CHIUSI CALCIO: UNA “CANTERA” D’ECCELLENZA, PAROLA DI PEDRO MARIANI SUPERCONSULENTE DEGLI ALLENATORI

venerdì 19th, gennaio 2018 / 18:47
CHIUSI CALCIO: UNA “CANTERA” D’ECCELLENZA, PAROLA DI PEDRO MARIANI SUPERCONSULENTE DEGLI ALLENATORI
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CHIUSI – C’è un Chiusi che ha finito malissimo il campionato scorso e che ha cominciato peggio quello attuale. Da qualche partita sembra in ripresa, ma la classifica ancora è deficitaria e per come si son messe le cose salvarsi evitando la lotteria dei play out sarebbe già un risultato accettabile. Raggiungere i Play off sulla carta non è impossibile, ma sembra al momento un miraggio, una ipotesi fantasiosa, assolutamente poco realistica. Come certe madonne pellegrine che negli anni ’50 venivano portate in giro per l’Italia con l’elicottero. Ma c’è anche un altro Chiusi che invece va benissimo, fa scuola, nel senso letterale del termine. Anzi, diciamola tutta: non si tratta di un altro Chiusi. E’ lo stesso Chiusi. Stessa società, stesso campo, stessi spogliatoi. Cambia solo l’età dei giocatori. Il Chiusi che vola e fa scuola è quello delle squadre giovanili. Sono 10 squadre. Si va dai “Piccoli amici” nati nel 2011-2012 ai “primi calci” (2 formazioni: 2009 e 2010); dai “Pulcini” (2 formazioni: 2007 e 2008) agli Esordienti A (due formazioni 2005-2006); dai Giovanissimi (2 formazioni: 2003-2004) agli Allievi (2002). C’è anche la Juniores che però rientra nell’orbita della prima squadra, che vi attinge a piene mani.  Ogni gruppo è formato da una ventina di ragazzi. In tutto il settore giovanile del Chiusi ne “allena” più di 200. Non è solo un gioco. E’ un impegno serissimo. Ogni squadra ha 2 allenatori, uno per la parte atletica e uno per la parte tecnica, cosa questa abbastanza rara negli ambienti dilettantistici.

Dall’inizio di questa stagione c’è anche un’altra presenza del tutto inusuale per quanto riguarda le giovanili di una squadra di Promozione… E’ la presenza, a contratto, di un tecnico professionista che viene a Chiusi un paio di giorni al mese e lavora con gli allenatori, fornisce degli imput, dei consigli, aiuta a correggere le situazioni da correggere… Non è un “commissario politico”, né un supervisore. E’ una sorta di consulente. Anzi di superconsulente, che conosce bene il calcio e non ha fatto grande fatica – nonostante qualche comprensibile titubanza inziale – a farsi accettare e ben volere. Non è il primo arrivato. E’ un professionista che ha passato molti anni della propria vita sui campi di pallone, sia come giocatore che come allenatore. E non nei campi sterrati di provincia, ma in serie A e in serie B. Si chiama Pietro Mariani, da tutti conosciuto come “Pedro” Mariani. In serie A ha esordito nella stagione 1979-80 con la maglia del Torino. In quella squadra c’erano Terraneo, Danova, Mandorlini, Pecci, Zaccarelli, Claudio Sala, Graziani e Pulici… Con i granata ha giocato 7 stagioni, fino al 1987 (con la parentesi in prestito al Catanzaro nel 1982-83). Dopo Torino, 3 stagioni al Brescia in serie B. Poi di nuovo in A con il Bologna (90-91 e 91-92) insieme a gente come Cabrini, Bonini, Tricella, Negro, Lajos Detari, Renato Villa… In tutto 10 stagioni nella massima serie, 8 in B con le maglie di Brescia, Venezia, Fidelis Andria e Padova, qualche stagione in C1 e C2 con Savoia e Benevento, prima di passare in panchina a Benevento e Rieti…

Cominciò a giocare da attaccante, poi pian piano arretrò il suo raggio d’azione, fino a diventare difensore puro. Vanta anche 9 presenze nella nazionale Under 21. A Bologna era “il Guerriero”. A Benevento “il Capitano”. Da ragazzo, a Rieti, lo chiamavano “il Marsigliese”, perché di famiglia italofrancese e perché in campo era meglio non discutere con lui. Al Toro, investito erede di Pulici, lo rinominarono “Pedro Abracadabra”. Oggi Mariani, ha 55 anni, vive a Debrecen inUngheria, con la pallavolista Ildikò Vojth e la piccola Isabelle. In Ungheria allena i giovani. A Chiusi ‘allena’ gli allenatori dei giovani… Come dicevamo, ha cominciato nel settembre scorso, ma a Chiusi era già di casa da 3 anni. Perché dal 2015 tiene il “camp” estivo, per i ragazzi di Chiusi e dintorni con il “mitico Villa”, suo ex compagno al Bologna. Ma come è capitato a Chiusi Pedro Mariani? Quasi per caso. Alcuni ragazzini di Chiusi facevano il Camp estivo a Sestola nel’Appennino modenese, il responsabile del settore giovanile del Chiusi Silvio Paggetti, tifoso del Bologna (sarà l’unico a Chiusi) andò a trovarli e nell’occasione incontrò Mariani e Villa. Quattro chiacchiere, una stretta di mano e il Camp estivo da allora si fa anche a Chiusi… Il rapporto con Pedro Abracadabra è cominciato così. Ma piano piano si è consolidato. Ora fa parte di un ingranaggio complesso, di una macchina che non sarà ancora una Ferrari, ma non è più nemmeno una 600 scassata, che viaggia alla meglio coi pezzi di ricambio recuperati nel garage di casa…

Per le dimensioni di Chiusi e il livello della Prima squadra (la Promozione) “è una bella fuoriserie, con un motore eccellente e una bella carrozzeria, di quelle che fa piacere mostrare in piazza…” A dirlo è lo stesso Pedro Mariani, che abbiamo incontrato allo stadio “Frullini” al termine di una seduta di allenamento degli Allievi. Conversazione veloce, ma piacevole. Perché fa sempre piacere parlare con chi sa di cosa parla.

Signor Mariani, che ambiente ha trovato a Chiusi?

Un ambiente eccellente. Dirigenti che stanno facendo un lavoro straordinario. E un impianto, tanto più adesso con i nuovi lavori, il secondo campo, gli spogliatoi, la tribuna double face, di grande qualità. Guardi che non è frequente trovare un impianto così e una organizzazione così a livello dilettantistico. Anche in serie B e C a volte c’è più approssimazione e meno metodo…

Il livello dei tecnici  come le sembra?

Ottimo. Lo dico, senza piaggeria – sono abituato a dire pane al pane e vino al vino, se le cose non mi piacciono lo dico, senza problemi – quando sono arrivato qui, non pensavo di trovare una tale preparazione e una tale professionalità. Sono tutti, sia gli allenatori che i preparatori atletici, molto preparati, molto bravi… Le dico di più, all’inizio pensavo di trovare qualche resistenza, non è facile capire cosa ci fa uno come me intorno al campo… Siamo tutti un po’ gelosi dei nostri orticelli, è umano… Invece qui ho trovato non solo ascolto e applicazione, ma anche disponibilità… E’ un piacere lavorare con persone così…

Parlando del calcio dei grandi si dice che uno dei punti di forza di squadre come il Barcellona o il Real Madrid sia proprio “la cantèra”. Il vivaio… Anche l’Arsenal,  il Manchester United, l’Ajax, o in Italia l’Atalanta hanno sempre puntato molto sui loro vivai… Come giudica la “cantera” del Chiusi?

Intanto 200 ragazzi sono un numero importante. Poche società a questi livelli, ma anche a livelli superiori, hanno serbatoi di questa portata… Con questo tipo di organizzazione, che le assicuro ha poco da invidiare alle società professionistiche e con tenici bravi come quelli che operano qui, i ragazzi possono crescere bene, sia dal punto di vista tecnico, ma anche dal punto di vista umano, caratteriale. Il nostro lavoro consiste nell’insegnare calcio, ma anche nel formare uomini, non solo giocatori o campioncini… Comunque, per rispondere alla sua domanda, mi pare che il materiale sia buono. I tecnici della squadre più giovani sono eccellenti, ed è lì, a quell’età che i ragazzi imparano di più, assimilano di più… credo che fra tre-quattro anni il Chiusi si divertirà parecchio…

Lavorare sul settore giovanile è anche una necessità economica… soprattutto a livello dilettantistico i soldi che girano sono sempre meno e avere un bel vivaio fatto in casa a cui attingere diventa un valore aggiunto, no?

Certo, se i giocatori li hai già nel tuo giardino, non devi andarli a comprare fuori… Quelli che non ti servono li puoi vendere ad altre squadre… Ma un vivaio fiorente è anche un modo per tenere la squadra ancorata al territorio, per fidelizzare i tifosi, per far crescere la cultura sportiva nella comunità, non è solo un buon metodo per risparmiare.

Secondo lei, Chiusi e il Chiusi possono diventare un punto di riferimento – come scuola calcio – per un territorio più vasto rispetto ai confini comunali?

Mi pare che in qualche misura già lo sia, ma può diventarlo ancora di più… Certo, ci sono difficoltà logistiche (gli spostamenti, gli orari, i mezzi di trasporto…) non è facile per un ragazzino di 8 o 13 anni andare ad allenarsi a 10, 20, 30 km di distanza… Ci vuole qualcuno che lo accompagni, i genitori lavorano… è complicato. A Chiusi c’è una buona organizzazione anche in questo senso, si fa molto per agevolare i ragazzi… Ciò che ritengo necessario è che certe realtà siano conosciute e riconosciute. A volte invece si tende a rinchiudersi nelle gelosie di campanile. Questo purtroppo succede a tutte le latitudini ed è un atteggiamento sbagliato…  I camp estivi per esempio possono rappresentare una prima occasione di contatto tra società diverse…Noi qui a Chiusi lo faremo anche quest’anno, nella settimana dopo la chiusura delle scuole a giugno… E’ il quarto che facciamo. Ormai è una realtà consolidata… Ma i camp estivi sono una full immersion di una settimana o due, dove i ragazzi stanno con noi dalla mattina ala sera e noi non insegnamo solo come di dribbla un avversario o si stoppa la palla, ma anche come si mette la borsa nello spogliatoio, come ci si relazione con gli altri anche a tavola non solo in campo. Diciamo che una specie di master, di corso accelerato… Il lavoro quotidiano durante tutto l’anno, con i propri allenatori è un’altra cosa e a rischio di ripetermi,  lo dico ancora una volta: Il Chiusi è una squadra di Promozione, ma il settore giovanile del Chiusi è un’eccellenza.

E se lo dice “Pedro Abracadabra” che giocava con Pecci, Graziani, Claudio Sala, Cabrini e Detari e che di campi ne ha calpestati parecchi, gli si può credere.

m.l.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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