CLIMA CALDO E TONI ACCESI ALL’INCONTRO INDETTO DAL COMUNE DI CITTÀ DELLA PIEVE SULLA CENTRALE BIOMASSE

sabato 18th, novembre 2017 / 17:58
CLIMA CALDO E TONI ACCESI ALL’INCONTRO INDETTO DAL COMUNE DI CITTÀ DELLA PIEVE SULLA CENTRALE BIOMASSE
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CITTA’ DELLA PIEVE – Clima rovente nella sala grande di Palazzo Corgna a Città della Pieve, dove giovedì 16 novembre si è svolto l’incontro  indetto dal Comune per chiarire i punti oscuri dell’impianto a biomasse che sta sorgendo in località San Donnino.

Palpabili da un lato la preoccupazione per le possibili ripercussioni del biomasse sulla salute, dall’altro l’insofferenza dei cittadini che sempre più spesso si vedono calare dall’alto delle Istituzioni decisioni e azioni che hanno un effetto sul territorio e i suoi abitanti senza previa consultazione. Il moderno decisore pubblico sembra aver acquisito il costume dell'”avviso a cose fatte”, venendo tuttavia meno, volente o nolente, al principio di sussidiarietà regolato dall’articolo 118 della Costituzione secondo cui il cittadino, sia come singolo sia attraverso i corpi intermedi, deve avere la possibilità di cooperare con le istituzioni nel definire gli interventi che incidano sulle realtà sociali a lui più vicine.

Una platea tutto sommato disciplinata, attenta e piuttosto preparata ma non avulsa da toni accesi soprattutto in merito alla evidente difficoltà del Prof. Franco Cotana, uno degli esperti in cattedra, di affrontare il contraddittorio con un briciolo di pacatezza e un pizzico di bon ton.

In sala, gli esperti invitati dal sindaco Fausto Scricciolo: Ing.Irene Costarelli, dirigente Arpa Umbria; Prof.Franco Cotana, Ordinario di Fisica Industriale all’Università di Perugia, Dr. Giorgio Miscetti – Direttore del Dipartimento di Prevenzione della U.S.L. Umbria 1, Dr.ssa Sara Passeri – Dirigente Responsabile Area Dipartimentale Umbria Nord ARPA, l‘Arch. Fausto Fadighenti – Responsabile dell’Area Tecnica del Comune di Città della Pieve, l’archeologa Silvia de Fabrizio e Daniela Riganelli, segreteria nazionale Legambiente. L’esposizione si è concentrata soprattutto sull’aspetto burocratico e sul tema della salute.

Il sindaco ha ribadito che, a norma di legge, il suo intervento nel processo decisionale inerente l’approvazione (o meno) della costruzione dell’impianto, non è previsto. Replica che ha trovato conferma nella dichiarazione dell‘ingegnere Irene Costarelli. Per impianti piccoli come quello di San Donnino  (199kw), ha spiegato la dirigente di Arpa Umbria, l’analisi della valutazione dell’impatto ambientale non è richiesta e il compito tanto di Arpa quanto dell’ufficio tecnico del Comune interessato si limita alla verifica della compatibilità con i criteri previsti dalla legge.

Sul tema della salute poco è stato aggiunto a quanto già appreso e discusso durante l’assemblea del 12 novembre nella sala Sant’Agostino di Città della Pieve, indetta dall’associazione ecologista Il Riccio e dal Comitato No Centrali Biomasse di Fabro. Incontro a cui, nonostante l’invito formale, il sindaco di Città della Pieve, così come altri rappresentanti istituzionali di altri Comuni, non era presente.

Dopo una lunga dissertazione sui danni causati da smog, camini e stufe, il dott. Giorgio Miscetti ha confermato il tasso di emissione di  particolato atmosferico (PM) che però non avrebbe ripercussioni degne di nota sulla salute degli abitanti. L’emissione sarebbe pari a quella di dieci camini in funzione, ha aggiunto il Prof. Franco Cotana.

Poche rassicurazioni, dunque, sul fronte della salute. Ma anche su quello della regolarità dei controlli. L’ingegnere Costarella ha precisato che date le misure contenute dell’impianto, il controllo obbligatorio da parte di Arpa -che scatta invece con impianti che vanno dai 500 Kw in su – non rientra nella normativa di legge. Ma è possibile su richiesta del proprietario, dei cittadini o dell’amministrazione.

Se da un lato il discorso inerente le centrali a biomasse è di per sè controverso, dall’altro l’impianto di San Donnino ha una caratteristica piuttosto inquietante , emersa alla fine dell’incontro e rimasta aperta per mancanza di risposte soddisfacenti.

Come abbiamo già scritto, Maurizio Succi, presidente della Tecnologie Ambientali , la ditta che ha richiesto l’autorizzazione alla costruzione della centrale,  risulta indagato per ipotesi di truffa ai danni del Comune di Grosseto per la gestione dell’impianto di trattamento dei rifiuti della città.

Su questa ambiguità il sindaco di Città della Pieve non si è espresso, limitandosi a commentare che avrebbe conosciuto Maurizio Succi proprio il 16 novembre, giorno dell’incontro pubblico, poco prima dell’inizio. Fermo restando che “indagato” non significa “imputato”  e che il sig. Succi (che non è intervenuto all’incontro) è semplicemente sotto indagine (cosiddetta preliminare), è legittimo chiedersi come mai l’amministrazione di Città della Pieve e/o chiunque abbia visionato la documentazione, non si sia posta il problema di approfondire la faccenda e, ove possibile, di applicare il principio di precauzione. Cosa che avrebbe potuto fare dopo aver appreso dell’indagine, che si configura come fatto nuovo rispetto all’autorizzazione e getta qualche ombra sull’affidabilità del soggetto proponente.

L’altro dato emerso ma poco esplorato durante l’incontro pubblico è che in fondo questa centrale è un’iniziativa privata. E non legata ad azienda agricola. Come tale, giustamente, l’obiettivo è quello di fare profitto con la produzione di energia.  Che benefici ne trarrebbero i cittadini,  l’agricoltura e il territorio? Soprattutto in vista del fatto che la centrale sorge non molto  distante dal luogo in cui è stata ritrovata la tomba di Laris che ha fatto il giro del mondo?

Come detto, molti interrogativi sono rimasti senza risposta ma Scricciolo ha promesso un consiglio comunale a porte aperte da tenersi a breve, in cui farà richiesta di maggiori poteri di intervento nella questione.

Elda Cannarsa

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