CAPORALATO IN AGRICOLTURA NEL TRASIMENO? IL SINDACATO LANCIA L’ALLARME

CAPORALATO IN AGRICOLTURA NEL TRASIMENO? IL SINDACATO LANCIA L’ALLARME
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CASTIGLIONE DEL LAGO –   Tre settimane fa un’operazione di polizia portò alla scoperta di una rete di aziende agricole e vitivinicole del Chianti che sfruttavano manodopera straniera tenuta in condizioni disumane e reclutata attraverso l’odiosa pratica del caporalato…  Nel Chianti, tra Castelnuovo Berardenga, Radda e Gaiole. Terre di Siena. Non Castelvolturno.

Ed è di oggi l’allarme lanciato da un sindacalista (Michele Greco della Flai Cgil) sul fenomeno in Umbria. E precisamente nella zona del Trasimeno. Greco parla di segnalazioni pervenute al sindacato dal territorio di Castiglione del Lago, dove esistono coltvazioni intensive di pomodori, peperoni e meloni e dove ad alcuni lavoratori stranieri sarebbero stati sottratti i documenti da chi li recluta e li smista…

Si chiama caporalato anche questo.Ed è un modo per tenere questi lavoratori in condizione di sottomissione.

“Sebbene la situazione non sia neanche paragonabile a quella di Rosarno o Castelvolturno – dice il sindacalista Greco – sarà bene tenere alta la guardia e monitorare attentamente ciò che succede nel territorio”. Altri parlano di zone di “lavoro grigio” cioè non proprio “al nero”, ma in situazioni comunque di sfruttamento e di scarsissime tutele.

Del resto da anni, anche nella zona del Trasimeno, certi lavori come la raccolta di meloni, peperoni e pomodori, o i lavori boschivi vengono svolti prevalentemente da manodopera straniera reclutata nei dintorni con sistemi non sempre lineari e ortodossi.

In tempi di crisi i fenomeni di illegalità tendono ad aumentare, ma il lavoro (o la mancanza di lavoro) non può diventare una guerra tra poveri né motivo per fare un cimitero delle regole, delle tutele, della dignità dei lavoratori. Perché si tratta di lavoratori, non di schiavi.

 

 

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