CHIUSI, SALTA ORIZZONTI. QUEST’ANNO NIENTE FESTIVAL ESTIVO. CI ABITUEREMO AL DESERTO?

sabato 20th, maggio 2017 / 13:14
CHIUSI, SALTA ORIZZONTI. QUEST’ANNO NIENTE FESTIVAL ESTIVO. CI ABITUEREMO AL DESERTO?
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CHIUSI – Nell’articolo sul consiglio coMunale di ieri abbiamo parlato di doccia gelata sulla Fondazione. E di possibili “tagli” al festival Orizzonti e ad altre iniziative. La mozione della maggioranza approvata ieri può avere invece un effetto decisamente più devastante di una doccia fredda. Può avere l’effetto di una bomba H sull’estate chiusina, su diverse attività economiche e sull’immagine della città. Perché il Festival Orizzonti, con tutta probabilità (diciamo al 90%) non subirà solo dei tagli. Non si farà proprio. Le altre iniziative (Lars Rock fest, stagione autunno-inverno del Mascagni) saranno mantenute, il Festival della Fotografia di cui era stata annunciata la sospensione da parte del gruppo promotore, sarà ripristinato con una formula diversa, ma il festival estivo salterà. L’edizione di quest’anno avrebbe portato il deficit della Fondazione da 200 a più di 350 mila euro... Da qui la decisione di fermare la macchina. Decisione che consentirà di evitare di accrescere il debito e di mettere in sicurezza il bilancio e che il sindaco-Presidente non ha preso in maniera “monocratica”. Si è parato le spalle Bettollini facendola “discendere” dal Consiglio Comunale, che è l’organo supremo di rappresentanza della cittadinanza. Lui, come presidente della Fondazionene ne applicherà i dettami. Certo dopo aver sbandierato il grande successo del festival negli ultimi 3 anni, trovarsi nella veste del sindaco che lo chiude non deve essere piacevole. Bettolini insomma rischia di essere ricordato come il sindaco che forse riuscirà a rimettere in sesto il bilancio da profondo rosso della Fondazione, ma anche come il sindaco che ha “sotterrato il fiore all’occhiello della città”, il sindaco che ha stoppato “uno dei 20 migliori festival italiani”… Il rischio di un danno di immagine è alto anche per lui. Anche se, il buon padre di famiglia prima di tutto mette a post i conti, poi decide se comprare la macchina nuova oppure no.

Per la verità, Bettollini parla di “pausa di riflessione e aggiustamento”, di stop temporaneo, non di chiusura. Dice che il festival ripartirà, forse già dal prossimo anno. Ma dopo un anno di stop sarà più dura ripartire. E si dovrà comunque ripartire da zero. La stagione Cigni, a cui era stato rinnovato l’incarico nel 2016, finisce qui. Probabilmente il presidente Bettollini avrà provato a convincere il direttore artistico a fare un “bagno di umiltà” e a tagliare qualcosa.

Difficile però, allestire un piano B (un festival in versione ridotta) in un mese e mezzo e dopo aver speso parole e impegni con artisti, musicisti, tecnici… Comprensibile che Andrea Cigni abbia detto di no al festivalino di contenimento… Non sarebbe stato nel suo stile. Lo abbiamo già scritto, non è tipo da fare le nozze con i funghi. E’ un perfezionista. Le sforbiciate lo avrebbero mortificato. E gli a avrebbero creato problemi nel “giro”. Del resto il festival Orizzonti, pur essendo una rassegna di indubbio valore e indubbia qualità, per certi aspetti dirompente e fuori schema, non aveva nulla che lo rendesse possibile solo a Chiusi. Poteva esser fatto ovunque. Andrea Cigni lo farà, probabilmente altrove. E’ Chiusi che difficilmente potrà riavere un festival del livello di quello impostato da Cigni…

Ora con lo stop all’orizzonte, molti a Chiusi gioiranno. Qualcuno canterà (o già canta) vittoria perché “non è così che si spendono i soldi pubblici”. Gioiranno quelli che non gradivano la chiusura del centro storico nelle ore degli spettacoli in piazza;  gioiranno quelli che inorridivano per l’invasione di “strani personaggi, per lo più gay”; quelli andarono a protestare dal sindaco per certi spettacoli contrari al comune senso del pudore e alla morale cattolica… Gioiranno queli che considerano la musica contemporanea (certo un po’ “ostica” e poco melodica) solo rumore fastidioso e quelli che all’opera lirica preferiscono di gran lunga la sagra dell’oco…

Non gioiranno invece i ristoratori, gli albergatori, i baristi, gli operatori commerciali, i supermercati, i cuochi, i tecnici, gli elettricisti che nelle 4 settimane (tra prima, durante e dopo) con il festival ci mangiavano… Non potrà gioire la maggioranza Pd-Psi, perché è comunque un fallimento di un’operazione su cui aveva investito molto (non solo uin termini finanziari). Non potrà gioire la lista Possiamo che ha messo la cultura al primo posto del proprio programma elettorale e se anche può dire che questa è la dimostrazione che le critiche alla Fondazione erano fondate, non può non riconoscere un certo vento di sinistra, un certo antagonismo rispetto al pensiero unico e al perbenismo, che il festival ha portato a Chiusi nei 3 anni di gestione Cigni…

Certamente, mettere a posto i conti è importante, è una scelta di responsabilità (da padre di famiglia, appunto), perché i soldi sono di tutti. Se Bettollini e la maggioraza hanno deciso così, se la stessa Fondazione ha scelto questa strada, se anche le opposizioni, pur votando contro la mozione Pd-Psi, ne hanno apprezzato gli intenti, vuol dire avranno fatto bene i loro calcoli.  E forse c’era anche poco altro da fare a meno di due mesi dall’apertura del festival. Ripartire, dicevamo, sarà dura. Farlo con forze autoctone non basterà. Giocare al ribasso una battaglia persa in partenza. Servirà un altro… Cigni.

Intanto la piazza del Duomo senza quel palco, i primi 10 giorni di agosto senza l’invasione pacifica e gioiosa di quegli “strani personaggi” al seguito di Andrea Cigni saranno una ferita sanguinosa. Chiusi senza Orizzonti sarà anche d’agosto una città fantasma. Un deserto. Più deserto di quanto non lo sia di solito.  Nel deserto cresce poca roba.

Orizzonti è/era un lusso che Chiusi non può permettersi? Forse sì. Si poteva fare un festival diverso, con qualche aggancio in più con la città e il territorio pur mantenendo certe punte di qualità? probabilmente sì. Ma è anche vero che tutti i festival, soprattutto quelli più originali e di qualità, di solito chiudono in perdita e non fanno utili. Succede dappertutto. Se mai il problema è trovare altre soluzioni per avere entrate che possano far pari con le perdite. Cosa che a Chiusi non è avvenuta. Qui è mancato per esempio l’apporto dei privati, che era uno degli obiettivi principali della Fondazione.  Questo è stato il fallimento dell’operazione. E adesso lo stop rischia di far regredire tutto, anche il sogno di volare una volta tanto a quote un tantino più elevate…

Ci consoleremo con il Lars Rock Fest, che nel suo genere è un po’ come Orizzonti: proposte musicali di nicchia, ma di valore assoluto e in qualche caso difficilmente ascoltabili in Italia. E decisamente dirompenti sotto l’aspetto “politico”, come la band inglese che verrà quest’anno e che canta le vicende dei minatori…  Anche il Lars costa. Qualcosa recupera con ristorante e birreria. Se non fa pari che si fa, si chiude anche quello il prossimo anno? Oppure si chiude perchè fa rumore e il rumore dà noia?

Una riflessione forse sarà bene cominciare a farla. E farla tutti insieme. Perché queste situazioni lasciano segni profondi. Se gli Stati Generali della Cultura che avevamo proposto come primapagina nel 2012, fossero stati fatti per davvero e non per finta o quasi nell’autunno scorso, forse non saremmo arrivati a questo punto.

M.L.

 

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