PRIMARIE PD: BETTOLLINI FESTEGGIA, MA APRE ALLE MINORANZE E SVOLTA A SINISTRA, ANCHE NEL LINGUAGGIO

martedì 02nd, maggio 2017 / 20:40
PRIMARIE PD: BETTOLLINI FESTEGGIA, MA APRE ALLE MINORANZE E SVOLTA A SINISTRA, ANCHE NEL LINGUAGGIO
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CHIUSI -Il sindaco di Chiusi Juri Bettolini farà parte dell’assemblea Nazionale del Pd. E’ stato eletto infatti nel parlamentino del partito, insieme a Valeria Donato di Buonconvento, Simone Vigni di Siena, Alice Raspanti di Montepulciano e Roberto Renai di Piancastagnaio. Tutti in forza del successo schiacciante della Mozione Renzi. La provincia di Siena avrà anche un rappresentante della Mozione Orlando. Si tratta di Susanna Cenni.

Questo l’esito della primarie del 30 aprile, che, come dicevamo, hanno incoronato ancora una volta Matteo Renzi. L’ex premier torna ad essere segretario del Pd. E nelle prime dichiarazioni, non parla di Renzi 2, la vendetta, ma di “nuovo inizio“. Toni concilianti e nessuna chiusura verso gli sconfitti. Il voto ha dimostrato che il Pd è più piccolo di prima, di quando nacque, con Veltroni, e anche di quando Renzi lo strappò a Bersani, 4 anni fa. In questi 4 anni Renzi ha visto salire e poi cadere la sua stella e il Pd ha perso per strada milioni di votanti e anche di militanti. Alle primarie ha partecipato circa 1 milione di elettori in meno rispetto al 2013. Ma i quasi due milioni che sono andati a votare domenica scorsa sono comunque, di questi tempi e con questo clima politico, un “tesoretto” non trascurabile.

Sono poca cosa, in fondo, le Primarie del Pd. Coinvolgono meno del 4% del corpo elettorale complessivo, il 10% di quello del Pd… Alle Europee del 2014, uniche elezioni con Renzi Leader il Pd ottenne più di 11 milioni di voti. Alle primarie lo stesso Renzi, ha stravinto con 1.280 mila preferenze. Sono una “prova di democrazia” (così l’hanno definita) fasulla e molto enfatizzata, senza un confronto reale neanche tra i competitors (Orlando, il più forte degli sfidanti è stato ministro di Renzi ed è ministro anche adesso, per dire…), ma sono comunque qualcosa di più più delle consultaziono on line da poche migliaia di votanti (quando va bene) dei 5 Stelle o delle primarie del centro destra laddove riesce a metterle in piedi…

Insomma il Pd, alla fine dei conti, è l’unico partito che le fa, registrando dei numeri comunque significativi. Che vincesse Renzi era scontato. Un po’ meno la percentuale, che poteva essere anche un po’ più bassa. E questa è l’altra certezza certificata dal voto; il Pd è il partito di Renzi. Il resto è semplice contorno che serve a rendere meno insipida o indigesta la pietanza principale. Di fatto, come avevamo già scritto prima delle Primarie, e senza nulla togliere alle loro posizioni, Orlando e Emiliano non hanno fatto altro che legittimare con la loro presenza, la consultazione e la vittoria, quindi la leadership, di Renzi.

La minoranza più agguerrita ormai non fa più parte del Pd. E’ fuori. Altrove. Renzi si è liberato della “zavorra” e ha ripreso in mano il timone del partito. Dal suo punto di vista ha fatto tombola.

I renziani festeggiano. Naturalmente. Ed è comprensibile. Lo ha fatto, oggi, anche Juri Bettollini con un post sul suo profilo facebook sottolineando il grande risultato ottenuto nelle terre di Siena: 15.329 preferenze a Renzi, su 20 mila votanti. Di fatto un plebiscito:  “il miglior risultato, in termini di voti assoluti quello del colegio senese, in tutta la Toscana, insieme al collegio di Pisa e Firenze città”. Ma Bettolini, in linea con le prime dichiarazioni del capo, tende la mano alle minoranze interne. Scrive infatti: “E’ il momento di scrivere una pagina nuova del futuro e costruire nelle Terre di Siena un partito nel quale il concetto di unità non sia soltanto una parola sbandierata e proclamata, ma un valore praticato e attuato. Il nostro primo obiettivo in Provincia di Siena deve essere quello di costruire un partito che sappia individuare una classe dirigente capace di costruire processi unitari nella composizione dei nuovi organismi lasciando da parte le logiche dei distinguo e delle fughe in avanti che non hanno prodotto positività nel nostro territorio. Basta con le prove di forza della maggioranza e basta con le logiche delle divisioni a prescindere della minoranza… La priorità soprattutto nelle nostre terre, è quella di costruire la casa di tutti, dove le regole le rispettano tutti. I nostri elettori sono stufi delle polemiche al nostro interno e questo congresso lo ha chiaramente detto. Il nostro popolo ci sta aspettando nel luogo in cui terminano le polemiche ed iniziano i processi unitari che sanno affrontare con concretezza i bisogni e le necessità quotidiane”.

Non solo:  Bettollini, che confessa di essersi emozionato 2 volte in 5 giorni (alla manifestazione del 25 aprile e a quella del 1° maggio), sembra svoltare a sinistra anche nel linguaggio e nei riferimenti. Torna a usare la parola “compagni”, parla di “dignità del lavoro”, nei discorsi pronunciati nelle due occasioni citate ha sottolineato più volte i valori della resistenza, dell’antifascismo, del Lavoro, appunto come fondamenti della carta costituzionale e ella repubblica. Si è trovato fianco a fianco ai rappresentanti dell’ANPI e non ha polemizzato come hanno fatto altrove alcuni suoi compagni di partito, al contrario si è reso disponibile per iniziative comuni (il 25 aprile, ma anche la targa ricordo in memoria del partigiano e sindacalista Walter Barni, scoperta il 1° Maggio, il gemellaggio partigiano Chiusi-Milano che si terrà il 13 maggio…).

Anche nel post su facebook a commento delle primarie un certo spostamento si nota:   “Occorre trovare – scrive Bettollini – un linguaggio comune e processi condivisi ed unitari per costruire un partito che torni ad essere un partito popolare e che, pur guardando al futuro con ottimismo, tende sempre la mano a chi sta vivendo un momento di difficoltà per non lasciare indietro nessuno. Nelle nostre terre mi farò carico di questa aspettativa. Il confronto mai duro, ma sempre leale e propositivo delle primarie è servito a riscoprire la bellezza di fare politica in mezzo alla gente con la consapevolezza di far parte di una grande famiglia dove non ci sono nemici, ma compagni con i quali confrontarsi e poi andare uniti ad affrontare gli avversari che ci sono fuori dalle nostre stanze. Oggi come non mai c’è bisogno di tanta democrazia ed unità per fermare la deriva di movimenti autoritari e dinastici che è necessario arrestare prima che sia troppo tardi per il bene dell’Italia e dei nostri figli. Il Partito Democratico deve tornare ad incarnare quell’idea che un futuro migliore è possibile solo ripartendo dalla dignità del lavoro che caratterizza la nostra Repubblica e non dai sussidi o dall’assistenzialismo. Il congresso appena terminato non è stato, quindi, una rivincita, ma un nuovo punto di inizio dal quale, tutti insieme, costruire un nuovo centro sinistra che sia l’espressione e la sintesi di chi ama veramente la nostra Italia. Per fare questo ci sarà bisogno di tutti: delle idee per il sud di Emiliano e del senso di unità di Orlando, ci sarà bisogno di tornare nei circoli e nei mercati a spiegare perchè è necessario credere nel Partito Democratico, ci sarà bisogno di tanta passione e di tanta volontà di guardare al bene degli altri prima che a noi stessi. Tutto questo è nel dna del Partito Democratico e dalle Terre di Siena ci impegneremo anima e cuore per far sì che questo sogno diventi realtà”.

C’è ancora un po’ di enfasi e di lessico berlusconian-renziano tipico degli ultimi 10-20 anni, fatto di frasi ad effetto e slogan (la bellezza del far politica, l’amare l’italia e amenità simili…), ma il Bettollini di 2-3 anni fa parlava diversamente. Forse la lezione del referendum e l’aver visto da vicino realtà che conosceva poco, il timore di veder svanire il sogno renziano lo hanno consigliato ad usare più cautela nei giudizi, ad essere meno impulsivo, ad abbandonare la sicumera giovanilistica e un po’ yuppie da renzista della prima ora.  E tutto questo, se non saranno solo dichiarazioni di circostanza, ad uso e consumo del momento, gli gioverà. Deve aver capito che il Pd che c’era qualche anno fa, quando lui comiciò a far politica, adesso non c’è più. Che senza un partito alle spalle anche come sindaco va poco lontano. Che da soli o con 4 amici un partito non si fa… Ed è difficile pure governare. Che senza confronto vero e solo con gli applausi della claque non si cresce. Anzi…

E allora meglio cercare di ripotare nel partito anche quel popolo che se ne è allontanato, magari in silenzio, piano piano, che è scivolato via. Meglio cercare di ridare identità, anima e colore ad un Pd che sembra aver smarrito anche la strada di casa. E a quel popolo smarrito che sembra voler lanciare messaggi il sindaco di Chiusi. Vedremo se alle parole seguiranno fatti, azioni conseguenti. E vedremo se quello che sembra aver capito Bettollini lo ha capito anche Renzi…

Marco Lorenzoni

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