CHIUSI, ACEA COMPRA L’AREA DEL CENTRO CARNI. RILEVERA’ ANCHE IL DEPURATORE DI BIOECOLOGIA?

martedì 28th, novembre 2017 / 16:52
CHIUSI, ACEA COMPRA L’AREA DEL CENTRO CARNI. RILEVERA’ ANCHE IL DEPURATORE DI BIOECOLOGIA?
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CHIUSI – Ora è sicuro: nell’area dell’ex centro carni di Chiusi, già ampiamente demolita, non sorgerà mai una stazione volante per i treni ad alta velocità. Ci fecero pure un mega convegno al  Mascagni, ma era una fake news. O bufala per capirci meglio.

Già nell’intervista di qualche giorno a Primapagina, il sindaco di Chiusi Bettolini lasciava intendere che su quell’area si fosse manifestato un qualche interesse di tipo industriale. La conferma è arrivata ieri con un comunicato stampa dell’amministrazione comunale, che annuncia come in seguito al bando emesso dopo l’approvazione del piano regolatore, non solo c’è una azienda interessata, ma un’azienda avrebbe già acquisito il terreno. Si tratta del Gruppo Acea Ambiente, un colosso nel settore idrico ed energetico. Gestisce tra le altre cose anche l’acquedotto di Roma.

L’offerta di Acea è risultata conforme al Bando e al Piano regolatore, ma prima che possa insediarsi a Chiusi dovrà eseguire una serie di opere preliminari per la messa in sicurezza del comparto rispetto al rischio idrogeologico, per la completa demolizione dei manufatti presenti e le bonifiche ambientali.  Due milioni e mezzo di euro circa la cifra messa sul piatto, solo per l’acquisizione del terreno. Il contratto sarà firmato entro febbraio. Dopo di che si comincerà a parlare del che fare e come farlo.

Il Comunicato del Comune  parla di una previsione di sviluppo per una ventina di posti di lavoro. Cosa che al momento è del tutto aleatoria o comunque solo un’intenzione o una possibilità. Presto per parlare di certezze.

Ma che tipo di impianto industriale prevede di realizzare Acea nell’area dell’ex centro carni di Chiusi?

La cosa non è chiara. Ma in quel comparto un’azienda in funzione c’è già e, guarda caso opera nel medesimo settore di Acea. Si tratta del depuratore di Bioecologia che probabilmente Acea ha in animo di rilevare creandoci intorno anche un impianto industriale collegato. Per la trasformazione dei fanghi reflui in pellet e carbone da immettere sul mercato, magari anche con un centro vendita in loco.

L’acquisizione del depuratore di Bioecologia a Chiusi è nel piano industriale Acea per il 2018. E questa è una traccia interessante su quale sia l’obiettivo.

E’ bastato che la stampa diffondesse il comunicato del Comune perché si scatenassero le prime reazioni. “Inceneritore?” scrive su facebook la consigliera 5 Stelle Bonella Martinozzi.

In effetti di inceneritore nessuno ha parlato. Però, in Italia su queste questioni (rifiuti, trattamento fanghi, produzione di energia) si sa dove e come si comincia, mai dove si finisce…

Sui social molti commenti già mettono in guardia sulla possibilità che possano arrivare alle Biffe “montagne di merda”. Il rischio è sempre dietro l’angolo, perché gli impianti per funzionare a pieno regime ed essere quindi competitivi e remunerativi hanno bisogno di materia prima in quantità sufficiente. E quella locale potrebbe non essere sufficiente.

Però va detto che a Chiusi, zona industriale, un depuratore c’è già. E quel depuratore tratta già oggi tratta oltre 70 mila tonnellate di “reflui fognari”, ma di Chiusi solo quelli del quartiere delle Biffe. Quindi già oggi di “materia prima” da fuori comune ne arriva in discreta quantità. E il depuratore, più volte “adeguato”,  è ormai “vecchiotto” e al limite rispetto alle norme…

L’acquisizione da parte di Acea potrebbe anche significare un adeguamento e ammodernamento dell’impianto, quindi una “miglioria” sul piano ambientale, non solo un ampliamento.

Al momento tale acquisizione non è stata ancora messa nero su bianco. Probabilmente però tutto il progetto ruota intorno ad essa. E le tre parti interessate (Acea, Comune, Bioecologia) ci stanno sicuramente lavorando.

Stando a quanto si legge nel comunicato del Comune, Acea “realizzerà circa 10 mila metri quadrati di industriale con previsione di commerciale, direzionale e logistico”…

Facendo due conti, sulla base delle tariffe tecniche per questo tipo di lavori, l’investimento complessivo per le bonifiche, per l’ammodernamento dell’impianto e per la costruzione dei nuovi capannoni e infrastrutture varie potrebbe superare i 25 milioni di euro. Forse anche 30. 

Proprio oggi il Sole 24 Ore riporta in un articolo le linee strategiche di Acea che prevedono un piano di investimenti da 3 miliardi di euro da qui al 2022, gran parte dei quali destinati alla capitale, ma con una porzione destinata anche al commerciale, “settore nel quale la società proverà a incrementare il portafoglio clienti – per toccare quota 1,9 milioni nel 2022 dagli 1,4 milioni attuali -, e all’ambiente con l’utility capitolina impegnata nel rafforzamento del ciclo di trattamento dei rifiuti, per esempio ampliando gli impianti di compostaggio o acquisendo nuove strutture”…  Diciamo che se due più due fa quattro, l’operazione Chiusi potrebbe tranquillamente rientrare in tale programma.

In Comune a Chiusi il sindaco Bettollini e la Giunta sembrano soddisfatti dell’interesse e dell’intervento di Acea sull’area del Centro carni. Vedono la cosa come una grossa opportunità, per mettere finalmente in produzione un comparto rimasto fermo e inutilizzato da 20 anni, per risanarlo e per creare un circuito virtuoso sulla linea dell’economia circolare (un sistema economico pensato per potersi rigenerare da solo). Sperando che l’operazione vada in porto e non si fermi ai preliminari… Perché ancora è tutta da concretizzare. “E’ un’occasione, sta a noi non sprecarla e sfruttarla al meglio” dice Bettollini, senza entrare troppo nel merito.

Più complicato sarà spiegare come un grande investimento in un depuratore e suoi derivati si possa conciliare con i proclami e i progetti per fare di Chiusi una città turistica che punta sulla bellezza, sul paesaggio sull’arte e sulla storia per il proprio rilancio.

Ma anche questa dicotomia, questa doppia identità, è una delle caratteristiche peculiari della città: l’atavica sfida tra gli etruschi del centro storico e la modernità a tratti futurista della Stazione, oggi alquanto in disarmo, però.  La questione è antica e irrisolta.

Una cosa è certa, il depuratore attuale, che è privato e tratta solo una minima parte dei reflui della rete fognaria pubblica, qualche rischio lo pone (e nel tempo qualche situazione complicata si è verificata). Un intervento come quello di Acea i rischi li farebbe aumentare o diminuire? E i posti di lavoro valgon bene un possibile rischio?

C’è gente che già parla di Chiusi come “depuratore di Roma”. E di un futuro da “cloaca maxima”… Probabilmente sono posizioni di pancia. Supposizioni “a pelle”, derivate dal fatto che si parla di depuratori, di trasformazione dei reflui fognari…

Siccome – se abbiamo capito bene – da qui alle firme sul contratto passeranno almeno 3 mesi, un po’ di tempo per parlarne c’è, sarebbe opportuno farlo. Magari evitando arroccamenti e polveroni da una parte e dall’altra.

M.L.

 

 

 

 

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