REQUIEM PER I PINI DELLA NOSTRA MEMORIA: TRA POCHI GIORNI PARTE IL “DISBOSCAMENTO” DI VIA OSLAVIA A CHIUSI SCALO

lunedì 16th, ottobre 2017 / 19:17
REQUIEM PER I PINI DELLA NOSTRA MEMORIA: TRA POCHI GIORNI PARTE IL “DISBOSCAMENTO” DI VIA OSLAVIA A CHIUSI SCALO
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CHIUSI – L’amministrazione lo aveva annunciato un anno fa. Poi l’ha ribadito a inizio estate. E adesso ci siamo. I pini di via Oslavia hanno le ore contate. Più o meno 60. Tra giovedì e venerdì dovrebbero entrare in funzione le motoseghe. Domani mattina, martedì 17 ottobre, apre il cantiere, con tanto di conferenza stampa in piazza XXVI giugno, ore 10,30.

Il “cantiere” non prevede solo il taglio di pini, ma anche la sistemazione della strada e la realizzazione di una rotonda all’incrocio tra via Oslavia, via Mameli e Piazza XXVI Giugno.

Per gli storici alberi che hanno segnato la nascita e lo sviluppo di via Oslavia è insomma arrivata l’ora fatidica dell’esecuzione. E’ da un po’ che sono nel “braccio della morte” con l’accusa terribile di rovinare l’asfalto e di fare incazzare gli automobilisti. Gli aghi poi intasano le fogne, e questa è un’aggravante. Non avranno scampo, verranno giustiziati come i carbonari nella Roma papalina ai tempi di Mastro Titta. Lui usava la scure. Oggi gli operai useranno le motosegne.

Quei pini hanno poco meno di 70 anni. Furono piantati ai tempi del “Piano Fanfani”, che dal 1949 al ’63 permise di aprire 20 mila cantieri per realizzare alloggi popolari e che fu uno dei motori della ricostruzione post bellica e alla fine anche del boom economico. Cercando si sposare il cristianesimo sociale e il collettivismo marxista, il Piano fece registrare la realizzazione di migliaia di case popolari, con  102 milioni di giornate lavorative, corrispondenti a 40 mila lavoratori edili l’anno. Dei 17 mila architetti e ingegneri italiani attivi in quegli anni, un terzo fu coinvolto nel piano. Insomma era più di sinistra Fanfani di quanto no lo sia oggi Renzi…

A Chiusi Scalo  il Piano Fanfani significò le case popolari della Fontina e di via Cassia Aurelia. Via Oslavia veniva identificata come la strada del piano Fanfani. Nel ’59 arrivarono case popolari anche nei pressi della Fornace. Fino alla metà abbondante degli anni ’60 il tratto tra l’incrocio con via Mameli e la Fontina era a sterro. Così come quello tra le scuole elementari e l’incrocio con via Mazzini e via Gorizia.  Era asfaltato solo il tratto tra l’attuale piazza XXVI giugno e le scuole.

I pini non erano così alti, allora. Ma già c’erano. Dopo il taglio degli alberi, via Oslavia cambierà look. Cambierà il colpo d’occhio per chi vi abita e chi vi si troverà a passare. Il Comune ha promesso (e il progetto lo prevede) che i pini abbattuti verranno sostituiti con piante diverse: aceri e lecci già abbastanza “adulti” e quindi alti almeno 5 metri…

Ad essere tagliati saranno solo i pini sul lato destro a scendere, dalla Fontina fino, appunto, a Piazza XXVI Giugno. Sono 25 alberi. Non se ne salverà nemmeno uno. Le nuove piante dovrebbero essere messe a dimora un po’ più distanti dalla strada.

Certo la rotonda può essere utile, una sistemazione della strada pure. Ma al di là delle necessità e della condivisione o meno delle scelte amministrative, l’abbattimento di 25 piante alte 30 metri è indubbiamente un fatto triste. Non solo perché si “taglia” un pezzo dell’immagine storica, consolidata, di quell’area, ma perché si cancella un pezzo di verde (le nuove alberature per un po’ di anni ne garantiranno di meno) e si pone fine alla vita di piante belle che hanno caratterizzato per decenni l’arredo urbano di Chiusi Scalo. Senza considerare che si tratta di organismi viventi.

In Consiglio Comunale i Podemos e i 5 Stelle votarono contro il progetto, per ragioni più generali, ma sui quei 25 pini condannati a morte non c’è stata finora alcuna sollevazione. Nessuno che ha minacciato di incatenarsi al tronco per impedire il lavoro delle motoseghe…

Dicono – anche in Comune – che quei pini, avendo più di 60 anni, sono già vecchiotti, sono molto alti e quindi in caso di vento forte o neve possono costituire un pericolo reale, da qui la decisione di eliminarli. Come del resto è stato fatto negli anni ’90 in via Mameli, via Leonardo da Vinci, via Cassia Aurelia e via Mazzini…

Gli alberi spesso sono longevi, ma non sono eterni, i pini meno di altri, peraltro. Quindi si può anche comprendere la decisione del Comune. Quello che si comprende meno è la facilità con cui si decide di eliminare delle piante e l’indifferenza della stragrande maggioranza delle persone… Quasi che gli alberi fossero solo un problema e una rottura di scatole per chi viaggia in auto, per chi deve pulire le strade, fare gli asfalti ecc. e non una fonte di vita, di benessere, di salute. Oltre che di bellezza.

Nel caso specifico, via Oslavia non è una strada qualunque. E non è neanche soltanto la “circonvallazione”. E’ una strada di accesso e di uscita da Chiusi Scalo, è la strada di un quartiere storico (quella della Fornace), che ha visto la nascita, lo sviluppo, il declino e la fine del sogno industriale. Che ha visto uomini e donne spaccarsi la schiena alla fabbrica dei mattoni e generazioni di chiusini passare di lì per andare a scuola.

A noi dispiace che quei pini vengano tagliati. Per una questione affettiva, di memoria, soprattutto. Ma anche per ragioni ambientali, diciamo.

Non ci legheremo al tronco. Ma non faremo festa. Non brinderemo all’abbattimento di quegli alberi. Non potendo tributare loro un funerale degno, ci auguriamo che lo strazio delle motoseghe accese sia il più breve possibile e che gli aceri e i lecci che prenderanno il loro posto crescano rigogliosi e in fretta.

m.l.

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