BANCA VALDICHIANA: SILURI SUL CDA PER LA PERDITA DI 18 MILIONI DI EURO. MA LA NAVE REGGE E LA COMPONENTE CHIUSINA SI COMPATTA

martedì 16th, maggio 2017 / 19:08
BANCA VALDICHIANA: SILURI SUL CDA PER LA PERDITA DI 18 MILIONI DI EURO. MA LA NAVE REGGE E LA COMPONENTE CHIUSINA SI  COMPATTA
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CHIUSI –  All’assemblea dei soci di ChiantiBanca il presidente Lorenzo Bini Smaghi, che se non proprio Messi era quantomeno come Iniesta chiamato a giocare nell’Entella, è uscito sconfitto dalle votazioni per il nuovo cda della Bcc fiorentina.  Il 54% dei soci ha infatti scelto la lista Fedeltà alla cooperazione, più legata alla vecchia gestione della banca. 400 voti di distacco, circa… Una bella debacle, per uno dei cavalli d razza della finanza nazionale… L’assemblea di ChiantiBanca ha comunque approvato il bilancio e  l’adesione a Cassa Centrale Banca del Trentino.  Insomma, conferma della linea, ma un clamoroso ribaltone nel management.

Non c’è stato alcun ribaltone invece all’assemblea dei soci di Banca Valdichiana. La prima dopo la fusione avvenuta un anno fa. La prima in cui i soci delle due storiche Bcc di Chiusi e Montepulciano si sono riuniti insieme, trovandosi faccia a faccia, nella stessa sala. Le assemblee che approvarono la fusione si tennero infatti in contemporanea, ma ognuna per conto proprio. Non c’è stato il ribaltone (non si votavano gli organismi), ma non sono mancati alcuni malumori. Che è un eufemismo. Diciamo pure qualche “missile” alla Kim Jong-un rintuzzati da una batteria di contraerea robusta e ben piazzata.

E se un anno fa a storcere il naso fu soprattutto la componente chiusina, domenica mattina, al Palasport di Chiusi Scalo, gli interventi più critici sono arrivati invece dalla componente poliziana. Alcuni soci (provenienti dalla ex Bcc Montepulciano) hanno infatti accusato, neanche troppo velatamente, la governance chiusina di aver “occultato” le perdite e di aver di fatto presentato all’atto di fusione conti non proprio fedeli alla realtà dei fatti. E c’è anche chi ha chiesto un’azione di responsabilità nei confronti del vecchio management. Tutto ciò, imputando, di fatto, alla ex Bcc di Chiusi il grosso della perdita di esercizio messa a bilancio: 18,4 milioni di euro. Certo una cifra consistente, dovuta però ad una operazione contabile, diciamo di “pulizia”, cioè alla “scelta strategica di compiere maggiori rettifiche (pari a circa 28 milioni) operata prudenzialmente sull’ammontare degli attivi erogati negli anni precedenti”. Scelta, che, “unita alle svalutazioni prudenziali e alla complessa congiuntura economica negativa dell’aera di competenza ha determinato il risultato negativo”. Così almeno è stata spiegata.

E’ la prima volta che i soci delle due banche, ora uniti sotto la medesima insegna si trovano di fronte ad un bilancio in rosso e con una perdita di tali dimensioni. Ma la banca è comuque solida sia dal punto di vista patrimoniale che da quello dell’operatività: 90,4 milioni di euro di patrimonio netto e 984 milioni di raccolta, con un incremento del 2,56%.

Gli impieghi hanno registrato, al lordo dei capitali di rientro e delle rinegoziazioni, un totale complessivo a bilancio 2016 (al netto delle svalutazioni) di 724,52 milioni, in calo, per effetto dell’attività di corretta classificazione degli attivi e delle conseguenti rettifiche di valore, rispetto al consolidato 2015 del -3,75%. Se però si considera che l’esercizio 2016 ha segnato un incremento dei fondi di svalutazione del 49,22%, raggiungendo un totale di 85,9 milioni di euro, gli impieghi complessivi 2016 si attestano a circa 810,47 milioni, risultando quindi essenzialmente stabili rispetto al dato del 2015 (+0,01%) e determinando un ammontare complessivo di circa 2 miliardi di euro di masse intermediate. Segno tangibili della conferma della fiducia da parte della clientela, della solidità patrimoniale e del ruolo importante quale Banca locale del territorio a sostegno dell’economia delle  zone di competenza. Significativi risultano infine gli accantonamenti sul credito deteriorato con indici di copertura delle sofferenze a circa il 60% e del totale credito deteriorato del 43% circa, indici in linea con le medie regionali.

Sulla base di questi dati, comunque rassicuranti, una serie di interventi di soci chiusini  ha respinto le “accuse” e ha difeso la condotta della banca. Ed è significativo che tali interventi siano stati fatti anche da soci che un anno fa erano apertamente o tendenzialmente contrari o poco entusiasti rispetto alla fusione (Giorgio Cioncoloni, Giannetto Marchettini, Lino Pompili, Roberto Rossi…). E in effetti i “missili” poliziani sono sembrati un attacco preordinato e studiato a tavolino, ma al momento della fusione, tutte le carte sono state vagliate, i revisori dei conti e la Vigilanza della Banca d’Italia hanno dato parere positivo, se ci fossero stati “occultamenti” chi ha verificato (compresa la componente poliziana) non avrebbe fatto bene il proprio lavoro… Diciamo che forse si è tentato, se non un ribaltone in stile ChiantiBanca, quantomeno una spallata per determinare nuovi e diversi assetti di potere interni al Cda e al management della banca. Il che ha naturalmente rischiato di aprire crepe disastrose nella credibilità della banca stessa nei confronti dei soci, che nei mormorii di sala minacciavano pure di chiudere e trasferire i propri conti correnti…

Più d’uno tra gli intervenuti ha lamentato qualche difetto di comunicazione verso i soci, gli operatori  e la clientela in genere, e più d’uno ha chiesto di non smarrire il senso del Credito Cooperativo e cioè i valori della solidarietà, il ruolo sociale delle Bcc a sostegno delle comunità in cui operano, come è nella tradizione del movimento della cooperazione, senza piegarsi del tutto alle pure  e semplici regole del mercato o ai diktat della Bce. Tra questi interventi anche quello del socio più anziano della banca, il ragionier Orfeo Bardini, classe 1921, che con invidiabile lucidità e precisione ha fatto la radiografia all’economia del territorio, elencandone i punti di forza e quelli di debolezza, chiamando la banca a fare la sua parte, a fianco delle istituzioni, per risolvere alcune questioni strategiche come quella dell’alta velocità, per esempio…

Prima di passare alla votazione il presidente Capeglioni, visibilmente e comprensibilmente stizzito, ha apertamente detto che nel caso in cui il bilancio non fosse stato approvato, lui ne avrebbe tratto immediatamente le conseguenze. Di fatto ha posto un voto di fiducia. E la fiducia l’ha ottenuta. Largamente. Al di là delle scintille, rivelatesi azione minoritaria, l’assemblea ha infatti approvato il bilancio 2016 a larghissima maggioranza, con 1 solo voto contrario e 3 astenuti e la proposta di copertura della perdita è stata approvata sempre a maggioranza con 5 astenuti.
Dopo l’approvazione del Bilancio lo stesso presidente Capeglioni ha posto in votazione un’altra scelta strategica già compiuta dal CdA, ovvero, quella entrare a far parte – come verrà richiesto a breve dall’attuazione della Riforma del Credito Cooperativo – di un Gruppo bancario Cooperativo, individuato nel progetto del Gruppo bancario ICCREA, istituto centrale del Credito cooperativo.  E i soci di Banca Valdichiana hanno approvato all’unanimità tale indicazione.  In questo la scelta di Banca Valdichiana è diversa da quella di ChiantiBanca.

m.l.

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