CHIUSI, BETTOLLINI RESUSCITA IL FESTIVAL ORIZZONTI. CONFERMATO LO STOP A CIGNI, MA L’ESTATE CULTURALE E’ SALVA

martedì 13th, giugno 2017 / 17:15
CHIUSI, BETTOLLINI RESUSCITA IL FESTIVAL ORIZZONTI. CONFERMATO LO STOP A CIGNI, MA L’ESTATE CULTURALE E’ SALVA
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CHIUSI – Troppo forte sarebbe stato il contraccolpo. Passare dai fasti e lustrini del festival versione Cigni al… deserto dei tartari con una decisione improvvisa e irrevocabile, poteva risultare devastante, e un danno di immagine per la città, per il Comune, per la Fondazione indubbiamente c’è stato. Il deserto estivo lo avrebbe certamente amplificato e reso tangibile anche ai cittadini che non amavano quel tipo di manifestazione. E così, come l’araba Fenice, anche il festival Orizzonti, appena cancellato, risorge dalle sue ceneri per spiccare un nuovo volo. Domani mattina, alle 10,00, nel giardino di Largo Cacioli, verrà presentata la nuova versione.  Insomma Chiusi un festival lo avrà anche quest’anno. E negli anni a venire. E questo è un fatto positivo per la città, al di là di ogni valutazione su come ci si è arrivati…

In effetti già nella seduta consiliare del 9 giugno, il sindaco-presidente Bettollini aveva pronunciato una frase sibillina. Alla domanda “ma allora cos’è che non si farà?”, rispose “il festival targato Cigni!”. Non disse il festival Orizzonti. Ma non andò oltre. Perché non ha spiegato questa intenzione?

Probabilmente ci stava già lavorando e non aveva tutti i tasselli a posto, e adesso è riuscito, in qualche modo,  a quadrare il cerchio e a mettere in piedi un Festival che non sia dispendioso come quello degli ultimi 3 anni, che non rischi di allargare ulteriormente la voragine debitoria, che ricomponga qualche frattura con le esperienze culturali del territorio e le valorizzi, e garantisca comunque un apporto anche di professionisti di livello nazionale. Insomma qualcosa più simile al festival Orizzonti di Rutelli che a quello di Andrea Cigni.

Dopo l’annuncio dello stop, arrivato come un fulmine a ciel sereno, ecco un altra saetta a squarciare il cielo chiusino. Bettollini e la Fondazione, consapevoli e preoccupati per la figuraccia in mondovisione, hanno tentato insomma di correre ai ripari, con un festival certo in versione ridotta e ripensata, che però consentirà di vivere un’estate migliore ai residenti, darà un po’ di ossigeno agli operatori, metterà in vetrina qualche compagnia del territorio insieme ad artisti professionisti, in un mix che può apparire come una base più consona e più compatibile con le risorse finanziarie, con il pubblico e con l’ambiente chiusino…

Certo, anche questo tipo di festival avrà un costo, ma una cosa è rischiare di aggiungere altri 200 mila euro al debito pregresso, altra cosa è investire 50-70 mila euro, con la possibilità di recuperare pure qualcosa tra biglietti, sponsorizzazioni e contributi. Investire in cultura non dà mai frutti immediati, ma alla lunga paga. E un comune come Chiusi non può non investire in cultura. Che non significa per forza pensare ad un ritorno turistico… Per quello magari è più “vocato” il Lars Rock Fest, visto che propone band straniere, anche piuttosto note, nella loro unica data italiana. Lì è probabile che arrivi pubblico da tutta Italia…

Vedremo domani mattina quale sarà il programma del resuscitato Orizzonti Festival. Noi avremmo preferito una discussione preventiva, un confronto tra proposte diverse e non la presentazione, all’improvviso, dal nulla, di un format già bello e scodellato. Ma forse i tempi stretti e la paura di aggiungere figuraccia a figuraccia hanno consigliato al sindaco-presidente e alla Fondazione questo tipo di soluzione che intanto mette una toppa sul vuoto che si paventava per questa estate.

Con un progetto nuovo anche i ponti tagliati in questi ultimi anni (e soprattutto dopo l’ultima edizione del festival Cigni) con le realtà culturali del territorio potrebbero anche trovare qualche restauratore pronto a rimetterli in sesto. Ci vorrà tempo e qualche “ragionamento” sul tema, ma se il quadro è compromesso non è detto che non sia recuperabile.

Le opposizioni,  pur mantenendo ferme le loro posizioni critiche sulle responsabilità politiche, sugli errori, le omissioni, le incapacità di chi ha gestito la baracca, avrebbero dovuto cominciare a fare le loro proposte,  a delineare scenari, a gettare idee sul tavolo, perché è così che si diventa alternativa credibile e concreta di governo e non solo minoranza puntigliosa. Finora però non lo hanno fatto. Si sono limitate  a fare le bucce sui conti e sugli atteggiamenti.

E adesso, con quest’altro coniglio tirato fuori dal cilindro, stile mago Silvan, Bettollini & C. le hanno anticipate e fregate un’altra volta. Perché, come dicono quelli che se ne intendono di opere liriche, di teatro e letteratura, la gente tende a ricordare solo l’inizio e la fine, quello che sta nel mezzo conta meno e passa sempre in secondo piano. In questo caso sia l’inizio che la fine li ha determinati e gestiti Bettollini. Il quale, con la copertura del Consiglio Comunale (la sua maggioranza), di fatto ha licenziato solo Andrea Cigni e cancellato il suo format.  Si è messo in posizione più tranquilla dal punto di vista finanziario e ha chiuso con certe performance troppo di nichia, o troppo audaci o troppo provocatorie e antisistema. La gente questo si ricorderà (e forse è questo che voleva).

m.l.

 

 

 

 

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