CHIUSI DAGLI ETRUSCHI AI ROMANI: UN PORTO DI ACCOGLIENZA PER PROFUGHI, FUGGIASCHI E PERSEGUITATI… E IL “LAPSUS” DI UNA RIVISTA PRESTIGIOSA

giovedì 18th, maggio 2017 / 17:05
CHIUSI DAGLI ETRUSCHI AI ROMANI: UN PORTO DI ACCOGLIENZA PER PROFUGHI, FUGGIASCHI E PERSEGUITATI… E IL “LAPSUS” DI UNA RIVISTA PRESTIGIOSA
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CHIUSI – Lunedì scorso nel “Salotto del pensiero” presso il Clev Village si è tenuta la presentazione del libro di Gianfranco Barbanera “Il popolo del silenzio”, che è come abbiamo già scritto, una “finestra” sulla Chiusi romana e paleocristiana. Un viaggio, più che un saggio storico o storiografico, attraverso un periodo lungo circa 1000 anni, di cui si è sempre parlato poco. E invece è stato molto importanmte per la città. Alla presentazione ha partecipato il Prof. Fabrizio Fabbrini già docente all’Università di Sena e all’Università Lateranense. Forse il più illustre “romanista” vivente e tra i maggiori conoscitori della storia del Cristianesimo…

E Fabbrini, con linguaggio tutt’altro che accademico, accessibile anche ad una platea di comuni mortali, ha ripreso e ampliato la riflessione di Barbanera, fornendo una serie di “perle” note forse agli studiosi, ma non al grande pubblico. E se l’autore de ‘Il popolo del silenzio’ ci parla di Chiusi come di una città che anche in epoca post etrusca ebbe grande rilevanza, e fu il primo rifugio in cui trovarono riparo i romani scampati all’incendio dell’Urbe appiccato da Nerone, e quindi i primissimi cristiani (siamo nel 64 dopo Cristo, 200 anni prima del martirio di Santa Mustiola, la patrona della città) e questo perché Chiusi era non solo una città grande, ma anche facilmente raggiungibile da Roma attraverso il Tevere e il Clanis, una sorta di “autostrada” fluviale, il professor Fabbrini ha avvalorato questa tesi. E ha detto pure di più circa la “romanizzazione” dell’Etruria, avvenuta peraltro gradualmente, senza guerre di conquista…

Gli etruschi si fecero sì ‘romanizzare’, quando capirono che non avrebbero mai potuto sovrastare la potenza politica e militare di Roma, ma tranne la lingua, mantennero molti dei loro usi e costumi, i loro codici, certi riti e tradizioni e figure di origine e provenienza etrusca ebbero grande influenza su consoli, generali, imperatori… fino allìepoca della nascita di Cristo e anche dopo.

In sostanza il professor Fabbrini ci ha detto che se gli etruschi furono romanizzati, anche i romani furono in qualche modo ‘etruschizzati’…

Ha confermato il prof. Fabbrini che Chiusi fu, di sicuro, un approdo – forse il principale – per profughi, fuggiaschi, perseguitati, dissidenti… E questo allmeno dal ’64 d.C. anno dell’incendio di Roma, fino al 300 (editto di Diocleziano contro i cristiani). Quindi la città ha una antichissima tradizione di “accoglienza”…

E anche la presenza cristiana, già nei primi 3-4 secoli dopo Cristo, trovò a Chiusi terreno fertile e un luogo di integrazione tra comunità diverse:  sicura la presenza di ebrei, ma anche della chiesa di rito ariano, o di rito maronita, per esempio. Il che significa che l’accoglienza riguardò anche persone che arrivavano non solo da Roma, ma pure dalla terra santa, dall’oriente…

Sfatando certi luoghi comuni e certe versioni canoniche Fabbrini ci ha raccontato di imperatori, consoli e prefetti romani che non erano così ostili ai cristiani e che lo stesso Tiberio, l’imperatore ai tempi della nascita di Gesù, destituì Pilato, evidentemente poco convinto della condotta adottata dal prefetto della Giudea e può considerarsi il primo difensore della nuova fede. Ma ci ha anche raccontato di una Chiusi snodo fondamentale, per posizione, vicinanza a Roma e anche per quella certa “vocazione” all’accoglienza, all’apertura. A dispetto del nome…

Chiusi insomma come un porto di mare…  Del resto tra le città stato dell’antica dodecapoli etrusca era la più importante dell’Etruria interna e anche sotto il dominio di Roma mantenne – e anche questo ha confermato Fabbrini – uno status di rilievo come “municipium” dell’Urbe e sede di una legione militare…

Ecco, della Chiusi romana, però, a parte la domus scoperta a pochi metri dal Museo, inaugurata in pompa magna, ma lasciata in abbandono, a parte un bel mosaico con scene di caccia al cinghiale (foto),  qualche bassorilievo e una splendida testa di Augusto che i nazisti volevano portarsi via nel ’44, rimane ben poco e poco si parla. E’ vero che Chiusi possiede, nel museo civico, la collezione di epigrafi (in buona parte romane) più imponente al mondo, ma anche questo è un dettaglio che sfugge ai più, come sfugge a più che il Museo Archeologico è uno dei 4 (solo 4!) musei nazionali della Toscana.Quindi uno dei più rilevanti d’Italia.

Le catacombe paleocristiane sono anch’esse testimonianza tangibile e ben conservata del periodo preso in esame e per il valore che rivestono dovrebbero essere prese d’assalto dai visitatori: sono le più importanti dopo quelle di Roma e si trovano ad un’ora e mezzo soltanto dalla capitale… E invece la fila non c’è mai.

Chiusi nonostante il grande patrimonio di cui dispone (una quantità enorme per una cittadina di 900 abitanti scarsi) e la vicinanza a città come Roma, Firenze, Perugia, Arezzo, Siena, Orvieto non  decolla, non riesce a entrare in certi circuiti sia culturali che turistici.

La riprova? Eccola: la rivista patinata “In Viaggio” della Editoriale Giorgio Mondadori (non una casetta editrice qualunque), nel numero di aprile propone una monografia sulla Toscana. Per la precisione una serie di itinerari, tra arte, cultura, storia, paesaggio, terme e buona cucina… Ce n’è uno riguardante il Casentino e il Valdarno; uno sulla Versilia; uno sui borghi della Lucchesia; poi c’è la Valdelsa da scoprire in bicicletta; il senese tra terme e vini prestigiosi; un’altro sulle spiagge dell’Argentario e le isole, uno su Cortona città d’arte e di festival e uno sugli etruschi, con particolare riferimento alla Maremma.  Chiusi non è mai citata, neanche en passant. Neanche per sbaglio. Non figura nemmeno nella cartina posta all’inizio della pubblicazione. Certo, sappiamo come funzionano queste cose. Sulle riviste ci finisce chi paga. Ma una rivista prestigiosa e pretenziosa, della Mondadori, può proporre un itinerario alla scoperta degli Etruschi, in Toscana, e non citare Chiusi? l’autrice del servizio Raffaella Piovani ha idea di cosa fossero gli Etruschi, DI dove vivevano,  di quali erano le loro città più importanti? Tra l’altro con gli etruschi citati nel servizio (Volterra, Vetulonia, Sorano…) quelli di Chiusi avevano rapporti e scambi… E anche la lingua presenta ancora oggi molti tratti comuni (a Sorano, Pitigliano, Scansano, ma anche Roselle e Vetulonia si parla un dialetto molto simile a quello di Chiusi che è a 100 chilometri di distanza…). Si può parlare delle colline senesi, di Montalcino e non dire, neanche di striscio, che ci si può arrivare anche dal casello autostradale o dalla stazione ferroviaria di Chiusi?  Se si è trattato di un lapsus è grave. Se invece è una scelta editoriale è ancora più grave, perché la dice lunga su come si costruiscano certi servizi giornalistici. E certi “itinerari”. Di fatto sono solo consigli per gli acquisti.

In altri tempi avremmo proposto al sindaco e all’assessore alla cultura del Comune di Chiusi (ma anche alle opposizioni) di protestare ufficialmente con la Editoriale Giorgio Mondadori e con il direttore della rivista Emanuela Rosa Clot o quantomeno chiedere spiegazioni.  Se dovessero farlo consigliamo al sindaco e agli altri di specificare bene che si tratta di Chiusi, la città di Porsenna, e non di Chiusi della Verna.  Potrebbe scapparci un secondo lapsus…  La riposta, ovviamente, noi la conosciamo già.

m.l.

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