GIANNI POLIZIANI E BENEDETTA MARGHERITI A ORIZZONTI: PROVATE VOI A DEFINIRLO TEATRO LOCALE…

lunedì 31st, luglio 2017 / 15:27
GIANNI POLIZIANI E BENEDETTA MARGHERITI A ORIZZONTI: PROVATE VOI A DEFINIRLO TEATRO LOCALE…
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CHIUSI –  Può capitare che un professore faccia delle avances più o meno esplicite ad una studentessa. E’ un classico. Può capitare anche il contrario e cioè che una studentessa faccia di tutto per ingraziarsi e magari portarsi a letto il professore. E’ un classico anche questo. Può capitare che le “avances” non siano tali, ma vengano fraintese e utilizzate, nell’un caso e nell’altro, per altri fini. Magari di carriera. Magari politici. E ci scappino pure frammenti di lotta tra generi (maschio-femmina) con richiami alle battaglie femministe o addirittura frammenti di lotta di classe in una società che si è affannata a dimostrare che le classi non esistono più…

Ecco, il drammaturgo americano David Mamet una storia di questo tipo l’ha fatta diventare un’opera letteraria e un film di cui è stato regista. Ieri sera, a Chiusi al festival Orizzonti il testo di Mamet è stato messo in scena dal regista Roberto Carloncelli. Attori Gianni Poliziani nella veste del professore e la giovanissima Benedetta Margheriti, nella veste della studentessa. Operazione ardita, coraggiosa, per uno spettacolo estivo in piazza.  Un testo tutt’altro che leggero. Una scenografia asciutta che non consente digressioni, neanche una nota musicale di sottofondo… Sembra quasi un film svedese più che americano. O norvegese. E infatti il titolo Oleanna si rifà ad una canzoncina studentesca norvegese, appunto… No, non era facile tenere a bada il silenzio di una piazza gremita.

Che Gianni Poliziani fosse un animale da palcosecnico consumato e capace lo sapevamo. Ci ha pensato fin troppo tardi, probabilmente, a scegliere di fare l’attore per mestiere. Perché sa come si fa. Da anni. La giovanissima Benedetta Margheriti, invece, alla prima esperienza drammatica, seria, di spessore, è stata una piacevolissima scoperta. La ragazza, che ha appena 20 anni, ci sa fare anche lei, ha retto benissismo un ruolo non facile (consigliabile a questo punto la visione del film di Mamet con William H. Macy e Debra Eisenstadt per un confronto con la protagonista). Non ha tradito inflessioni dialettali, il che per un’attrice locale dilettante non è poco, anzi è moltissimo. Non si è inceppata su parole complicate ripetute più volte come quella fatidica “Commissione per la stabilizzazione” che avrebbe fatto tremare anche Monica Vitti e fuggire Laura Chiatti.

Il regista Carloncelli, che è anche il direttore artistico del festival chiusino, ha scelto di portare in scena una piece seria. Diciamo pure seriosa.  Pesantuccia per i palati poco avvezzi. Ma ha avuto il coraggio di proporre, in prima serata, in piazza, un testo teatrale che, partendo da una normalissima conversazione tra docente e allieva, diventa una riflessione feroce sui ruoli più o meno prestabiliti nella società di oggi, sul maschilismo imperante, sul potere, sulla manipolazione delle situazioni e della comunicazione. E in definitiva, come dicevamo in apertura, sulla lotta di classe e di genere. Ed è stato coraggioso a farlo con attori locali.

Si dirà che è facile riempire le platee con le compagnie del luogo. E questo è vero. Gli spettacoli con le compagnie locali fanno sempre il tutto esaurito o quasi. Sia che si tratti  commedie leggere e brillanti, di digressioni teatral-musicali o di lavori tratti da classici magari shakespeariani. Oleanna, rappresentata ieri sera, è una piece solida, che non ha nulla del teatro amatoriale locale. Può benissimo essere esportato altrove, senza tema di sfigurare. Ed è anche la conferma – se ce ne fsse bisogno – che il territorio produce cose buone e il panorama teatrale locale è fatto di alberi robusti e pianticelle che vengono su bene. Molto bene. E in fretta.

Orizzonti intanto continua. Stasera alle 18,30 la compagnia di danza di Virgilio Sieni al Mascagni propone uno spettacolo sulla figura di Pulcinella. Alle 21,30 in piazza Duomo le Nina’s Dragqueens presentano Dragpennyopera che spazia dal teatro settecentesco al pop di oggi con una vena ironica e politicamente scorretta.  Il che, in tempi di conformismo dilagante, non guasta.

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