18 AGOSTO 1878, LA FINE DELL’UTOPIA DEL CRISTO DELL’AMIATA

venerdì 18th, agosto 2017 / 18:07
18 AGOSTO 1878, LA FINE DELL’UTOPIA DEL CRISTO DELL’AMIATA
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Oggi è il 18 agosto. E il 18 agosto del 1878, 139 anni fa, sul Monte Amiata si consumò un fatto che è rimasto nella storia e si può forse ritenere uno dei primi “omicidi di Stato”. C’era una processione religiosa quel giorno. Una folla scendeva dal Monte Labbro giù ad Arcidosso. Ma non era una “processione normale”, a guidarla non era il vescovo o un prete della zona, era un… “profeta”, il Cristo dell’Amiata. O “il secondo figlio di Dio” come è stato definito da un recente spettacolo teatrale di Manfredi Rutelli con Simone Cristichi.  Il “profeta” era Davide Lazzaretti. Un visionario che  cercava di unire l’utopia socialista al misticismo religioso, predicando una chiesa più vicina alla parola di Cristo e agli ultimi. Cosa che non paceva affatto alla chiesa ufficiale e alle gerarchie vaticane. Ad attendere la processione dei “giurisdavidici” quel giorno d’agosto c’era una pattuglia dei carabinieri e anche un militare, sulla cui presenza si è molto discusso (chi lo aveva andato e perché era lì?). E fu proprio questo militare, tale Pellegrini, che aprì il fuoco e colpì Davide Lazzaretti. Altri spari furono diretti alla folla dei partecipanti al corteo: tre morti e una cinquantina di feriti.

Lazzaretti morì poco dopo a Santa Fiora. Fu seppellito in terra sconsacrata, fuori dal cimitero. Poco dopo fu prelevato dall’antropologo Cesare Lombroso che cercava di trovare nella fisionomia del “profeta” amiatino i tratti di una follia criminale. I suoi seguaci scampati all’eccidio furono invece processati a Siena nel 1879, con l’imputazione di «attentato contro la sicurezza interna dello Stato, per aver commessi atti esecutivi diretti a rovesciare il Governo e a mutarne la forma, nonché a muovere la guerra civile e a portare la devastazione e il saccheggio in un Comune dello Stato», ma furono tutti assolti.

Una vicenda, quella dell’uccisione di Lazzaretti e dei 3 partecipanti alla processione di quel 18 agosto che ricorda in qualche modo la strage di Portella della Ginestra del 1947, o altre stragi di contadini e civili inermi perpetrate pochi anni prima dai Piemontesi nel meridione d’Italia in nome della “ragion di Stato” o più semplicemente per affermare il nuovo ordine costituito di fronte alle possibili rivendicazioni popolari.  Nel luglio del 1948, dopo l’attentato a Togliatti, sull’Amiata ci furono forti tensioni tra forze dell’ordine e i comunisti “insorti”.  Due carabinieri rimasero uccisi. La repressione fu durisisma con decine e decine di cittadini di Abbadia San Salvatore arrestati, picchiati, torturati. Lelio Basso difensore insieme a Terracini degli “insorti” arrestati ne trarrà spunto per un saggio sulla tortura…  E anche quell’episodio riportò alle memoria i fatti di Arcidosso del 1878, la fine del Cristo dell’Amiata..

Dopo la morte di Lazzaretti, i suoi adepti si dispersero in gran parte, ma alcuni continuarono a perpetuare la predicazione e l’utopia socialista e religiosa del fondatore. Ne restano alcune decine nella zona del Monte Amiata e in Maremma, dove sussistono ancora i resti di alcune costruzioni della primitiva comunità giurisdavidica tra le frazioni delle Macchie, dove aveva fatto costruire due scuole, e della Zancona, dove è conservato l’archivio dei seguaci. L’ultimo sacerdote giurisdavidico, Turpino Chiappini, è deceduto nel 2002.

La figura di David Lazzaretti è stata trattata in molti articoli di giornale, trasmissioni televisive, documentari, rappresentazioni teatrali.  E’ stata oggetto di un autodramma del teatro povero di Monticchiello, per esempio. Ma anche di bruscelli, storie in ottava rima e brani musicali. E’ del ’97 la canzone dei Gang “Fuori dal controllo” dedicata al Cristo dell’Amiata.   Nel 1976 il Canzoniere Internazionale guidato da Leoncarlo Settimelli gli dedicò uno spettacolo teatrale e un intero disco a 33 giri (Vita profezie e morte di Davide Lazzaretti detto il nuovo Messia). Sulla copertina dell’album “I mistici dell’Occidente” dei Baustelle figura un suo ritratto…

Nel 2004 il noto jazzista Jimmy Villotti ha dedicato al profeta dell’Amiata un testo letterario,”In memoria di David Lazzaretti”, cui ha unito una preziosa composizione musicale.

Il cantautore Simone Cristicchi ha portato in teatro ed ha rappresenato proprio sulle pendici del Monte Labbro la piece intitolata “Il secondo figlio di Dio”, scritta dallo stesso Cristicchi e dal regista Manfredi Rutelli.

Insomma una vicenda, quella di Davide Lazzaretti anche ancora evoca passioni, utopie, lotte sociali e fa parte del “patrimonio” di memoria del Monte Amiata come le miniere di Mercurio, come quella croce illuminiata sulla sommità del monte, come i fatti del ’48.

E la memoria è bene che non si disperda.

M.L.

 

 

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