LA QUERCIA DELLE CHECCHE DIVENTA IL PRIMO “MONUMENTO VERDE” (E VIVO) D’ITALIA… QUANDO LA MOBILITAZIONE PAGA

lunedì 12th, giugno 2017 / 16:03
LA QUERCIA DELLE CHECCHE DIVENTA IL PRIMO “MONUMENTO VERDE” (E VIVO) D’ITALIA… QUANDO LA MOBILITAZIONE PAGA
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PIENZA – E’ lì da almeno 350 anni. 370 dicono gli esperti più precisi… Ha visto passare i fanti napoleonici. Poi i contadini che andavano a lavorare in Maremma. Nel ’44 gli alleati (americani, inglesi, marocchini, francesi…) venuti a liberare l’Italia dai nazifascisti… Immobile e maestosa, tre anni fa subì una grave ferita ad opera di improvvidi (e improvvisati) amanti del ‘tree climbing’ che si arrampirano su un ramo lungo 30 metri e lo fecero spezzare, mettendo a rischio la stabilità e la sopravvivenza della pianta. Parliamo della Quercia delle Checche, la “querciona” come la chiamano in Valdorcia, che non solo si è salvata, ma è diventata il primo monumento verde della storia d’Italia. Il primo monumento “vivo”, che respira, cresce e segna cambiando aspetto, il passare del tempo e delle stagioni.

La mobilitazione che subito dopo l’incidente del 2014 ha portato la Quercia delle Checche all’attenzione dei media, delle istituzioni e della gente, ha fatto sì che il Ministero dei Beni Culturali  la riconoscesse come “bene immobile da sottoporre a tutela”, come fosse un castello, una torre, un ponte, una cattedrale…

A dire il vero, come diocevamo, la Querciona, “immobile” non è, perché gli alberi sono organismi vivi, che in qualche modo si muovono e si modificano e proprio per questo, la definizione di “Monumento verde” contenuta nel provvedimento del ministero sposta l’accezione stessa di monumento e apre una nuova strada alla cultura della tutela dei beni storici che costituiscono elemento di identità di una comunità…

Per il riconoscimento da parte del Mibact  si è attivata direttamente la sottosegretaria Ilaria Borletti Buitoni, che dopo aver visitato la Quercia nel 2016, ne ha preso a cuore le sorti… Ma, come abbiamo scritto in apertura, nessun approdo sarebbe stato raggiunto senza la mobilitazione dal basso dell’apposito comitato che si costituì dopo il fattaccio del 2014, e che si adoperò da subito per impedire che il grande alberto, simbolo della Valdorcia, andasse a morire nell’indifferenza generale. Quel gruppo continua a prendersi cura del nuovo Monumento Verde, e lo fa grazie all’azione di volontari e appassionati difensori del territorio.

La portavoce e promotrice principale è Nicoletta Innocenti, un tempo giovane e scapigliata “pasionaria” radical-socialista e ora bella signora che fa l’operatrice turistica in zona e che, quasi contemporaneamente alla battaglia a tutela della Quercia, ha lanciato anche la battagli altrettanto dura per la “fruibilità” pubblica del borgo fortificato di Ripa  d’Orcia, autentica “perla” messa sotto chiave da una proprietà privata troppo gelosa della propria “roba”. Al punto di chiudere anche le strade pubbliche… 

Battaglia vinta, anche quella, come nel caso della Quercia, grazie ad una forte mobilitazione mediatica e culturale, ma anche civile e popolare.

Due storie che ci insegnano come l’impegno civile, la ribellione all’incuria e all’ignavia, l’azione tenace di stimolo e di informazione, la denuncia di abusi e atti vandalici siano cose buone e giuste. E che l’azione e l’impegno danno anche i loro frutti…

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