DIPINTI POCO NOTI, CASTELLI CHIUSI A CHIAVE: ALLA SCOPERTA DEI TESORI NASCOSTI, 25 ANNI FA E ADESSO…

lunedì 27th, marzo 2017 / 18:07
DIPINTI POCO NOTI, CASTELLI CHIUSI A CHIAVE: ALLA SCOPERTA DEI TESORI NASCOSTI,  25 ANNI FA E ADESSO…
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Qualche giorno fa riferivamo, su queste colonne, dell’apertura, il 18 marzo,  di una grande mostra sul “caravaggismo” senese che vede coinvolte Montepulciano, San Quirico d’Orcia e Pienza e prevede pure qualce “escursione” in altri paesi del comprensorio, alla scopertta di capolavori magari non molto noti del tardo ‘500 e della prima metà del ‘600. Tra le opere principali della mostra ci sono dipinti del Sodoma, del Rustichino, del Beccafumi…

Pensando all’esposizione itinerante che si chiuderà il 30 giugno, ci è tornato in mente un “supplemento” a primapagina di 25 anni fa: agosto 1992. Si tratta del n.3 della rivista “Belverde” che era rispetto a Primapagina quello che è il Venerdì per Repubblica. Una rivista, formato magazine, a tema monografico. Quel numero 3 era dedicato interamente all’oro di questa terra. Cioè ai “tesori” artistici, architettonici e paesaggistici della Valdichiana e dintorni.

E tra i “tesori” presi in esame figuravano anche alcuni dipinti non molto noti, ma di assoluto valore, scovati qua e là, opera dei pittori oggetto della mostra attualmente in corso. In un articolo di Giuliano Censini, si parla per esempio di un “Rustichino dimenticato”: una Madonna con Bambino, San Carlo Borromeo e San Francesco d’Assisi in preghiera” custodito nella Chesa di Santa Croce a nel centro storico di Torrita di Siena. Il dipinto di Fracesco Rustici detto il Rustichino è del 1618-19 e, secondo Censini è molto importante perché sottolinea la rilevanza che in quel momento rivestiva la figura del Borromeo morto nel 1584, una rilevanza tale che l’artista lo colloca a fianco di San Francesco. L’opera risente – scrive ancora Censini – dell’influsso del Caravaggio, ma anche della “pittura a lume di candela” di Gerrit Van Honthorst, noto in Italia come Gherardo Delle Notti… L’articolo si concludeva con l’auspicio che, vista l’importanza dell’opera, questa trovasse una collocazione meno marginale, magari insieme ad altre opere “non sempre ottimamente conservate nelle varie chiese di Torrita”. Ci piacerebbe sapere se è ancora lì…

In un altro articolo Michela Bonichi ci parlava invece del restauro di una grande tela seicentesca collocata nella sala consiliare del Comune di Sinalunga. Opera di autore ignoto, ma “attribuita ad un primo esame degli esperti, alla scuola senese di Francesco Nasini”. Tesi questa sostenuta da due studiosi come Laura Martini e il Soprintendente di Siena e Grosseto Bruno Santi.

Paolo Agresti, invece, accendeva i riflettori su alcuni dipinti sparsi nelle chiese di Sarteano: tra questi un”trittico” trecentesco, custodito nella Chiesa di San Francesco, attribuito a Jacopo di Mino del Pellicciaio e considerato il capolavoro principale del paese, ma anche un’altra pregevolissma “madonna” dello stesso Jacopo nella Chiesa di San Martino  e “una bellissima annunciazione del Beccafumi, sempre nella Chiesa di San Martino, commissionata all’artista da una nobile famigia sarteanese, i Gabrielli…”

Torrita, Sinalunga, Sarteano…tre idee per arricchire oggi il tour proposto dalla mostra di Montepulciano, San Quirico e Pienza…

Quel numero 3 della rivista Belverde sottolineava come spesso i capolavori e i tesori di questa terra non fossero adeguatamente valorizzati. Oltre ai dipinti seminascosti nelle chiese, il riferimento era anche ad opere e situazioni visibili anche “ad occhio nudo”,  senza dover fare gli Indiana Jones per scovarli.

Per esmpio in un articolo si parlava dell’immimente realizzazione di un “parco per gli etruschi” a Chiusi, cosa che invece non è mai avvenuta, non nei termini di quel progetto quantomeno, e di tre castelli “belli e impossibili” perché chiusi a chiave e praticamente off limits per chiunque volesse visitarli: il castello di Montalera (Panicale), il castello di Fighine (San Casciano Bagni), la Rocca di Sarteano e la Fortezza Paolozzi di Chiusi. Quattro manieri posti sul confine umbro toscano, a guardia delle città e di strade di comunicazione.

La Rocca di Sarteano oggi è fruibile e viene usata anche per eventi e spettacoli teatrali. Gli altri tre essendo di proprietà privata sono invece rimasti nella situazione del 1992 e cioè chiusi a chiave e inaccessibili. Il borgo di Fighine è in parte visitabile e in parte no. Così come il borgo di Ripa d’Orcia, oggetto di un braccio di ferro tra la proprietà e un comitato che si batte perché venga aperto al pubblico, considerando “abusiva e arbitraria” la chiusura della pubbliva via che lo attraversa.

Un altro monumento citato in quell’edizione di Belverde e che all’epoca era in condizioni di degrado, ma fortunatamente è stato restaurato ed è anch’esso sede di inizative didattiche e divulgative è “La Fabbrica” ovvero l’edificio che ospitò la direzione dei lavori della Bonifica della Valdichiana romana, portata a termine congiuntamente da Stato Pontificio e Granducato di Toscana alla fine del ‘700. Il Consorzio di Bonifica della Valdichiana Romana e Val di Paglia lo ha rimesso a nuovo e adesso è raggiungibile anche attraverso un percorso pedonale e ciclabile tra Chiusi Scalo e la frazione pievese di Ponticelli, in territorio pievese.

Insomma, dal 1992 qualcosa è cambiato, ma forse una ricognizione sul patrimonio, una sorta di inventario dei tesori, potrebbe essere utile per migliorare ancora…

m.l.

 

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