ANCORA UNA GRAVE FERITA PER LA QUERCIA DELLE CHECCHE, CADE UN’ALTRA BRANCA

mercoledì 02nd, agosto 2017 / 12:02
ANCORA UNA GRAVE FERITA PER LA QUERCIA DELLE CHECCHE, CADE UN’ALTRA BRANCA
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PIENZA –  Non ha portato bene alla Quercia delle Checche il riconoscimento ministeriale di “primo monumento verde e vivo” d’Italia, ottenuto poco più di un mese fa.  Da allora il grande albero secolare, simbolo della Valdorcia, non ha avuto più pace. Prima la tremenda siccità, che peraltro perdura, con un intervento di emergenza dei volontari per innaffiare il terreno circostante, poi, durante l’unico temporale che si è abbattuto sulla zona da mesi, un fulmine ha colpito il tronco lasciando una nuova ferita. Ieri, 1 agosto, all’imbrunire, la la grande branca primaria ad andamento orizzontale che si sviluppava verso il parcheggio è collassata e si è distaccata di netto dal tronco.

“Nessuna spiegazione apparente”, dice Nicoletta Innocenti, leader e animatrice del Comitato che ha preso a cuore la Quercia dopo la “ferita” del 2014, quando un ramo lungo 33 metri si staccò, in seguito ad una improvvida e sconsiderata azione umana. La branca  orizzontale che si è distaccata ieri è (a questo punto era) sul lato opposto rispetto alla traccia lasciata dal fulmne la settimana scorsa. “L’unica spiegazione plausibile,  a caldo, può essere – dice ancora Nicoletta Innocenti, accorsa sul posto insieme ad alri volontari, ai Vigili del Fuoco e ai carabinieri già alle 21,30 – l’eccesso di sbilanciamento e la conseguente necessità della pianta di ristabilire fisiologicamente l’equilibrio alterato con il primo trauma di 3 anni fa. Forse anche il contraccolpo del fulmine può avere delle responsabilità”. O almeno non si può escludere che le abbia. Ma la traccia nel punto di distacco mostra comuque una struttura sana della pianta.

C’è chi, nei commenti sui social, addebita la responsabilità del fulmine all’opera di innaffiamento che – data la siccità circostante – avrebbe ttrasformato, per la conducibilità dell’acqua, la Quercia in un vero e proprio parafulmine. Ma anche questa è solo un’opinione, una supposizione, non suffragata da elementi scientifici certi. E stavolta, il distacco della lunga branca orizzontale, non dovrebbe aver subito azioni sconsiderate come l’arrampicata dei tree climbers del 2014.  Probabile però che il fulmine abbia indeblito la struttura complessiva dell’albero, che poi, secondo natura, ha cercato da solo di riequilibrarsi.

Da 3 anni, cioè dal fattaccio del 2014,  i volontari che si sono presi cura della Quercia chiedonol’istituzione di un comitato tecnico scientifico in grado di monitorare lo stato di salute dell’albero.

A questo proposito Nicoletta Innnocenti non usa mezze misure. E’ incredula e arrabbiata: “A marzo del 2015 la relazione Zanzi inviata al Comune di Pienza parlava esplicitamente della necessità di realizzare sostegni e tiranti per la grande branca così fortemente esposta, ma niente di niente. Noi abbiamo mandato la relazione a tutte le istituzioni coinvolte, abbiamo chiesto la costituzione del comitato tecnico di salvaguardia e monitoraggio e ancora niente. E queste cose non possono essere smentite perché noi abbiamo tutte le mail e le PEC. Se l’albero avesse ricevuto il controllo costante da noi richiesto non saremmo arrivati a questo punto!!”

La Quercia monumento nazionale sembra comunqe aver voluto lanciare un messaggio, il messaggio che è viva e che ha preferito amputarsi un braccio pur di sopravvivere.

M.L.

 

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