Città della Pieve: suo figlio si tolse la vita l’estate scorsa. “Suicidi e depressione? bisogna parlarne”, il coraggio e la forza della madre di Lorenzo

giovedì 06th, aprile 2017 / 14:46
Città della Pieve: suo figlio si tolse la vita l’estate scorsa. “Suicidi e depressione? bisogna parlarne”, il coraggio e la forza della madre di Lorenzo
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CITTA’ DELLA PIEVE – E’ giusto parlare dei suicidi, del “male di vivere”, della depressione che attanaglia tante persone di tutte le età, della solitudine interiore, che può portare fino al gesto estremo di togliersi la vita? Sì, è giusto e si deve fare. Con delicatezza, certo, senza cedere alla spettacolarizzazione del dolore, ma si deve fare. Per riflettere capire, aiutare a capire. E se lo fa, in prima persona, chi ha vissuto una tragedia in famiglia, è una lezione di coraggio, di dignità, di consapevolezza. Una lezione di vita. Anche di fronte alla morte.

Ecco, le righe che seguono sono una lezione di coraggio e di vita, perché le ha scritte Emanuela Fiorito, la madre di Lorenzo, il ragazzo che nell’agosto 2016 si tolse la vita gettandosi sotto il treno a Moiano… Una donna giovane, una madre giovane, appena 40enne, che ha visto suo figlio gettare la spugna, andarsene quando aveva appena comiciato a vivere. Non è facile palare della morte di un figlio, deve essere una fatica inimmaginabile, un coltello che torna a girarsi nella piaga, ma Emanuela l’ha fatto, dopo l’articolo pubblicato tre giorni fa su queste colonne sui sei suicidi in un anno a Città della Pieve. Ha squarciato il muro del silenzio, della paura, dell’ipocrisia latente… Ha messo all’angolo i bempensanti, timorosi di “mancare di rispetto” o di “denigrare il paese” a parlare di  certe cose…  Ha squarciato un muro e gettato un ponte verso altre persone in difficoltà, con la speranza che proprio il “parlarne” aiuti a evitare altre tragedie… Noi, inviandole un abbraccio, la ringraziamo, infinitamente per il suo coraggio e per il contributo che ha voluto dare alla discussione di questo tema delicatissimo. Il contributo più alto che potesse arrivare…

Ecco il testo inviatoci da Emanuela Fiorito, la madre di Lorenzo:

Buonasera a tutta la redazione. Vorrei presentarmi: sono la madre di Lorenzo il ragazzo che il 3agosto del 2016 si è suicidato gettandosi sotto al treno. Mi chiamo Emanuela. Ho letto l’articolo che avete scritto su quanto è accaduto in questi ultimi tempi, sfogliando il famoso social facebook. Perdonatemi la scrittura, non sono una giornalista, ma cercherò di essere più semplice e chiara possibile. Innanzi tutto l’articolo mi è piaciuto perché avete centrato il problema e “raccontato ” in modo delicato. L’argomento non è facile e credetimi in questo momento faccio fatica anche a scrivere perché di cose ce ne sarrebbero da dire e non so nemmeno da dove cominciare.

In poche righe posso dire, però,  come era Lorenzo: un ragazzo di 21 anni con tanta voglia di vivere, viveva la giornata al mille… sempre pronto ad aiutare gli altri, sempre con il sorriso,  sempre ottimista.. Il suo gesto è stato uno squarcio nel cielo azzurro di agosto. Nessuno se lo sarebbe immaginato che potesse fare un gesto del genere perché  Lorenzo era il grande Lorenzo, sempre pronto a festeggiare. Lorenzo aveva un rapporto con la famiglia bellissimo,  eravamo ‘fratelli’ perché io l’ho avuto a 19 anni.

Lorenzo adorava il fratello piu’ piccolo… Aveva un lavoro che lo rendeva autonomo nelle sue cose. E una ragazza che adorava… Forse troppo… il motivo del suicidio? per amore… non lo so..

Di una cosa sono certa ed è che cominciò far uso di sostanze stupefacenti… forse ne ha abusato troppo? Non lo so e non lo sapremo mai.

Non è che a Città della Pieve si vive male perché se tutte queste persone che si sono tolte la vita abitavano a Fabro era la stessa cosa… E’ il modo in cui affronti le cose, i problemi, che fa la differenza. Noi siamo padroni della nostra vita. Credo che ogni suicidio abbia una storia a se e va analizzato caso per caso… Concordo con  voi quando dite che bisogna parlarne, ma vi posso garantire che non è facile, ma non per vergogna, semplicemente perché è difficile raccontare la morte di un figlio. Io ho partecipato agli incontri organizzati dal comune di Città della Pieve, ma in sordina perché le lacrime e il groppo in gola non mi facevano parlare… Non per vergogna. Quando mi chiedono quanti figli hai,  io rispondo con serenità: due, ma uno è morto, si è ammazzato…

Per me è una cosa normale raccontare il fatto e non mi nascondo dietro a niente. Però non tutti i genitori sono come me e credo che bisogna rispettarli perché il dolore è tanto e mi auguro che nessun altro genitore possa provare questo dolore. Del suicidio bisogna parlarne sicuramente, ma va fatto in maniera corretta, coinvolgendo genitori e figli con persone all’altezza, con psicologi con le palle… scusate il termine. Soprattutto le famiglie non vanno lasciate sole. Il mio paese non l’ha fatto e non finirò mai di ringraziarlo.

Non credo comunque che gli incontri fatti con il Comune siano serviti a qualcosa.

Sono del parere che del suicidio si debba parlare a scuola perché la scuola è fondamentale per i ragazzi e il futuro del mondo. Credo che la scuola vada rivalorizzata e le va ridato il potere di una volta.. io punterei sull’educazione a scuola. Gli insegnanti ne devono parlare e fare incontri con i genitori e se notano qualcosa si devono battere fino alla fine per aiutare il ragazzo. Finisco con il dire che se come giornale organizzate qualcosa, qualche incontro io sono disponiblie a portare la mia esperienza. Spero di essere stata abbastanza chiara ..ho preferito intervenire in questo modo piuttosto che commentare su fb per il semplice fatto che c’è sempre qualche idiota che non sa quello che dice. Concludo dicendo anch’io che “è il silenzio che non è rispettoso”.

Grazie per averne parlato. Buon lavoro.

Emanuela Fiorito

 

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