PROGETTO ACEA: OPPORTUNITA’ O FREGATURA? NASCE UN COMITATO. MA IL PROBLEMA E’ IL DEPURATORE ESISTENTE

domenica 21st, gennaio 2018 / 12:38
PROGETTO ACEA: OPPORTUNITA’ O FREGATURA? NASCE UN COMITATO. MA IL PROBLEMA E’ IL DEPURATORE ESISTENTE
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CHIUSI – Sul “progetto Acea” per la realizzazione di un impianto di carbonizzazione dei fanghi reflui nell’area dell’ex centro carni da una parte c’è chi come l’Amministrazione Comunale e la maggioranza (ma non solo) pensa sia una opportunità e chi invece pensa che sia una fregatura.

Venerdì sera, come annunciato, si è tenuta nella sala ex Cinema Eden a Chiusi Scalo l’assemblea pubblica convocata dall’urbanista Paolo Scattoni con un appello sul suo blog. Appello per la costituzione di un comitato che si faccia carico di raccogliere e mettere in rete su apposita “piattaforma” tutte le informazioni e i dati disponibili a tal proposito. E, diciamolo subito, ogni iniziativa che tenda a informare e rendere partecipe e consapevole la cittadinanza è un fatto positivo. Sempre. Chiunque la proponga. E Scattoni, nella introduzione, ha fatto la cronistoria della questione e ha ribadito più volte l’intento: raccogliere dati e renderli fruibili. Per avere un quadro chiaro ed esaustivo della questione e ragionarne con cognizione di causa.

L’assemblea però non lo ha ascoltato più di tanto e – come era prevedibile e previsto – si è orientata, con la maggioranza degli interventi, verso la costituzione di un comitato  contro il progetto Acea. Come per la centrale a biomasse di San Donnino (e qualche anno fa quella di Villastrada). Scattoni un po’ contrariato ha provato a ribadire la sua proposta iniziale affermando che “la raccolta di dati e informazioni e la creazione di una piattaforma social per rendere il tutto accessibile e fruibile da parte di chiunque sia interessato è di per sé un’azione politica forte”. Ma soprattutto i pievesi e i fabresi dei due comitati No biomasse arrivati in buon numero e altri intervenuti hanno invece pigiato sulla necessità di una azione di contrasto, anche in termini legali (ricorso al Tar ecc.). Non sono mancate le critiche al sindaco e ad una Amministrazione comunale “poco inclini al confronto e sordi rispetto alle istanze della popolazione”. Ma c’è anche chi se l’è presa con una popolazione “omertosa”, che “ha paura a farsi vedere a iniziative del genere”, che “ormai da anni non si incazza più e ingoia passivamente qualunque minestra passi il convento”(Fiorani, Camastra, Martinozzi, Luca Scaramelli…)

Si è detto che l’impianto proposto da Acea è basato su un brevetto spagnolo;  che in Europa ce n’è solo uno simile a Valencia;  che alcuni comuni italiani (Capannori, capofila dei comuni virtuosi in tema di gestione dei rifiuti, Piombino e altri) dopo attenta valutazione hanno detto di no a progetti simili basati sullo stesso brevetto; si è detto che Chiusi si troverebbe dunque a fare da cavia nella sperimentazione del procedimento (identica posizione, questa, presa da Legambiente a Capannori); si è detto che il prodotto che uscirebbe dal processo di carbonizzazione nell’impianto di Chiusi si chiama ‘biolignite’ e può essere utilizzato sia come combustibile sia come ammendante agricolo, ma come combustibile è poco efficace e redditizio e come ammendante per vivai e agricoltura non è chiaro se sia innocuo. Si è detto (Francesco Reali) che la biolignite è un prodotto già superato e potrebbe essere presto messa al bando dall’Europa, per cui non si capisce come mai Acea investa 28 milioni di euro a Chiusi per un business di dubbia resa. Si è anche divagato sulle ecomafie che anche in Toscana – come è noto – hanno messo su un bel traffico con scandali a ripetizione. E si è detto che Acea è un colosso che avrebbe certamente un potere contrattuale e una forza d’urto difficilmente contrastabile in caso di eventuali contensiosi…

Lo stesso Scattoni ha adombrato il sospetto che il Comune di Chiusi abbia problemi seri di bilancio e che i 2 milioni e mezzo di euro che Acea verserà nelle casse comunali per acquisire il terreno sono piovuti come il classico cacio sui maccheroni (tant’è che l’anticipo versato da Acea, circa 300 mila euro, è già stato messo nel bilancio 2017)…

Alla fine, comunque, la sostanza del ragionamento che è emerso è che a Chiusi già ci sono 3 o 4 aziende insalubri di prima classe, che l’abitato è “circondato” da potenziali fonti di inquinamento e… “qui ormai arriva solo la monnezza e niente altro”.  E questo contrasta con le velleità turistiche della città e con i proclami sulle bellezze e sulla tutela del territorio…

Quindi l’assemblea di venerdì sera all’Eden, ha segnalato da una parte una legittima e giusta esigenza di informazione e partecipazione alle decisioni e dall’altra che c’è un’area che questa cosa la vede come una fregatura ed è contraria a prescindere.  Anche questa posizione, naturalmente è legittima. Ma appare un po’… precostituita. Innanzitutto perché è forse andata un po’ troppo avanti rispetto allo stato delle cose. Poi perché sembra non tener conto di un fatto e cioè che lì, dove dovrebbe sorgere l’impianto Acea, già c’è una industria insalubre di prima classe che oggi tratta 70 mila tonnellate di fanghi di depurazione, liquami di provenienza industriale e chimica e percolato di discarica che è una delle cose più inquinate e inquinanti che esistano. E’ il depuratore di Bioecologia Srl che negli anni ha dato parecchi problemi e che opera con una tecnologia piuttosto obsoleta e ormai al limite della regolarità. Non solo, l’area del centro carni è un’area degradata, inquinata e dovrebbe essere comunque bonificata e messa in  sicurezza.

Chi dice, legittimamente, per propria convinzione, NO al progetto Acea, dovrebbe per coerenza chiedere subito, cioè da domani mattina, la chiusura del depuratore di Bioecologia Srl.

Nessuno però ha proposto comitati o azioni politiche forti in questo senso. E nemmeno azioni politiche forti per andare a verificare come verranno trattati e smaltiti i liquami, i fanghi e i materiali di risulta della mega stalla del sindaco di Venezia Brugnaro in costruzione in località Passo alla Querce, nel comune di Castiglione del Lago, ma a pochi metri dal confine con Chiusi e Montepulciano e dalla frazione chiusina di Montallese.  La megastalla di Brugnaro quando sarà in funzione (e manca poco) sarà un’altra azienda insalubre. Per dire…

Dicevamo che l’assemblea di ieri sera è andata un po’ avanti rispetto allo stato delle cose, perché al momento esiste solo un “progetto di massima” di Acea ed è quello allegato all’offerta per l’acquisizione del terreno messo a bando dal Comune. E c’è una integrazione presentata da Acea su richiesta dell’Amministrazione, per accertare la compatibilità dell’idea progettuale con gli standard previsti dal Piano regolatore di Chiusi. Ma è una cosa che riguarda le cubature e le aree da destinare a produzione, commerciale, direzionale ecc., non la tipologia dell’impianto.

Gli aspetti tecnici verranno valutati nel momento in cui, una volta acquisito il terreno, verrà presentato il progetto esecutivo. Se invece di Acea si fosse presentata la Mercedes per produrre auto la Cirio per produrre pomodori in scatola o la Mukki latte la procedura sarebbe stata la stessa…

Certo, in termini di posti di lavoro, l’investimento Acea sembra poco “produttivo”: 28 milioni di euro per 14 posti. 2 milioni per ogni assunto… E ci si chiede anche come mai Acea abbia scelto proprio Chiusi visto che per acquisire l’area dovrà fare anche degli interventi preliminari obbligatori, come alcune demolizioni, la bonifica e la realizzazione di vasche di decantazione per la messa in sicurezza del comparto dal rischio idraulico, tutti interventi che avranno un costo e che magari altrove potevano essere evitati acquisendo un’area con meno vincoli.

La risposta potrebbe risiedere nel fatto che la Regione Toscana nel 2017 ha vietato lo spargimento dei fanghi di depurazione nei campi (pratica molto diffusa) e quindi Acea che in Toscana ha diversi impianti ha pensato di dare una risposta a questa nuova normativa, trasformando i fanghi in biolignite da commercializzare. Chiusi è in Toscana, è ben collegata, aveva un’area con alcuni vincoli, ma disponibile immediatamente e per di più con un depuratore attivo, ma obsoleto. E infatti vorrebbe rilevare anche quello. E dalle carte presentate la quantità di fanghi che andrebbe a trattare il nuovo impianto sarebbe più o meno identica a quella attualmente trattata dal depuratore di Bioecologia (60-80 mila tonnellate/anno), ma di tipologia diversa: solo fanghi biologici e non più roba chimica e percolato di discarica.

La domanda che ci poniamo noi è : il progetto Acea va a migliorare o a peggiorare la situazione esistente nell’area del Centro carni e più in generale a Chiusi e dintorni dal punto di vista ambientale e dell’inquinamento?

Al momento il Comune di Chiusi ha solo avviato la cessione ad Acea di un terreno industriale messo a bando. Ma è evidente che l’Amministrazione sia favorevole al progetto Acea e speri che l’operazione vada in porto. Anche perché come detto l’area in questione andrebbe comunque bonificata e messa in sicurezza rispetto al rischio idraulico, Acea o non Acea.

Su questo aspetto il sindaco Bettollini ribadisce la sua posizione. “Ho ascoltato le opposizioni in consiglio comunale e fornito tutti i documenti in nostro possesso e ogni elemento di rassicurazione. L’abbiamo voluto fare noi il Consiglio, io la giunta e la maggioranza, proprio per fornire documentazione. Abbiamo votato una mozione che impegna il sindaco a verificare preventivamente, se diventano proprietari, il progetto Acea (quello esecutivo); abbiamo votato e riconosciuto che sull’area non verranno costruiti:  termovalizzatori; impianti a bio masse;  inceneritori; discariche.  Quando arriverà il progetto lo valuteremo e se risponderà alle esigenze di miglioramento dell’area, eliminando i pericoli di adesso, lo approveremo; altrimenti lo bocceremo fino a quando non porta i miglioramenti. Il potere lo ha il consiglio comunale; possibile che non si riesca a capire che abbiamo un’opportunità e un potere enorme in mano per risolvere definitivamente i problemi causati dal depuratore di Bioecologia in questi anni? Se poi al miglioramento ambientale aggiungiamo 20 nuovi posti di lavoro ed oltre 30 milioni di investimenti nel nostro territorio, è un peccato? Ma di che si parla?”

Il 31 gennaio scade il termine per l’acquisizione del terreno. Dopo di che, se ci sarà la firma sul contratto (e la “caparra” già versata lascia intuire che ci sarà), Acea potrà presentare il progetto vero e proprio. Il 31 è dietro l’angolo, subito dopo una  assemblea pubblica Bettollini potrebbe anche convocarla per spiegare la situazione. E’ il sindaco di tutti, non solo di chi l’ha votato. La questione è rilevante sotto tutti i punti di vista e i cittadini hanno diritto ad essere informati e resi partecipi. Lo stesso potranno fare le opposizioni, i comitati sulla base dei dati forniti dal Comune e delle informazioni che riusciranno a raccogliere in proprio. Ma la cosa migliore sarebbe un confronto aperto, civile, faccia a faccia, con la possibilità di contraddittorio (che non vuol dire rissa e muro contro muro) sia sul piano tecnico che su quello politico. Sarebbe naturalmente utile anche il parere di esperti. Soprattutto quando, come nel caso in questione, si tratta di progetti e processi produttivi sperimentali e poco conosciuti.

Da decenni a Chiusi amministrazione e partiti tendono tutti a giocare le partite in casa propria o in campi amici. Bisognerebbe invece riprendere l’abitudine a giocare anche in campi avversi ascoltando ognuno le ragioni degli altri. Non è tanto difficile. Un tempo succedeva. Certo, il retropensiero che dietro qualunque scelta ci sia sempre la fregatura da una parte o la strumentalizzazione politica dall’altra non aiuta. Lo vogliamo fare un passettino avanti?

Marco Lorenzoni

 

 

 

 

 

 

 

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