Villastrada, l’antica via Romea e un ulivo millenario testimone di tante storie: da Annibale alla battaglia del ’44…

martedì 18th, aprile 2017 / 14:56
Villastrada, l’antica via Romea e un ulivo millenario testimone di tante storie: da Annibale alla battaglia del ’44…
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VILLASTRADA – Giornata di Pasquetta con un sole più che primaverile e un’aria tersa, pulita dalla tramontana, piuttostro rara. In giornate così, dicono che dalla sommità del Monte Cetona si veda Roma. E il mare…Una bella passeggiata in campagna, in giornate così, è quello che ci vuole. Per ritemprare il fisico e la mente. E allora via. Prima il Sentiero della Bonifica, da Chiusi Scalo fino alle Torri Beccati Questro e Beccati quest’altro. Poi un bel po’ si salita, per arrivare in cima alle colline e camminare “in cresta” e non a valle… Il panorama, in alto è migliore. Più ampio. Nel giorno di Pasquetta la stessa idea l’hanno avuta in tanti. E allora è facile fare incontri. C’è un gruppo, numeroso, di ragazze e ragazzi che cammina in fila indiana, allungata, appena fuori Villastrada. Sono una ventina, forse più. Arrivano dalla vecchia strada che collega Villastrada a Sanfatucchio, passando per Ceraso.  Parlano veneto. O comunque dialetto “padano”…  facciamo un breve tratto insieme. Dicono, quei ragazzi, che sono in cammino sulla “antica via Romea di Stade“, o Romea Germanica… La strada dell’Alpe di Serra che da Roma attraversava tutta l’Europa e arrivava fino al nord della Germania. A Stade, appunto, una della città della Lega Anseatica. Una delle strade dei pellegrini. Ma anche dei commerci e degli eserciti…

In Italia, diciamo pure che è l’antico percorso originale della ex Statale 71, che da Montefiascone conduce a Ravenna passando per Orvieto, Ficulle, Città della Pieve, Castiglione del Lago, Arezzo, poi lAappennino con l’Alpe di Serra, le valli di Comacchio, Ferrara e infine il Brennero… Il percorso antico, nel tratto umbro, passa sulle colline di Villastrada e Pozzuolo, perché la valle era impaludata.  Ecco, quei ragazzi stanno camminando sulle tracce del percorso originario.. “in cresta alle colline”. Come noi, che però non pensavamo affatto di camminare su una antica e storica strada, pur sapendo che quella strada c’era e passava da quelle parti…

Insieme a loro facciamo un’altro incontro con la storia… Stavolta con un soggetto che si muove, ma non cammina. E’ stanziale, ma vivo. Ed è lì da più di 2.000 anni. Un ulivo secolare, anzi millenario. Un albero che è un vero e proprio monumento. L’albero si trova nelle immediate vicinanze dell’abitato di Villastrada, sulla Via di Chiusi.  Ha perso tutto il cuore del suo tronco e rimane vivo e “vegeto” grazie all’involucro esterno, scomposto in diversi tronchi disposti circolarmente. Adesso sembra un “complesso” di 4 alberi, ma era ed è un albero solo.

Probabilmente era già vecchio quando Annibale sconfisse i Romani nella battaglia del Trasimeno a 20 km da qui, sulle colline di Tuoro, nel 217 a.C…

Un ulivo insomma che ha visto passare le legioni romane e poi i barbari, i Longobardi, i pellegrini e i seguaci di San Francesco, poi le soldataglie di Ascanio della Corgna e Carlo V che andavano ad assediare Chiusi, ultimo avamposto della Repubblica di Siena nel ‘500. Poi ancora 200 anni dopo i soldati napoleonici e infine i tedeschi e gli alleati che su quei colli di diedero sanguinosa battaglia nel giugno del ’44… Un testimone silenzioso della storia e dello scorrere del tempo.

Bellissimo nelle sue forme tortuose, ricorda una cattedrale, la circonferenza originale del tronco supera i dodici metri e e mezzo. Si trova nel mezzo di un oliveto con altri maestosi esemplari anch’essi millenari, ma li domina con la sua imponenza. È uscito indenne o comuque ha resistito a guerre, invasioni e a innumerevoli gelate che hanno falcidiato gli ulivi e tante altre piante, tra cui quelle del 1929, del 1956 e del 1985…

Noi che pue abitiamo a pochi chilometri da Villastrada e consideriamo il borgo castiglionese una sorta di splendida terrazza con vista sui laghi e sulle nostre terre, non sapevamo nemmeno dell’esistenza di quell’ulivo (o di quel’uliveto).  Una mancanza grave, colmata in una splendida mattinata di Pasquetta. Quell’ulivo e i suoi fratelli valgon bene una passeggiata. Anche quando non è Pasquetta.

m.l.

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