TRASFORMAZIONE DELL’OSPEDALE DI CITTA’ DELLA PIEVE IN CASA DELLA SALUTE, I SINDACI DELL’ALTO ORVIETANO PROTESTANO: NESSUNO CI HA AVVERTITO

mercoledì 08th, marzo 2017 / 11:25
TRASFORMAZIONE DELL’OSPEDALE DI CITTA’ DELLA PIEVE IN CASA DELLA SALUTE, I SINDACI DELL’ALTO ORVIETANO PROTESTANO: NESSUNO CI HA AVVERTITO
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CITTA’ DELLA PIEVE –  Qualche giorno fa era stato il segretario di Rifondazione Comunista dell’alto orvietano Francesco Filippi con una lettera aperta ai 5 sindaci del territorio e anche al primo cittadino di Città della Pieve e al presidente della Commissione regionale Sanità Solinas a porre il problema della “chiusura dell’ospedale e del pronto soccorso di Città della Pieve” e delle ripercussioni negative di tale decisione sui cittadini dell’orvietano, storicamente fruitori della struttura. Cittadini peraltro – dice Filippi – “non informati da nessuno della chiusura”.

A tal proposito il segetario del PRC poneva delle domande su come funzionerà la nuova Casa della salute, che tipo di risposte potrà assicurare all’utenza, quali dotazioni strumentali avrà, di quante ambulanze disporrà,  quali servizi saranno gratuiti e quali a pagamento. Chiedeva Filippi se rimarrà in funzione la Stroke Unit, il centro per la riabilitazione post ictus, “vera eccellenza riconosciuta a livello nazionale”… Inoltre – scriveva ancora il segretario di Rifondazione – “vorremmo sapere se questa chiusura rientra nella Strategia delle aree interne, che come noto, tende a rafforzare tre filoni: istruzione, sanità€, mobilità€ nelle aree più€ fragili del paese, quelle meno servite, quelle a rischio spopolamento. Perchè ben vengano le aperture delle Case della salute e del potenziamento dei punti 118, ma non sacrificando la chiusura di Pronto Soccorso o di centri di eccellenza. Così facendo si rende una zona ancora più vulnerabile, più€ povera, con gravi ripercussioni per la popolazione per l’accesso alla salute e alla cura”. Insomma, secondo il PRC, “un ritorno indietro: certo non si può€ parlare di aumento e potenziamento di servizi per le persone che vivono in queste zone (interne)”.
In chiusura Filippi chiedeva cosa succederà ai lavoratori dell’azienda che prima lavoravano presso il reparto di Medicina Generale e Neurologia e di Pronto Soccorso di Città€ della Pieve. Se saranno dichiarati in esubero, se verranno trasferiti, se erano stati informati della chiusura, se erano stati coinvolti.

A distanza di poche ore è arrivata la prima risposta. Ed è quella dell’Amministrazione comunale di Monteleone d’Orvieto. Poche righe ma chiare e in linea con le preoccupazioni espresse da Rifondazione:

In merito alla lettera aperta di Rifondazione Comunista, la nostra Amministrazione Comunale, ed in particolare il Sindaco, condivide le perplessità e la preoccupazione riportate nella lettera e si sta muovendo per reperire le dovute informazioni al fine di rispondere esaustivamente a queste domande e soprattutto a quelle poste dai cittadini. Riconosciamo l’importanza che il plesso sanitario ha per i cittadini del nostro Comune, soprattutto in casi di pronto soccorso vista la vicinanza rispetto, anche, alle altre strutture ospedaliere ed è doveroso cercare di capire a fondo la situazione per ovviare ai disagi che potrebbero crearsi. Teniamo però a precisare che nessuna istituzione ha informato la nostra Amministrazione circa l’imminente chiusura dell’Ospedale e del Pronto soccorso“.

Ecco, soprattutto l’ultima frase, sulla mancata informazione  ci sembra emblematica di come la politica dimentichi spesso il contesto in cui va a operare delle scelte che incidono sulla vita delle persone. L’ospedale di Città della Pieve infatti non è solo un dei due plessi del Trasimeno (l’altro è quello di Castiglione del Lago), ma anche la struttura ospedaliera di riferimento, da sempre, per vicinanza geografica e tradizione consolidata, dei paesi dell’alto orvietano e pure di una parte della vicina Toscana (Cetona, San Casciano Bagni, e in parte anche di Chiusi) nonostante  la presenza dell’ospedale di Nottola.

Non siamo alla rivolta dei sindaci dell’alto orvietano, contro la chiusura del Pronto soccorso (dal 1 marzo scorso) e la trasformazione dell’ospedale pievese in Casa della Salute, ma le domande poste da Rifondazione e la risposta del Comune di Monteleone lasciano intendere che il coinvolgimento del territorio nella scelta sia stato scarso e inadeguato e che ancora una volta i cittadini hanno fatto solo da spettatori, apprendendo della chiusura dell’ospedale da un cartello affisso sulla porta d’ingresso.

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