la decisione di Anpi, che ha fatto seguito a quella di altri soggetti istituzionali dell’antifascismo nazionale, quali Arci, CGIL e Libera, di aderire all’invito a sospendere la preannunciata marcia antifascista, ci trova contrari. A nessuno sfugge quanto il clima di conflitto vissuto localmente possa aver influito in una decisione prudente; ma occorre ribadire che non si possono vietare contemporaneamente manifestazioni neo-fasciste e manifestazioni antifasciste: nessun parallelismo può e deve essere tollerato tra il richiamo ai valori della Resistenza e della 
Costituzione, che stanno alla base della dignità nazionale e ciò che, nell’ottantesima ricorrenza delle leggi razziali, torna a infangare il processo di riscatto democratico del nostro paese.
La decisione di organizzare altrove ed in altra data, la manifestazione antifascista, assunta dalle organizzazioni nazionali, adesso, lascia nelle mani delle autorità dello Stato il potere di impedire, con ogni mezzo, la realizzazione di manifestazioni illegali da parte dei gruppi neofascisti e neonazisti; affida a quelle stesse sedi istituzionali anche l’obbligo di tutelare, invece, l’innegabile e non conculcabile diritto a manifestare di chiunque contro lo scempio dei conati neofascisti.
Ogni atto, ogni decisione di pubblica sicurezza e dell’autorità prefettizia, che potrà consistere o essere letta come equiparazione di valori contrapposti, dovrà essere posta in carico alle autorità locali e insieme al Ministro degli Interni ed al Governo della Repubblica; ogni concessione alla tracotanza dei neofascisti sarà un oggettivo contributo al deterioramento della fiducia nella volontà istituzionale di perseguire le finalità costituzionali di libertà, eguaglianza, democrazia.
La credibilità delle istituzioni non è un bene illimitato: Anpi Siena chiede che se ne tenga conto, auspica che la presenza dello Stato a difesa dei valori della democrazia – che non contemplano il diritto di fascisti e dei razzisti a sfilare- non si concretizzi come altre volte con manganellate inferte indiscriminatamente.
La violenza simbolica del tricolore usato come “copertura” dal fascio-leghista di Macerata, e lasciata sulle sue spalle, deve far orrore a chi ha giurato di servire quello stesso Stato che la assume come bandiera, e deve motivare una reazione che non sia l’ingiustificata e infondata “terzietà” dello Stato tra fascismo e antifascismo. Lo Stato Costituzionale è antifascista o non è legittimo”.

Questo il testo dell’Anpi Siena, fatto proprio anche dalle sezione chiusina. Ora da più parti si leva anche la richiesta rivolta ai sindaci e ai consigli comunali, affinché deliberino il divieto di tenere sul proprio territorio manifestazioni, raduni e iniziative di gruppi, partiti e movimenti neofascisti o che richiamino in qualche modo il fascismo e il nazismo. Alcune città, come Brescia lo hanno già fatto. Alcune sezioni ANPI hanno già fatto sapere che lo chiederanno. Probabile che lo faccia anche quella di Chiusi.

Resta sullo sfondo lo scoramento di gran parte degli iscritti ANPI, ma anche della Cgil e dell’Arci dopo il dietrofront di Macerata. In molti hanno voluto “recuperare” partecipando ugualmente alla manifestazione di sabato scorso. Stanno cercando di recuperare anche il governo, il Pd (che ha fatto di tutto per rinviare il corteo di Macerata) e pure Anpi, Arci e Cgil, che in varie città d’Italia hanno organizzato o hanno in programma nuove iniziative. Il 24 ce ne sarà una a Roma. Lì il Pd ci sarà. Con tutti gli altri.

Se la destra fascio-leghista si è mostrata più incline alla comprensione del gesto folle del “camerata” Traini che si è messo a sparare sui neri per strada e poi si è fatto arrestare con il tricolore sulle spalle e il braccio alzato nel saluto romano, come fosse un eroe o un “prigioniero politico”, va registrato su questa vicenda amara sotto molti aspetti, il silenzio dei 5 Stelle e del loro premier designato Luigi Di Maio, che si è tenuto alla larga sia dal commentare che dal partecipare.

La questione fascismo-antifascismo non rientra nel loro programma né tantomeno nel loro vocabolario,  mentre parlano invece spesso di immigrazione, ma con toni più simili a quelli di Salvini che a quelli dell’Anpi o di Gino Strada, accusando in egual misura il Pd e Berlusconi di aver creato l’emergenza-migranti… Ma sul caso Macerata e sulla disputa che ha visto istituzioni e vertici delle associazioni promotrici contrapporsi al sentimento dominante della propria base, tanto da far traballare anche sodalizi storici come Anpi e Arci, Di Maio e i pentastellati non hanno preso posizione. Forse per accreditarsi come forza istituzionale, o forse per pescare voti sia a destra che a sinistra. Ma soprattutto a destra, visto che è l’alleanza Berlusconi-Meloni-Salvini che può vincere le elezioni, più di Renzi e del Pd coi socialisti e la Bonino. Ma possono aspirare a governare l’Italia un premier e un partito che evitano di prendere posizione e di schierarsi su una questione così dirimente? Se non altro a livello di principio, nel rispetto della Costituzione?

Anche nel ’22 ci fu chi anche in parlamento non prese posizione; chi sorrideva di fronte alla scorribande delle squadracce ritenendole un fenomeno passeggero poco più che folkloristico (come qualcun oggi definisce Casa Pound e Forza Nuova); chi invocava ed evocava legge e ordine, ma in sostanza voleva solo mettere a tacere lo scontento post bellico e la montante marea socialista tra i lavoratori. Il populismo con le promesse di sicurezza, il qualunquismo che metteva tutti i politici sullo stesso piano; l’equidistanza tra i fascisti emergenti e i sindacati e partiti operai, furono le basi su cui Mussolini, che conosceva bene i socialisti, gettò le fondamenta del suo potere.

Pochi capirono all’inizio. Qualcuno fece finta di non capire o non vedere... Chi denunciò la deriva fece una brutta fine: vedi Gobetti, Matteotti, Giovanni Amendola, Gramsci e i fratelli Rosselli… Fu proprio Matteotti a dire “Il fascismo non è un’opinione politica, è un crimine!”

Ha ragione l’Anpi: Lo Stato Costituzionale è antifascista o non è legittimo”. Chiunque aspiri a governare o governerà l’Italia non lo dimentichi mai. 

m.l.

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