Città della Pieve ricorda Maria Teresa Bricca nella Giornata Internazionale della Violenza contro le Donne

giovedì 30th, novembre 2017 / 09:28
Città della Pieve ricorda Maria Teresa Bricca nella Giornata Internazionale della Violenza contro le Donne
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Quest’anno, in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, l’amministrazione di Città della Pieve in collaborazione con l’Associazione La Rosa ha organizzato un incontro pubblico a Palazzo Corgna.

Si  è parlato innanzitutto dell’attività del Punto di Primo Ascolto a un anno dall’apertura. L’ assessore alle Politiche Sociali Barbara Paggetti ha reso noti i numeri: 20 casi di cui uno che ha comportato l’allontanamento della persona. L’assessore ha poi riportato i dati Eures 2017 (Unione Europea Ricerca Economica e Sociale):

Tremila donne vittime di omicidio volontario in Italia dal 2000 a oggi. Femminicidi in crescita nel 2016 (+5,6%). Mai così alta l’incidenza (37,1% del totale).In aumento le vittime al Nord (+30%), in forte calo al Sud (-42,7%). Nel 77% dei casi uccise da un familiare, nel 92% per mano di un uomo. Possesso e gelosia, ma anche isolamento e disagio nei femminicidi in famiglia. I “femminicidi dimenticati”: in forte aumento le vittime anziane e le straniere.

Triste primato all’Umbria, ha aggiunto la Paggetti, i cui casi di femminicidio sono aumentati del 7,5%, seguita da Calabria e Campania. I dati del TGRai Umbria hanno invece rilevato che nei due centri anti-violenza di Perugia e Terni, gli unici con l’opportunità di residenza (gli altri sono centri di ascolto e accoglienza ma senza la possibilità di ospitare le donne che vi si rivolgono), nel 2017  si è registrato un totale di 1.600 donne.

A livello nazionale, i dati dell’ Istat e del Ministero della Giustizia mostrano che negli ultimi 5 anni sono stati registrati 774 casi di omicidio di donne, una media di circa 150 all’anno.

Nel suo intervento, la Presidentessa dell’Associazione La Rosa, Marina Ferrando ha ricordato che la riduzione di pena prevista dal “Delitto d’onore” fu abolita soltanto nel 1981.

Tale riduzione di pena era applicabile a chi uccideva il/la coniuge, la sorella o la figlia, in uno stato d’ira al fine di difendere “l’onor suo o della famiglia” offeso da una “illegittima relazione carnale:

 “Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni.”

A onor del vero, in quello stesso anno, fu abolita un’altra legge profondamente barbara: il “matrimonio riparatore” che così recitava: “Per i delitti preveduti dal capo primo e dall’articolo 530, il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali”.

Ovvero, in casi di violenza sessuale, se lo stupratore si offriva (magnanimamente) di contrarre matrimonio con la vittima, il presunto reato di violenza decadeva, legittimando di fatto che la donna violentata vivesse il resto dei suoi giorni con il suo stupratore. Il 1981 era soltanto 36 anni fa.

Risale invece al 1977 la storia di Maria Teresa Bricca, vittima di un brutale assassinio cui l’associazione La Rosa ha voluto rendere omaggio lo scorso sabato.

Maria Teresa era di Città della Pieve. Dal racconto dello zio, Benito Verdacchi, emerge la figura di una giovane donna intelligente, amante della lettura, sensibile alla causa dei più deboli. Al conseguimento del diploma, rifiutò l’offerta di lavoro del Monte dei Paschi di Siena e scelse di andare a vivere a Città di Castello accettando il posto di segretaria in un istituto scolastico dell’Alta Val Tiberina.

Nel suo intervento, Gianni Fanfano ha tracciato il quadro storico di quegli anni pievesi sfiorati dalla “rivoluzione” sessantottina e da quegli ideali di ispirazione Comunista che segnarono radicalmente il corso della Storia. Maria Teresa, nel racconto di Fanfano, fu molto vicina a quegli ideali che la portarono, verso la fine della sua breve vita, ad iscriversi al Partito Comunista.

Una breve vita che si spense violentemente il 14 ottobre del 1977. Per una giovane donna di quegli anni, Maria Teresa aveva fatto la scelta coraggiosa di andare a vivere da sola in un monolocale situato in una palazzina di tre piani. Quell’infausto 14 ottobre, il co-inquilino del terzo piano, un boscaiolo sui 28 anni, bussò alla sua porta per chiederle di aiutarlo a fare certi conteggi delle ore di lavoro che lui, disse, non riusciva a fare. Maria Teresa si prestò di buon grado ma non riuscì a terminare la moltiplicazione che l’operazione matematica richiedeva che il boscaiolo l’aggredì con lo scopo, secondo le ricostruzioni, di violentarla.

Nella rievocazione di quell’orrendo delitto che il Corriere dell’Umbria pubblicò nel 2013, si legge che Maria Teresa reagì con sdegno alla violenza del bruto, il quale la colpì a pugni al volto e alla gola. Maria Teresa si barricò allora nel bagno ma il carnefice, che si era munito di un cric, sfondò la porta e la raggiunse, sbattendole la testa sul lavandino più volte. Seconda la ricostruzione, il boscaiolo sarebbe poi fuggito, lasciandola agonizzante. Maria Teresa morì circa 36 ore dopo. Aveva solo 25 anni. Il suo corpo fu trovato due giorni dopo grazie alla segnalazione delle bidelle della scuola insospettite dall’assenza non comunicata della segretaria.

Il boscaiolo, che mai ammise l’orrore commesso, fu sottoposto a perizia psichiatrica e fu dichiarato “abnorme psichico e psicopatico” ma capace di intendere e di volere. L’accusa invitò con forza a non prendere in considerazione le attenuanti della perizia psichica e chiese l’ergastolo. I giudici lo condannarono in secondo grado a 24 anni di detenzione.

La morte violenta di Maria Teresa fu un duro colpo per Città della Pieve. Onorarne la memoria,come hanno sottolineato  alcuni degli intervenuti all’incontro, era, ed è, un atto doveroso.

L’omaggio alla sua storia e alla sua memoria permetterà a Maria Teresa di continuare a vivere non solo nel cuore dei suoi familiari ma anche nell’anima della città che l’ha vista nascere.

Troppe ce ne sono di giornate internazionali ma la Giornata Internazionale della Violenza contro le Donne è altra cosa, merita un posto a parte. La partecipazione alle iniziative che ogni singolo comune o città organizza il 25 novembre è un atto dovuto, un fatto di etica, una forma di rispetto. È espressione della volontà di fare fronte comune contro una  violenza che non può essere sistematicamente congedata come atto di follia o psicopatologia della vita quotidiana. È infine un omaggio doveroso alla memoria di tutte le donne morte per mano di un carnefice. Come Maria Teresa

Punto di Primo Ascolto Città della Pieve – Apertura:  Lunedì e Giovedì: ore 15.00-18.00
Tel. 0578291244 o 3457107440 – attivo h24 – Emaillarosapda@gmail.com

 – APPROFONDIMENTI –

Storie delle donne uccise nel 2017

Nonunadimenosintesi del piano femminista contro la violenza maschile sulle donne e tutte le forme di violenza di genere

Elda Cannarsa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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