MATTIA NOCCHI E I SUOI CERBIATTI SULLE STRISCE PEDONALI

mercoledì 13th, settembre 2017 / 13:14
MATTIA NOCCHI E I SUOI CERBIATTI SULLE STRISCE PEDONALI
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SARTEANO – Cosa fanno i cerbiatti sulle strisce pedonali? Rischiano. Spesso muoiono. Ma se volete sapere come va a finire chiedetelo a Mattia Nocchi, 38 anni, segretario del Pd di Sarteano. O meglio, leggete il suo primo romanzo “Come cerbiatti sulle strisce pedonali”, da poco usscito per Effigi Edizioni, nel quale i cerbiatti c’entrano fino ad un certo punto. In altro articolo pubblicato su queste colonne abbiamo scritto che l’uscita di un album o di un videoclip musicale di una band locale è in qualche modo come l’uscita di un romanzo di un autore del posto… E siamo convinti che sia così. Ma a maggior ragione l’uscita di un romanzo merita attenzione, soprattutto se è un’opera prima ed è anche un bel romanzo.

Il fatto che l’autore Mattia Nocchi sia segretario del Pd c’entra meno dei cerbiatti. Anzi diciamo che il libro dimostra che se il Pd un’anima non l’ha mai avuta e non ce l’ha, se il partito non sa più ragionare, c’è anchepur stando dentro al Pd riesce ad evocare emozioni, riflessioni, pensieri, perfino la memoria che è ormai merce rara. Ecco, di seguito una recensione a “Come Cerbiatti sulle strisce pedonali” di Mattia Nocchi, di Fabio Di Meo, ex sindaco di Cetona, portavoce dei civatiani senesi e “antico” e prezioso collaboratore di primapagina:

Lo ammetto, l’ho pensato: eccone un altro che pubblica un romanzo.
Ho comprato on-line (per non dargli la soddisfazione di farmi la dedica) il libro dell’amico Mattia Nocchi “Come cerbiatti sulle strisce pedonali”, con l’animo e le certezze di chi avrebbe trovato conferma del fatto che non è proprio così necessario al mondo che tutti ci mettiamo a pubblicare romanzi.
Magari scriverli, tenerli pure in un cassetto, ma di pubblicarli tutti se ne può fare tranquillamente a meno.
Ma appena ho letto il libro di Nocchi, invece di trovare le conferme che cercavo, mi sono ritrovato di fronte un bel romanzo, un romanzo di formazione, una storia di quelle in cui prima o poi ti riconosci, anche se non c’entri nulla, come accade spesso nelle storie raccontate bene.
E così ho finito per sentirmi uno snob presuntuosetto e stronzetto, un po’ come quell’umanità varia che gira intorno al mondo del giornalismo arrivista e spietato – tutto velocità, tartine e anglicismi fighi – di Michael Ferretti, uno dei “fantasmi” cattivi del romanzo di Mattia.
Perche il racconto di Mattia è pieno di fantasmi buoni e fantasmi cattivi che popolano i ricordi di Federico Fiumani, il protagonista.
Che poi buoni e cattivi non lo sono mai, perché si limitano semplicemente ad essere tutto e non essere niente nello stesso istante, a comparire a scomparire, nel gioco di prestigio dell’esistenza.
Un gioco a volte claustrofobico come un’automobile sotto la pioggia di una Milano aliena ed alienante, altre volte aperto come stare distesi sull’erba sotto il sole, dove “la luce non dava fastidio alle palpebre, il tepore era gentile, non faceva freddo e non faceva caldo”, mentre la mano di una ragazza ti fa avvertire solo la voglia di non sentirsi “in colpa per essere ancora vivo”.
Perche vivere può diventare una colpa insopprimibile dentro la quale ti perdi.
Federico è un ragazzo disperso nell’inferno rumoroso, eppure in fondo così muto, della vita, dove però può emergere all’improvviso dal nulla il suono di un pianoforte rimasto miracolosamente accordato sotto gli scossoni della guerra, o il ticchettio della macchina da cucire di tua madre.
Perche i ricordi sono fatti di suoni che vorresti registrare e archiviare così da proteggerli per sempre dentro la valigia delle cose preziose, e a volte segrete.
Soprattutto i ricordi di chi ci è stato caro, che tornano sempre e “diventano i nostri gesti buoni che ci fanno voler bene dalle persone”.
Noi che, come cerbiatti, moriamo continuamente attraversando le nostre strade, ogni giorno, all’improvviso, per rinascere di nuovo, perché si sa: “morire all’improvviso è come essere fraintesi” e noi invece vogliamo capire ed essere capiti.
Eccone uno, insomma, che ha scritto un gran bel romanzo.

Fabio Di Meo

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