SIENA, PROVE TECNICHE DI RICOSTRUZIONE DI QUALCOSA DI SINISTRA

venerdì 14th, luglio 2017 / 12:32
SIENA, PROVE TECNICHE DI RICOSTRUZIONE DI QUALCOSA DI SINISTRA
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SIENA – Martedì scorso, 11 luglio, a Palazzo Patrizi di Siena si è tenuto un primo incontro per ricostruire “qualcosa di sinistra”, a sinistra del Pd. La sala era gremita e questo, per i propmotori indubbiamente è un buon segnale. Evidentemente c’è è voglia di ricominciare, di uscire dall’equivoco renziano e di superare la sindrome del “meno peggio”, perché se il Pd di Renzi appare sempre più come un partito neo centrista che fa addirittura il verso a Salvini su alcuni temi come quello degli sbarchi di migranti, è altrettanto vero che anche l’opzione 5 Stelle, che molti a sinistra hanno valutato come unica possibilità, comincia a mostrare tutti i suoi limiti, prima fra tutti l’assenza di un pensiero guida, di idealità, e un sempre più marcato pragmatismo equidistante, che in quanto equidistante finisce per pendere sempre a destra. Da qui la necessità, per molti inderogabile, di ricostruire una “alleanza” di sinistra. Plurale e democratica, aperta, certo, ma anche chiaramente alternativa rispetto al Pd e alla deriva renziana. C’erano, a Siena, molti ex Pd usciti di recente (quelli di Mdp Art.1, per esempio) e molti che nel Pd non sono mai entrati, c’erano quelli di Sinistra Italiana e molti “cani sciolti” e orfani alla ricerca di una casa in cui non sentirsi ospiti tollerati o addirittura indesiderati. Una nuova casa comune, accogliente e con fondamenta e muri solidi.  Senza per questo cedere alla semplice nostalgia o allo spirito della rimpatriata.

Ecco, di seguito un contributo di Marco Nasorri (ex consigliere provinciale Pd, ex segretario Ds di Chiusi, ora vicino ai “Podemos” chiusini) che all’assemblea senese ha partecipato:

Il primo appuntamento per costruire un’alleanza di Sinistra e Unita e Plurale è stato positivo. Oltre un centinaio di persone hanno assistito ad un dibattito che ha mosso i primi passi per una sfida che non ammette errori.
Quella che si è ritrovata l’altra sera a Siena, per usare le parole di uno degli intervenuti “è la famosa base. Una base in cerca di autore che la racconti e la rappresenti e, con la voglia di una casa comune”. L’incontro ha fatto emergere, in modo nuovo la consapevolezza di dover superare sterili discussioni autoreferenziali e l’urgenza di proiettarsi nel recupero di una solida identità, nella costruzione di un programma condiviso, fino a giungere ad una lista unitaria.
Nonostante le difficoltà, il disorientamento, le disillusioni una sinistra unita può tornare il baricentro di una nuova politica. Il tempo si è incaricato di far emergere con nettezza il fallimento del disegno di Renzi e l’insostenibilità della frammentazione della sinistra Un combinato che se non risolto, non solo farà vincere la destra o condannerà il paese all’ennesimo governo di larghe intese tra PD e Forza Italia, ma soprattutto potrebbe segnare la definitiva scomparsa della sinistra in Italia.

In questo momento il tema delle alleanze non è prioritario. Gli elettori non sono in attesa di nuove formule. Aspettano scelte alternative. Una sinistra senza identità e un centro svuotato non rappresentano più una vera attrattiva per la guida del paese.

Il successo di un nuovo campo progressista passa, oggi per la costruzione di una sinistra forte e realmente rinnovata. Altrimenti non ci sarà mai un centrosinistra in netta discontinuità con il passato. Bisogna liberarsi dalla tentazione che sia sufficiente unire sigle e personaggi o inseguire l’ennesimo rinnovamento, senza progetto e senza visione della società. Non basta riannodare i fili strappati dalla deriva di Renzi e dalle infinite divisioni. La frattura con la società è iniziata con la crisi economica, con i governi tecnici, con l’aver inseguito le scorciatoie liberiste che hanno prodotto enormi danni e non hanno mai realizzato i cambiamenti necessari.

La sinistra, quindi, deve ripartire dal basso, dall’essere forza collettiva capace di aggregare, guardando alle condizioni materiali, alle contraddizioni sociali che non ha saputo vedere. Deve ritrovare la capacità autonoma di leggere la realtà per trovare le risposte necessarie, con le quali affrontare un mondo che la politica deve tornare a guidare. Non occorre immaginare un lungo elenco, ma concentrarsi su cose essenziali che stanno segnando in negativo questo passaggio storico: rimettere al centro la ridistribuzione della ricchezza per ridurre le disuguaglianze, darsi una visione diversa del lavoro, dare priorità a scelte economiche compatibili con le sostenibilità ambientali, concorrere a definire alleanze per una diversa Europa e differenti rapporti tra nord e sud del mondo. Non è sufficiente ammirare Corbyn, Sanders, i Podemos, la Linke in Germania, per i loro successi. Occorre contribuire a ricostruire un vasto movimento di sinistra per cambiare le politiche liberiste.

A tutto ciò va aggiunta la questione morale: una zavorra che ha fatto sprofondare l’Italia.

La speranza di far uscire il paese dal disastro dipende dalla riuscita di questo processo. Non certamente dalla inutile velocità e autosufficienza di Renzi e dell’attuale Pd che, ormai stanno consumando sé stessi. Renzi ha sprecato un patrimonio politico acquisito in tre anni nel tentativo di distruggere tutto quello che rappresentava l’identità della sinistra, i valori fondamentali della Costituzione, la dignità del lavoro. Anziché ripulire la politica, rendendola più sobria e partecipata, ne ha amplificato i peggiori vizi. Si è ubriacato con il 40% delle Europee e non si è più ripreso, collezionando errori su errori, senza possibilità di correzione di rotta. Renzi, da corpo estraneo della cultura della sinistra qual è, non ha compreso che può compiere la mutazione genetica di un partito, ma non può trasformare totalmente la storia, i sentimenti, l’ansia emotiva di un intero popolo. Gran parte degli uomini e delle donne di questa parte non si rassegneranno mai ad essere privati dei valori che ne hanno segnato la propria vita e il modo di essere. Non si rassegneranno ad essere militanti passivi, soggetti non pensanti, relegati in un partito che esclude qualsiasi discussione e confronto programmatico, se non quello surreale della Leopolda. Ora piano piano questo popolo sta prendendo coscienza e lo sta abbandonando, aprendo nuovi spazi.

Un nuovo percorso deve partire anche nelle realtà locali, costruendo un campo politico nel territorio. In pochi anni abbiamo assistito alla dissoluzione completa di ogni forma organizzata e pensante di partito. Adesso c’è un enorme vuoto.

Pensiamo alla Valdichiana. È scomparsa ogni forma di progettualità condivisa. Sta venendo meno perfino l’identità politica del territorio, nel momento in cui invece esso dovrebbe acquisire nuova centralità

Vige la gestione del contingente e obiettivi velleitari. Stanno rafforzandosi vecchi campanilismi e logiche autoreferenziali. La rottamazione, insieme alla buona militanza ha eliminato anche ogni riferimento unitario, ogni esperienza storica di un territorio più vasto del semplice orticello. Una nuova sinistra locale dovrebbe ripartire dal ricostruire un senso comune, una visione di governo del territorio.

Marco Nasorri

 

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