CENTRALE A BIOMASSE SAN DONNINO: IMPRESA PROMOTRICE SOTTO INCHIESTA E MINACCE DI MORTE AI CONTESTATORI. SERVE UN CONFRONTO PUBBLICO

sabato 21st, ottobre 2017 / 18:25
CENTRALE A BIOMASSE SAN DONNINO: IMPRESA PROMOTRICE SOTTO INCHIESTA E MINACCE DI MORTE AI CONTESTATORI. SERVE UN CONFRONTO PUBBLICO
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CITTA’ DELLA PIEVE – Già era successo un anno fa circa per l’impianto a biomasse di Fabro, al momento bloccato in attesa di pronunciamento del Consiglio si Stato, ed è successo di nuovo adesso dopo le polemiche sollevate a proposito dell’impianto, sempre a biomasse, in costruzione in loc. San Donnino nel Comune di Città della Pieve, ma al confine con Fabro. Ai contestatori sono arrivate minacce di morte. E questo è un pessimo segnale. Che istintivamente porta a parteggiare per chi dice no. Le minacce sono un metodo mafioso, qualunque sia l’argomento  e il contesto in cui si verificano.  Fanno così paura le “contestazioni”, tanto da arrivare a minacciare di morte chi le fa?

E chi è che minaccia di morte i membri del comitato No biomasse?

Certamente può anche trattarsi di una bufala, di un tentativo di intorbidare le acque e creare disorientamento… Però, in questi casi sempre meglio andarci cauti e guardinghi.

Intanto quelli del  Comitato No Biomasse di Fabro, che si oppone anche alla centrale di San Donnino, fanno sapere che Maurizio Succi,  presidente della società Tecnologie Ambientai Srl che è la promotrice del progetto di San Donnino è sotto inchiesta per ipotesi di truffa ai danni del Comune di Grosseto per la gestione dell’impianto di trattamento dei rifiuti della città maremmana. La notizia è apparsa su Il Tirreno il 21 settembre scorso.

Anche questa, come le minacce di cui sopra, non è una notizia incoraggiante. E non depone a favore del progetto.

Laura Margottini, del comitato fabrese, fa anche sapere che appena uscito uno studio sulla prestigiosa rivista medica internazionale Lancet che ricorda come “inquinamento e PM10 prodotti dalla combustione anche di vera biomassa, come il legno, siano attualmente tra le principali cause di morte. L’articolo di Lancet, vera e propria Bibbia della scienza medica mondiale è stato ripreso da Repubblica: “L’inquinamento è diventato la più grave minaccia per la salute. Nel 2015 ha causato 9 milioni di morti, un sesto del totale. E’ tre volte più dell’effetto combinato di Aids, tubercolosi e malaria; 15 volte più di tutte le guerre e delle altre forme di violenza. I numeri vengono dal rapporto preparato dalla Lancet Commission on Pollution & Health firmato dalla Global Alliance on Health and Pollution e dell’Icahn School of Medicine del Monte Sinai (New York). Tra i principali responsabili di questo quadro sanitario, anche per il legame sempre più stretto tra inquinamento e cambiamento climatico, figurano i combustibili fossili: il loro uso, sommato alla combustione della biomassa nei paesi a basso reddito, produce l’85% del particolato e una quota rilevante di altri inquinanti atmosferici.”

E anche questo – almeno secondo il Comitato fabrese – non è un dato da prendere sottogamba. Tutt’altro.

Senza fare facile allarmismo e senza colpevolizzare nessuno, prima di avere in mano se non prove, ma almeno indizi robusti, ci sembra che nel caso della centrale di San Donnino, gli “indizi” per valutare meglio la questione ci siano tutti. Sono almeno 3. Come diceva l’ispettore Poirot di Agatha Christie un indizio è un indizio, due indizi sono due indizi, tre indizi sono una prova…

Un bel confronto pubblico sul tema, che finora è mancato, potrebbe forse consentire di chiarire i pro e i contro. A nostro modestissimo avviso, il sindaco pievese Fausto Scricciolo farebbe bene a metterlo in programma. Prima possibile, naturalmente.

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