CITTÀ DELLA PIEVE: PRONTO SOCCORSO E OSPEDALE UNICO, UNA BATTAGLIA SENZA FINE

lunedì 26th, febbraio 2018 / 18:20
CITTÀ DELLA PIEVE: PRONTO SOCCORSO E OSPEDALE UNICO, UNA BATTAGLIA SENZA FINE
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Circa duecento persone hanno sfidato ieri sera la neve e il gelo per partecipare all’incontro con i cittadini organizzato dal Comitato per il Diritto alla Salute del territorio del Trasimeno Pievese, Alto Orvietano e bassa Valdichiana

L’allerta meteo non ha fermato neanche gli abitanti di Montegabbione, Passignano e altri Comuni circostanti, a dimostrazione del fatto  che la soppressione del pronto soccorso e dell’ospedale di Città della Pieve sono una ferita che brucia esattamente come un anno fa.

Anzi. Oggi più di ieri, aggravata dal ricorso contro la sentenza del TAR presentato recentemente dalla Asl 1.  “ È normale che un’autorità sanitaria faccia ricorso contro una sentenza che rileva l’irragionevolezza della soppressione in nome di quello stesso diritto alla salute che l’autorità sanitaria in primis dovrebbe garantire? “, è il quesito che il Comitato ha posto ieri sera, alla presenza di Attilio Solinas, Presidente della Terza Commissione Consiliare e a Valerio Mancini, Vice Presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Umbria. Presenti inoltre al tavolo: Fabio Costantini, Vice Presidente del Comitato per il diritto alla salute e Valerio Bobini, Presidente del C.R.E.S.T. (Comitato regionale emergenza sanitaria Toscana) e rappresentante del Cisadep (Coordinamento sanitario aree disagiate e periferiche) di cui il Comitato fa parte. La questione resta aperta, o quantomeno tutta da verificare, in quanto la Asl ritiene che un pronto soccorso necessiti di una struttura ospedaliera per poter essere funzionale.

Un quesito che il Comitato avrebbe volentieri posto anche a due dei grandi assenti dell’incontro: la direttrice sanitaria del distretto del Trasimeno Simonetta Simonetti e il direttore sanitario della Asl Umbria 1 , Pasquale Parise. Invitati ma altrettanto assenti i soliti noti: la presidente della Regione Catiuscia Marini e l’assessore alla sanità Luca Barberini, i quali, all’essere nominati nella lista degli invitati ma non pervenuti, hanno ricevuto parecchi fischi dalla folta e calda platea. Un’occasione per toccare con mano cosa vuol dire vivere in un territorio disagiato in condizioni meteorologicamente avverse e rete viaria vergognosa che Presidente e Assessore, evidentemente, non hanno voluto cogliere.

Come spiegato dal Presidente del Comitato Stefano Acquarelli in apertura degli interventi, l’incontro aveva la duplice funzione di informare i cittadini e sensibilizzare i rappresentanti della Regione rispetto non solo al problema del pronto soccorso ma anche al  mistero dell’ospedale unico del Trasimeno, la cui progettazione esecutiva, con annesso quadro spese disponibili (circa 36 milioni di euro) , era stata ultimata nell’agosto del 2009 ma caduta successivamente nell’oblio. Nello specifico tempistico, in concomitanza con l’insediamento dell’attuale rappresentanza regionale.

In merito all’ospedale, la portavoce del Comitato ha fatto presente che, fatta eccezione di Perugia, Terni e Foligno, tutte le strutture ospedaliere dell’Umbria sorgono in territori con un numero di abitanti inferiore a 80.000, ovvero il numero minimo previsto dal d.m. 70/2015 per una struttura ospedaliera. E quasi nessuno di questi territori rientra nella definizione di area disagiata. Evidentemente, ha sottolineato la portavoce, nell’area interessata dalla chiusura dell’ospedale di Città della Pieve, la Regione e la Asl hanno optato per un piano più rigoroso. O innovativo. Della serie: il futuro è qui anche se non si vede.

In apertura di serata, il Presidente del Comitato ha invitato le forze politiche di maggioranza e minoranza a non utilizzare l’incontro a scopi elettorali. Tutti possono intervenire, ha specificato, ma devono restare nell’ambito delle argomentazioni trattate. Il problema riguarda il territorio tutto a prescindere dal colore politico, ha concluso.

Ha rinnovato però poi  l’invito in occasione dell’intervento di Valerio Mancini che si è pronunciato a favore della  battaglia del Comitato e del Comune di Montegabbione e ha severamente condannato la politica degli attuali dirigenti regionali, puntualizzandone le falle con  opinabile spirito obiettivo.

Attilio Solinas, compatibilmente con il suo ruolo, si è pronunciato garante della questione del pronto soccorso nei confronti della Regione e della Asl 1 ma ha ribadito che il cambiamento della sanità ha richiesto e richiede una necessaria ri-pianificazione delle strutture di assistenza. Una riprogrammazione, contro peraltro quanto stabilito dall’attuale Piano Sanitario, che tuttavia sta determinando anche a livello cittadino una pericolosa e ingiustificata demonizzazione dei piccoli ospedali.

Lo ha rilevato Valerio Bobini portando l’esempio del Canada che, in seguito allo smantellamento dei piccoli ospedali a favore di poche, grandi strutture, sta tornando oggi sui suoi passi a causa del totale fallimento dell’operazione. Il Canada, non il Burundi (con tutto il rispetto)

Lo ha ribadito il dott. Costantini: non è vero che nei piccoli ospedali si muore. Anzi, gli ospedali territoriali hanno funzione di cura, assistenza e smistamento in caso di patologie o interventi gravi. La loro eliminazione comporta, come sta già accadendo, il sovraffollamento di poche strutture con conseguenze devastanti: il sovraccarico di lavoro del personale, il declino della qualità delle prestazioni professionali e delle strutture stesse. È cosa comprovata che la quantità non va a braccetto con la qualità. La seconda ci perde sempre e comunque.

Durante il suo intervento, il sindaco di Montegabbione Fabio Roncella ha fatto presente ai responsabili regionali che il suo Comune sta valutando di fare appello al Consiglio di Stato ma i tempi burocratici e legali sono lunghi. Nel frattempo, questo territorio resta scoperto di un servizio di emergenza-urgenza effettivo che non può in alcun modo essere sostituito dall’elisoccorso. Ha anche invitato ad un’attiva partecipazione di tutti i soci del Comitato (circa tremila) perchè le spese di un ricorso al Consiglio di Stato sono consistenti.

In sala era presente anche il sindaco di Città della Pieve Fausto Scricciolo che ha declinato l’invito ad intervenire in quanto vincolato dalla legge 22 febbraio 2000, n.28 che vieta alle amministrazioni pubbliche di intervenire in eventi pubblici che non siano legati specificamente alla campagna elettorale e regolati dalla par condicio.

Come accennato ieri sera, il Comitato chiederà un incontro pubblico con il sindaco per discutere la problematica in un dialogo pubblico e diretto. Ha anche dichiarato che sta valutando possibili iniziative di contrasto al ricorso presentato dalla Asl 1 Umbria.

Il Comitato ha inoltre notificato che la registrazione video dell’incontro è visibile sulla pagina facebook.

Noi di primapagina restiamo in attesa di futuri sviluppi. Restate connessi.

E.C.

 

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