CITTA’ DELLA PIEVE, ANCORA UN MORTO DURANTE BATTUTA DI CACCIA. E’ IL SECONDO IN UNA SETTIMANA

sabato 21st, ottobre 2017 / 16:57
CITTA’ DELLA PIEVE, ANCORA UN MORTO DURANTE BATTUTA DI CACCIA. E’ IL SECONDO IN UNA SETTIMANA
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CITTA’ DELLA PIEVE –  Neanche in guerra. Due morti per incidenti di caccia in un meno di una settimana, a pochi km l’uno dall’altro, sono un record poco invidiabile. E un segnale molto inquietante. Domenica scorsa un 79enne di Ponticelli è rimasto ucciso nei boschi di Parrano per un colpo al volto sparato da un altro cacciatore. Oggi, nei pressi di Città della Pieve un cacciatore di 65 anni è morto dopo essere caduto in un dirupo, forse in seguito al contraccolpo dello sparo. Inutile l’intervento dell’elisoccorso.

In entrambi i casi le vittime stavano partecipando ad una battuta di caccia al cinghiale. Tutti e due i cacciatori che hanno perso la vita erano esperti. Non più giovani e certamente navigati, avvezzi a quel tipo di caccia. Allora oltre alla fatalità, alla sfortuna, al destino cinico e baro, viene da pensare anche ad un eccesso di confidenza, alla sottovalutazione dei rischi proprio per la lunga esperienza… Forse anche nella caccia al cinghiale, come in tante altre attività, siamo di fronte ad un abbassamento del livello di “professionalità”, ad un aumento dell’improvvisazione e dell’ignoranza sulle regole minime di comportamento…

Sappiamo ce la caccia al cinghiale ha modalità e regole precise, ferree, dalle quali non si può derogare, perché il rischio è, appunto, la vita stessa dei cacciatori.  Due morti in 6 giorni solo nell’area di Città della Pieve sono una “tassa” troppo alta.

Probabile che siano state proprio le due vittime a commettere un errore fatale. L’uomo è cacciatore… Ma è anche fallace. Una riflessione su certi tipi di caccia, sulla caccia i generale forse si impone…

“Questa mattina sembrava fosse scoppiata la guerra. Sparavano come nemmeno i cecchini a Sarajevo o ad Aleppo…” dice un cittadino pievese, residente nei pressi della zona dove è avvenuta la “battuta”, non molto lontano dal centro storico. E quando si spara come ad Aleppo può capitare che non muoiano solo i cinghiali e che qualcuno nella foga cada in in dirupo… No solo, un altro cittadino pone l’accento su un ulteriore problema: “sparano con cartucce a palla unica e con fucili e carabine che sono armi da guerra, capaci di uccidere a 3-4 km di distanza. Le palle vaganti e di rimbalzo possono diventare micidiali, soprattutto quando le battute vengono fatte non lontano dalle case e dalle strade…”.

Il cacciatore rimasto ucciso domenica scorsa a Parrano è stato colpito, pare, da una palla vagante, che aveva già trafitto un cinghiale e aveva proseguito la sua corsa o aveva rimbalzato… Questo per dire che servono molte cautele e misure di sicurezza. E magari una attenta valutazione sulle armi che vengono usate, mettendo al bando quelle troppo pericolose.

C’è chi evoca, non senza ragioni, la chiusura della caccia, sport che oggi ha poche ragioni a supporto.  Ma la proliferazione dei cinghiali, dei caprioli con il loro sempre più frequente avvicinamento ai centri abitati, richiede comunque un’opera di selezione che purtroppo passa ANCHE  dalla riduzione della fauna a colpi di fucile. Detto che cinghiali e caprioli sarebbe meglio aiutarli a  casa loro (cioè aiutarli a rimanere nei boschi e nel loro habitat naturale), una cosa sono e battute controllate, di selezione, una cosa sono le battute di caccialibera  fatte dalle “squadre” di cacciatori. Queste ultime potrebbero essere evitate e bandite.

Due morti in meno di una settimana. Piangere ai funerali serve a poco…

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