Chiusi, Paolo Scattoni propone una “enciclopedia della trasparenza”. Ma può funzionare?

sabato 08th, aprile 2017 / 18:07
Chiusi, Paolo Scattoni propone una “enciclopedia della trasparenza”. Ma può funzionare?
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CHIUSI  – Ieri sera, l’architetto Paolo Scattoni, animatore e proprietario di Chiusiblog, ha presentato alla sala Eden, un’idea che più volte aveva accennato anche in precedenti iniziative pubbliche. Quella di costruire un sito internet che funzioni come una sorta di “enciclopedia della trasparenza“, cioè un portale in cui proporre o segnalare argomenti e poi  raccogliere tutto ciò che su quegli argomenti è stato prodotto: atti amministrativi, prese di posizione politiche, dichiarazioni, articoli di stampa ecc. Per esempio: l’intervento da poco approvato sull’adeguamento alla stadio Frullini. Ecco sul portae si porebbero trovare le delibere relative, il dibattito consiliare, gli eventuali interventi politici precedentie successivi, gli articoli dei giornali cartacei e on line ecc.. In modo da avere la “tracciabilità” completa e trasparente della vicenda. E così per qualsiasi altro argomento. Scattoni ha proposto un portale che sia relativo solo a Chiusi. Ha indicato anche un nome: “Chiusi aperta“. Potrebbe essere il primo strumemto del genere in tutto il territorio. E, pare, anche a livello nazionale.

Non vi è dubbio che sarebbe uno strumento interessante e anche utile. Scattoni dice pure a basso costo, perché ne ipotizza una gestione su base volontaria, anche se prevede comunque una redazione che si incarichi di gestire il sito e di  “selezionare” e “moderare” gli argomenti, le segnalazioni, i contributi che via via perverranno, anche per evitare il rischio dello sciacallaggio informatico.

Naturalmente il sito proposto da Scattoni sarebbe cosa diversa da un semplice blog o da un sito di informazione. Sarebbe una “Enciclopedia”, una sorta di wikipedia locale che si arricchisce man mano con tutto ciò che su un argomento emerge nel dibattito politico amministrativo e pubblico e quindi si autoalimenta.

Dicevamo che sarebbe certamente interesssante e utile. Certamente per gli “operatori” della politica e dell’informazione, per quella parte di società locale che si interessa a vario titolo delle questioni della città: quindi anche le associazioni, i sindacati, i comitati…

Meno, crediamo, per la massa. Per il semplice fatto che la stragrande maggioranza della cittadinanza legge poco, si informa solo “en passant”, partecipa ormai molto poco alla vita pubblica. I giornali hanno subito negli ultimi 4-5 anni un calo drastico e inesorabile delle vendite (solo a Chiusi hanno abbassato la saracinesca tre edicole); crescono, di contro, i fruitori delle testate on line, ma c’è una parte consistente di popolazione che non ne fruisce, che non padroneggia il mezzo necesario (il computer) e se anche lo usa, non lo fa per cercare informazioni e per partecipare al dibattito politico. Basta scorrere i social per rendersi conto di quali siano gli argomenti più in voga. Di norma cani e gatti…

Per esperienza ormai 30ennale, crediamo che non sarà facile gestire una cosa del genere con continuità e con efficienza, contando solo su qualche volenteroso volontario che ha qualche ora di tempo da poterci dedicare…  E’ difficile, quasi impossibile, portare avanti anche un blog, o un sito web come Primapagina senza una struttura organizzata e persone impegnate a tempo pieno. Una “enciclopedia” anche se solo chiusina, richiede non solo dimestichezza e padronanza dello strumento, ma anche conoscenza piuttosto profonda della città, delle cose di cui di parla e quindi anche degli argomenti che dovrebbero essere affrontati. Non si può selezionare e moderare un intervento, senza conoscere il nodo del contendere, gli “attori” della questione ecc… Servirà gente preparata che possa dedicarvi molto tempo. E’ possibile quindi pensare solo ad una iniziativa su base volontaria? E poi l’enciclopedia dovrà anche evitare di apparire uno strumento orientato, di parte, magari finalizzato a fare opposizione o a creare un “contropotere”, perché a quel punto sarebbe uno strumento diverso.

Insomma una buona cosa, ma con il rischio che non funzioni come si vorrebbe.  Senza un gruppo di persone affiatato, motivato e in posseso dei “fondamentali”, ma in qualche modo retribuito e stabilizzato, sarà difficile che possa funzionare e soprattutto durare a lungo.

E comunque un luogo tecnologico e virtuale di trasparenza che aiuti a trovare la tracciabilità delle decisioni sarebbe come abbiamo detto senz’altro utile, ma non sarà mai un luogo di partecipazione attiva. E a Chiusi,  a nostro modestissimo parere (e lo abbiamo scritto più volte) in queso momento, ciò che manca di più è proprio la partecipazione, il confronto tra posizioni e idee, la voglia di ricomicmiare a parlarsi guardandsi in faccia e non solo attraverso il filtro dello schermo del computer e le piattaforme social. In ogni caso ben venga l’enciclopedia dela trasparenza. Se verrà.

m.l.

 

 

 

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