CHIUSI E CITTA’ DELLA PIEVE SONO “BORGHI” O CITTA’? QUANDO LA PROMOZIONE TURISTICA FA AUTOGOL

martedì 19th, dicembre 2017 / 19:08
CHIUSI E CITTA’ DELLA PIEVE SONO “BORGHI” O CITTA’? QUANDO LA PROMOZIONE TURISTICA FA AUTOGOL
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Parlando di promozione turistica e di brand territoriali, Gianni Fanfano, ha posto un problema riguardo a Città della Pieve. “Bene tutte le promozioni ed i tentativi di promozione” – scrive Fanfano  ma… c’è un punto su cui non si dovrebbe transigere. Città della Pieve non è un ” borgo”. Se non la si vuole chiamare con il suo nome perché un po’ decaduta, la si chiami “paese”, ma borgo è un’altra cosa. Basta consultare il vocabolario e frequentare un attimo il buon senso”. Il riferimento era probabilmente al “brand” Borghi più belli d’Italia, che raggruppa comuni sotto ai 15 mila abitanti e che hanno caratteristiche ambientali, paesaggistiche, architettoniche e di “qualità della vita” degne di nota.  Ma ha ragione Gianni Fanfano: ci sono città che non possono essere definite “borghi”. Non per dimensioni o per spocchia. Semplicemente per una questione di storia. E perché non sono borghi, ma città vere e proprie, con tanto di “status” giuridico, non solo nominale…

Città della Pieve è una di queste. E’ dal 1600 circa che la città del Perugino ha il rango di “città”. Glielo diede il Pontefice Clemente VIII  chiamandola inizialmente Città di Castel della Pieve (in latino Comunitas Civitatis Castri Plebis) ma, tale denominazione perché troppo lunga e facilmente confondibile con Città di Castello, venne quasi subito sostituita con la denominazione attuale.

Un’altra è Chiusi, che ha un centro storico più piccolo, ma una storia più lunga di Città della Pieve, e il rango di città lo ha ottenuto più recentemente, nel 1928, da sua eccellenza il cavalier Benito Mussolini, che donò anche una lupa capitolina per suggellare l’evento. Lupa che si trova tutt’ora ai piedi della torre campanaria (in realtà quella attuale è una copia, perché una quindicina di anni fa l’originale fu rubato, probabilmente da qualche amante di cimeli e memorabilia del Ventennio). 

Nonostante questo capita spesso di veder citare Città della Pieve o Chiusi anche sui materiali promozionali come “antichi borghi”… E’ vero che ci sono anche grandi e importanti città che hanno il termine “borgo” nel nome (Edimburgo, San Pietroburgo, Amburgo, Friburgo…), ma in quei casi si tratta di una derivazione dal latino o dal germanico antico che si è tramandata nonostante lo sviluppo di quelle città da borghi a metropoli o comunque a città rilevanti.

Nel caso di Città della Pieve e Chiusi (ma la stessa cosa può valere per Montepulciano, per Cortona) l’uso del termine “borgo”, ancorché ridente e architettonicamente interessante è senza dubbio riduttivo. E’, insomma, un errore di comunicazione. Un autogol, diciamo.

Per carità anche paesi con il rango di città possono far parte di un’associazione o di un brand come “I borghi più belli d’Italia”, ci mancherebbe altro, ma l’errore è usare il termine borgo nelle promozioni spicciole, quelle dei ristoranti, o degli eventi… Un “borgo” può essere Paciano, o Castiglioncello del Trinoro, Carnaiola o Monte del Lago, oppure Villastrada… Al limite San Casciano Bagni o Cetona che hanno meno di 3.000 abitanti.

Chiusi e Città della Pieve no. Anche se entrambe sono un po’ decadute rispetto ai fasti del passato. Quello lontano e quello recente. Come dice Fanfano, si può usare il termine “paese” se proprio città sembra esagerato. Ma borgo no. Nei secoli passati  – in particolare nell’età longobarda – questa denominazione era spesso riservata ai paesi di una certa importanza che erano sede di mercato ed erano fortificati. Per la presenza di queste strutture il borgo si differenziava dal villaggio, dal paese e dalla borgata… Ma dai longobardi ad oggi ne è passata di acqua sotto i ponti.

Oggi, quindi Chiusi e Città della Pieve dovrebbero essere citate sempre per quello che sono, cioè due città. E l’essere città e non borgo dovrebbe essere un dato acquisito nella “promozione turistica”, ma anche e soprattutto nella percezione della gente, quella che le abita e quella dei dintorni in primo luogo… E pure nella “percezione” di chi amministra, dirige, governa, sponsorizza gli eventi e le manifestazioni. Tutto ciò presuppone che anche le iniziative, gli eventi, siano “cose da città” e non da semplice borgo, per quanto ridente e suggestivo…

Marco Lorenzoni

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