LA SECESSIONE CATALANA E L’ATAVICO DILEMMA GESU’ O BARABBA?

venerdì 06th, ottobre 2017 / 17:47
LA SECESSIONE CATALANA E  L’ATAVICO DILEMMA GESU’ O BARABBA?
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Istintivamente, per formazione culturale e politica, se c’è una manifestazione e la polizia usa i manganelli contro i manifestanti, io sto dalla parte dei manifestanti. A meno che non siano fascisti o violenti. Ma capita raramente, anzi, non capita mai che vengano manganellati i fascisti. Più probabile che tocchi agli operai, agli studenti, ai migranti, a chi protesta per difendere un territorio da ferrovie inutili, centrali, discariche o inceneritori… A Barcellona nei giorni scorsi la polizia spagnola ha usato i manganelli e i proiettili di gomma contro chi voleva votare al referendum sull’indipendenza. Una iniziativa unilaterale, che senza quell’esplosione di violenza e repressione, avrebbe avuto senza dubbio meno risonanza.

Personalmente sono sempre stato un sostenitore dell’autodeterminazione dei popoli, ma sono scettico sulle secessioni. Quella che volevano Bossi e la Lega per la Padania e il Lombardo-Veneto, per esempio, era una barzelletta. Salvini non ne parla nemmeno più. Da altre parti (Balcani, Ucraina) è finita a fucilate. E non è un epilogo confortante.

Anche quella catalana, seppure abbia alla base ragioni storiche, linguistiche e politiche, non mi convince del tutto. E non solo perché tifoso del Barça da quando avevo 14 anni, mi dispiacerebbe vedere Iniesta & C. vagare alla ricerca di un campionato diverso da quello spagnolo. Il Barça non è semplicemente una squadra forte, è una squadra speciale, che già 40 e 50 anni fa era un porto sicuro per profughi politici e migranti del pallone.  E così la città di Barcellona, una delle più civili e “aperte” del mondo. Che cosa sarebbero Barcellona e la Catalogna fuori dalla Spagna?

La gente vuole la secessione e l’indipendenza? Sì, ma senza le manganellate e le violenze delle milizie di Rajoy, i sostenitori della separazione sarebbero stati e sarebbero molti meno.  La violenza radicalizza lo scontro, sempre e comunque. E la folla poi sceglie anche per reazione… non solo per raziocinio. E’ così da sempre. Dai tempi di Ponzio Pilato e di Gesù e Barabba.

La folla – questo il luogo comune – tra Gesù e Barabba sceglie sempre Barabba. Ma… a questo proposito il luogo comune non la racconta giusta.

Mi è capitato proprio di recente tra le mani un libro del 2015 di Corrado Augias che giustappunto demolisce diversi luoghi comuni. Il libro parla delle ultime 18 ore di vita di un giovane giudeo palestinese, di 33 anni, figlio di un falegname e carpentiere egli stesso, di nome Joshua Ha Nozri, arrestato e condannato per “lesa maestà” e sobillazione delle folle, dal Procuratore di quel territorio, rappresentante di un esercito di occupazione. Straniero.

Il giovane Joshua che non fa più il carpentiere, ma si è messo a predicare in giro per il territorio (vive di poco e niente insieme ad altri seguaci e amici e predica cose strane), viene accusato di essersi proclamato re del suo popolo, quindi di essersi di fatto messo in contrapposizione e in concorrenza con il potere costituito, cosa inaccettabile da parte del potere costituito.

Il tribunale non trova altre colpe e il Procuratore, indeciso sul da farsi, perché le accuse sembrano anche a lui piuttosto labili e poco concrete, chiama a decidere la folla chiedendo ad essa chi debba liberare se “il profeta Joshua Ha Nozri o il bandito Bar Abbas”. La folla grida Bar Abbas!

Ma il motivo – secondo la ricostruzione di Augias – non è che la folla sceglie sempre il peggiore… La folla, in quella circostanza sceglie Bar Abbas perché l’altro è un visionario, un predicatore che predica cose strane, astratte. Magari suggestive, ma  “astruse” per gran parte della gente dell’epoca. Bar Abbas invece non è un bandito. O un semplice assassino. E’, al contrario, un “patriota”. Uno che si è speso concretamente nella lotta contro l’esercito di occupazione. E’ sì un assassino, ma ha ucciso un soldato dell’esercito occupante, che abusando del proprio potere, stava picchiando un venditore ambulante per futili motivi.

In sostanza Bar Abbas è un partigiano, un eroe della resistenza. Un terrorista per giusta causa. Joshua Ha Nozri è considerato un sovversivo pericoloso, ma al momento meno pericoloso di Bar Abbas.

Probabilmente il potere costituito fa di tutto, con manovre e infiltrati, perché la folla scelga di liberare Bar Abbas e non il “profeta” Joshua, perché se condannasse Bar Abbas, egli diventerebbe ancor di più un’icona e un martire della lotta di liberazione del popolo dalla tirannide straniera…

Quindi il povero carpentiere-predicatore Joshua Ha Nozri viene sacrificato e condannato a morte in nome della ragion di stato e della convenienza politica del momento. Convenienza del potere straniero occupante e di quello locale ormai asservito che cerca di accreditarsi e mantenere certi privilegi anche sotto il nuovo padrone. Come sempre accade.

Augias ci racconta anche che gli amici e i seguaci di Joshua il profeta, quando i gendarmi si presentano per arrestarlo, tutto fanno meno che comportarsi da eroi. Sorpresi nel sonno, appena sentito il trambusto, fuggono, si dileguano per non cadere anche loro in catene, abbandonando il loro maestro al proprio destino. Scena poco edificante.

Sembra una fotografia del Pd… O della Palestina di oggi sotto l’assedio di Israele. Invece, come avrete capito è roba di 2000 anni fa. 1.984 per l’esattezza. Roba che ci hanno quasi sempre raccontato in maniera diversa. E con altri nomi.

Questo per dire che la folla non ha sempre ragione, a prescindere, ma spesso ha delle ragioni che il potere – qualunque esso sia – cerca di nascondere e neutralizzare in ogni maniera. E il più delle volte ci riesce. Soprattutto se la folla viene lasciata sola, o al massimo viene blandita e non guidata.

Marco Lorenzoni

 

 

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