ELEZIONI IN SICILIA: NEI PANNI DEI 5 STELLE MI PREOCCUPEREI

lunedì 06th, novembre 2017 / 16:01
ELEZIONI IN SICILIA: NEI PANNI DEI 5 STELLE MI PREOCCUPEREI
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Se fossi stato un elettore siciliano avrei votato Claudio Fava. Senza troppe illusioni e speranze. Ma convinto. Del resto anche lui è da vent’anni e passa che  si candida qua e là…  Avrei votato Fava per testimonianza e per appartenenza ad un certo mondo. E ora che – sia pure in attesa dei risultati veri dello scrutinio – si profila una vittoria del Centro Destra e in seconda battuta dei 5 Stelle, sarei ancora più soddisfatto della scelta. Dico di più, sarei soddisfatto anche se fossi un elettore del Pd. Magari uno di quelli residui di sinistra che ancora votano il partito di Renzi per tradizione a affezione… Chi vota Pd perché vuole solo governare e comandare e gestire il potere anche a livello locale ha più di una ragione su cui riflettere e piangere.

Io invece sarei soddisfatto di quello striminzito 6-7% di Fava e anche del 18% del Pd. Sarei soddisfatto di essere minoranza di una minoranza in Sicilia.

Sì, perché tanto per cominciare in Sicilia ha votato il 46% degli aventi diritto, meno della metà del corpo elettorale. E’ una debacle della democrazia (ma in Emilia Romagna alle ultime regionali votò più o meno la stessa percentuale: la disaffezione al voto non è, evidentemente una questione di latitudine, né di storia pregressa, ma riguarda essenzialmente l’oggi e l’offerta politica attuale). Ma al di là di questo, sarei soddisfatto per altri motivi. In Sicilia è in testa il candidato del centro destra? E dove è la novità? In Sicilia il centro destra è sempre stato maggioritario. Dal ’43 in poi. Da quando il potere locale faceva sparare il bandito Giuliano sui contadini a Portella della Ginestra, da quando Ciancimino faceva il sindaco di Palermo… Da quando sono usciti dal cilindro prima Lima, poi Cuffaro, Lombardo… Anche quando il presidente della Regione era Piersanti Mattarella, vittima della mafia, la maggioranza non era certo si di sinistra… In Sicilia ha sempre vinto il partito, la coalizione  il candidato appoggiato dalla mafia. O quantomeno quello che la mafia riteneva meno pericoloso, più innocuo. Non perché accondiscendente o contiguo, magari solo perché più… “leggero”. E’ sempre stato così. E chi si è messo di traverso davvero ha fatto una brutta fine: non solo Falcone e Borsellino e Chinnici e Terranova e tanti altri magistrati e poliziotti come Dalla Chiesa,  ma anche Pio La Torre, Mattarella, lo stesso Lima che ad un certo punto evidentemente non serviva più… o i giornalisti Pippo Fava (padre di Claudio) e Giuseppe Alfano, che era missino, ma tutto d’un pezzo e non allineato al potere delle cosche.

Oggi anche la mafia sembra meno invasiva, meno sanguinaria. Ma di sicuro non è scomparsa. E al momento delle elezioni, in Sicilia conta. Eccome se conta. E per questo, io, se fossi un elettore siciliano, di sinistra, sarei contento di come è andata. Se il Pd e Fava avessero preso un sacco di voti mi sarei preoccupato. E parecchio. Così, entrambi hanno salvato almeno la faccia. Il problema – dal mio punto di vista – a questo punto è di chi ha vinto. Di coloro che pur nel calo di votanti, hanno preso più voti di tutti. Ma, se per il centro destra, diciamo che siamo nella norma, sarei molto preoccupato nei panni dei 5 Stelle.

Ovviamente questo abbozzo di ragionamento non vuol dire che i 5 Stelle siano contigui alla mafia. E’ che magari sono considerati innocui, il male minore, se non il grimaldello per condizionare la politica e far fuori non tanto la politica collusa coi poteri occulti, ma soprattutto quella che a fatica e tra mille contraddizioni vi si oppone. Ricordate la rivolta dei forconi di qualche anno fa?

Quanto al centro destra, niente da dire su Musumeci (non ho elementi per dare giudizi) ma quello schieramento non ha un pedigree immacolato, storicamente… Dell’Utri è in carcere per concorso in associazione mafiosa, Tanto per dire.  E degli ultimi presidenti di Regione, Crocetta è l’unico a non essere stato arrestato.. Ma non ha lasciato il segno.

Ribadisco quindi che in Sicilia avrei votato Claudio Fava. E a livello nazionale, perdurando questa situazione, voterei volentieri (o comunque con meno imbarazzo) una lista possibilmente unica di sinistra, a sinistra del Pd. Spero che Sinistra Italiana, Mdp, Anna Falcone e Tomaso Montanari, Civati e quant’altri trovino al più presto il modo e la forma per farla. A Roma certo, ma costruendola a partire dai territori. Se no non avrà forza. Servirà una leadership che non sia quella “rifritta” di Bersani o D’Alema e serviranno candidature autorevoli, ma soprattutto riconoscibili per storia e atti personali, collegio per collegio. Non solo i soliti noti, i soliti ‘vip’ rimasti senza cavallo, gente che nelle città come nelle periferie e nella provincia più profonda è rimasta al pezzo, ha tenuto in mano la bandiera, insieme a facce nuove e nuovissisme, possibilmente inedite. Il che non vuol dire solo under 40…

Oltre quel 6-7% (del 46% diciamolo), che Fava ha preso in Sicilia c’è quel quasi 55% di elettori che non va a più a votare. E’ una prateria sconfinata. Corbyn in Gran Bretagna con proposte radicali e una linea chiara è riuscito a riconquistare buona parte dell’elettorato che aveva abbandonato il Labour e le elezioni. Ecco, anche senza un Corbyn una parte del non voto una sinistra presente e riconoscibile come tale potrebbe riconquistarla anche in Italia. Mission impossible? Proviamoci. Alla svelta.

Del resto tante volte nella storia italiana la “risalita” è partita proprio dalla Sicilia. L’Unità d’Italia – con tutte le sue contraddizioni e le malefatte dei piemontesi e dell’esercito unitario – partì da Marsala e Calatafimi, la liberazione dal nazifascismo è cominciata con lo sbarco degli alleati in Sicilia e con l’Armistizio di Cassibile… Che la Sicilia almeno insegni qualcosa.

Marco Lorenzoni

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