OSTIA, MONTEVARCHI… E IL FASCISMO CHE E’ IN NOI

giovedì 09th, novembre 2017 / 16:56
OSTIA, MONTEVARCHI… E IL FASCISMO CHE E’ IN NOI
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Notizia numero 1: ieri pomeriggio due inviati della tramissione Nemo della Rai,  il giornalista Daniele Piervincenzi e il film maker Edoardo Anselmi, sono stati violentemente aggrediti a Ostia da Roberto Spada, membro della famiglia Spada, nota alle cronache per diverse inchieste giudiziarie, e da un suo sodale. A rendere noti i fatti è stata la Rai, spiegando che la troupe del programma di Rai2 doveva realizzare un servizio sul voto nel municipio di Ostia. Piervincenzi ha il setto nasale rotto e una prognosi di 30 giorni. Spada è stato denunciato per lesioni, con il fascicolo affidato ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia. Per la cronaca Spada aveva dichiarato il suo appoggio a Casapound pochi giorni prima, in vista del voto. Il video diffuso dalla Rai parla da solo. Spada dà una testata sul naso al malcapitato giornalista e poi lo insegue picchiandolo con un on oggetto che somiglia ad un manganello. Reazione scomposta e di stampo squadrista ad una serie di domande sul rapporto tra lo stesso Spada e Casapound.

Notizia numero 2: a Montevarchi in provincia di Arezzo la sindaca Silvia Chiassai (FOTO A DESTRA) ha deciso di servire solo “pane e olio” ai bambini i  cui genitori risultano morosi rispetto al servizio di mensa scolastica. La misura è scattata lunedì scorso e a detta della sindaca, bionda e un po’ vamp, ha subito sortito l’effetto di recuperare una parte dell’evasione/morosità…

Non si trattava di famiglie in difficoltà economiche, ma solo di “furbetti”, si è giustificata. Ma il fatto è che così facendo, per colpire i genitori morosi, ha punito dei bambini, togliendo loro il normale pasto mensa e mettendoli a “pane e olio”.  Per carità di questi tempi la bruschetta con l’olio novo si mangia anche a casa. Ed è sicuramente meglio della carne avariata scoperta in altre mense scolastiche sempre in Toscana. Ma perché discriminare dei bambini?  Farli sentire “esclusi” e metterli a pane e acqua (o olio che sia) di fronte a tutti gli altri è una nefandezza che sottintende un’approccio fascista, classista e “ignorante” al problema. Non si possono “stanare” genitori morosi e magari furbetti, punendo i bambini. La scelta della sindaca di Montevarchi, che – guarda caso è anche di destra – non ha scusanti ed è indifendibile. E non c’entra niente il fatto che in altre mense scolastiche o aziendali sia stata trovata carne avariata o farfalle nelle pasta come è successo a Montepulciano. Nel caso di Montevarchi il problema non è la gestione della mensa, ma il pagamento del servizio e l’approccio politico dell’amministrazione rispetto ai destinatari del servizio, ovvero i bambini, del tutto estranei e incolpevoli.

Due storie diverse che però hanno in comune un aspetto: la cultura fascista di fondo. La cultura di fondo di un Paese che è fascista dentro e ogni tanto riemerge, torna a galla, perché insopprimibile.  Tutto questo insieme alla disaffezione alla politica, al calo di partecipazione dimostrato anche dalla sempre più bassa affluenza alle urne, come se votare fosse un esercizio del tutto inutile e fasullo, insieme al ricorso alla violenza verbale e anche fisica (ricordate gli idranti e le manganellate ai migranti a Roma il 23 agosto?) contro chi sta peggio o osa porre domande è sintomo di una malattia che l’Italia ha già conosciuto e che cominciò proprio così: con la disaffezione, l’antipolitica, il qualunquismo, il populismo a buon mercato e poi continuò con le manganellate e l’olio di ricino, finì con le leggi razziali, le deportazioni di massa e lo strazio della guerra.

C’è gente anche sui social che si batte con tenacia contro impianti a biomasse (perché dove si brucia c’è sempre puzza di bruciato) e poi scrive che brucerebbe vivi, senza alcuna remora, tutti i migranti che arrivano coi barconi e magari anche quelli che vogliono votare lo ius soli per renderli cittadini italiani…  C’è gente che si indigna – giustamente – per gli attentati terroristici e per le stragi fatte da squilibrati in America e poi firma petizioni e  inneggia alla possibilità di armarsi per potersi fare giustizia da solo nel caso qualcuno entrasse in casa sua o nel suo negozio…

Parlano si “sovranità” e di sicurezza e sono i primi a spargere i germi della divisione, della guerra, magari tra poveri.

Certo, la politica ha fatto e sta facendo di tutto per scatenare pulsioni di pancia e reazioni semplicistiche. Ha fatto di tutto per semplificare il linguaggio riducendolo a quello degli sms e degli slogan da stadio. Nelle scuole si insegna a festeggiare Halloween e non si fa cenno al 25 aprile, per dire… Tutto questo contribuisce allo sfacelo. Ma i fatti di Ostia, di Montevarchi e tanti altri “segnali” (basta guardare certe trasmissioni in tv come Quinta Colonna per rendersene conto inequivocabilmente) non sono altro che lo specchio di un’Italia che è rimasta, appunto, fascista dentro e che del fascismo non riesce proprio a liberarsi. E per fascismo non intendo il governatore della Sicilia che viene dal Msi; parlo di comportamenti, di atteggiamenti anche inconsci, ma radicati, di un modo di pensare e di agire che per un certo periodo era stato ricacciato indietro, messo al bando, poi è stato di nuovo sdoganato e ora sta riprendendo vigore ovunque. Non è solo vento di destra. E’ qualcosa di più profondo.

Attenzione però, perché il fascismo non è un’opinione, è un crimine. Lo disse Giacomo Matteotti, e sappiamo come andò a finire.

 

 

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