SINDACO FALSO, BUGIARDO E MALVAGIO. MA NON È DIFFAMAZIONE. È QUESTIONE DI CONFINI

martedì 16th, gennaio 2018 / 18:01
SINDACO FALSO, BUGIARDO E MALVAGIO. MA NON È DIFFAMAZIONE. È QUESTIONE DI CONFINI
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Epiteti al sindaco di una cittadina sicula riconosciuti pertinenti alla critica politica dalla Corte Suprema

Un brutto giorno del 2011 il primo cittadino di Furci Siculo, in provincia di Messina, vede il suo nome sbattuto su manifesti che lo definiscono falso,bugiardo,ipocrita e malvagio. A scriverli, come da firma apposta sui manifesti, sono sei consiglieri dell’opposizione che lo accusano di aver tradito una delle promesse fatte in campagna elettorale (ma la notizia non è questa).

Nel marzo del 2014 , nel processo di primo grado, «viste le connotazioni personali delle ingiurie contenute nel testo dei manifesti», il tribunale di Messina condanna i sei autori i quali però fanno ricorso alla Corte di Appello e, nel 2016, lo vincono. L’ormai ex sindaco fa ricorso anche lui, forse certo di ottenere il risarcimento dei danni per diffamazione. Ma, e questa è la notizia, la Corte Suprema respinge il ricorso. Contro ogni previsione, diffamazione non è.

Cioè, la Corte di Appello riconosce la connotazione offensiva degli insulti ma afferma che dal contenuto dei manifesti è chiaro che si tratta di critiche “pertinenti, sebbene espressione di un costume politico deteriore ma ampiamente diffuso” .

Se questo significa che a partire da domani potremo dare del cretino a ogni sindaco che non rispetta le promesse fatte in campagna elettorale (e, dati i climi caldi, temo che non basterebbero i muri) è tutto da vedere. O se, fermo restando la pertinenza, potremo usare espressioni del costume politico deteriore – ma ampiamente diffuso- e mandarci anche qualche dirigente politico a rischio di scatenare Casamicciola, lo scopriremo solo vivendo.

Senza dubbio la sentenza crea un precedente, insinuando un’ulteriore componente di ambiguità in quel fragile confine tra diffamazione e analisi critica che deve continuamente passare al vaglio della Legge per far valere il diritto di critica sull’intento di vilipendio. Ne sa qualcosa primapagina che recentemente si è visto catapultare una querela  per aver espresso un’opinione critica nei confronti dell’operato del sindaco di Montevarchi.

Diciamolo, un po’ troppo spesso è il diritto di querela a prevalere su quello di analisi critica, nonostante la legge italiana preveda l’obbligo di pubblicazione del contraddittorio. Una legge che di fatto tutela la parte che si sente lesa in quanto garantisce l’opportunità di ribattere, spiegare e giustificare la propria posizione con le proprie argomentazioni. Che però bisogna avere. E forse la querela, in questo senso, è la strada più facile.  È la scelta di chi preferisce affidarsi alle argomentazioni di un altro piuttosto che impegnarsi in prima persona, analizzando e affrontando la linea sottile tra libertà di espressione e tutela dell’individuo.

Ma la fragilità è la caratteristica, se non la natura stessa, delle aree di confine. Geografiche o concettuali che siano, le zone di frontiera sono le più vulnerabili, le più esposte a venti opposti e contrari che spingono ora da una parte ora dall’altra. Aree ibride, difficili da demarcare, ostiche da regolamentare

Elda Cannarsa

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