CITTA’ DELLA PIEVE: ANZIANA MUORE IN UN UN BAR. POLEMICHE SUI SOCCORSI (E SULLA RICONVERSIONE DELL’OSPEDALE)

giovedì 30th, marzo 2017 / 18:12
CITTA’ DELLA PIEVE: ANZIANA MUORE IN UN UN BAR. POLEMICHE SUI SOCCORSI (E SULLA RICONVERSIONE DELL’OSPEDALE)
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CITTA’ DELLA PIEVE – Tragedia in un bar del centro. Questa mattina una donna piuttosto anziana ha accusato un malore ed è morta poco dopo all’interno di un bar in piazza Plebiscito. Inutili i soccorsi prestati prima da un infermiere che si trovava nei pressi e poi dei sanitari del 118 arrivati con l’ambulanza. Probabilmente si è trattato di un infarto. Per la donna, che era insieme al marito non c’è stato nulla da fare. La vicenda, al di là dello sconcerto delle persone che si trovavano nel bar e dei passanti, ha scatenato subito una ridda di polemiche sui tempi del soccorso. L’ambulanza infatti avrebbe impiegato circa 30 minuti, dalla chiamata, per arrivare sul posto.

Molti hanno visto nel tragico frangente la conferma delle preoccupazioni seguite alla chiusura del Pronto Soccorso all’ospedale pievese, operata dal 1 marzo scorso.

Sui social molti si sono lanciati in invettive contro chi ha deciso la chiusura o non ha fatto nulla per impedirla e non ha garantito comunque la presenza di ambulanze attrezzate in loco. Il che è pure comprensibile essendo la “ferita” ancora fresca, ma se l’ambulanza del 118, da qualuque presidio sia partita, ha impiegato una terntina di minuti ad arrivare, e questa è la norma. Non solo a Città della Pieve e nel comprensorio del Trasimeno. E’ così anche nella vicina Toscana, dove il servizio è organizzato in maniera diversa e viene espletato da una ambulanza con personale volontario e automedica con medico e operatore a bordo. Due mezzi che difficilmente arrivano insieme. Tant’è che in Toscana e quindi anche nei comuni limitrofi a Città dela Pieve, come Chiusi per esempio, la Asl ha piazzato dei defibrillatori qua e là, nelle piazze, negli impianti sportivi, in prossimità di giardini e luoghi di ritrovo, proprio per ovviare al tempo di attesa dell’arrivo dell’ambulanza. Naturalmente varie associazioni comprese quelle volontaristiche e sportive sono state allertate e hanno formato i propri addetti all’uso dei defibrillatori. A Città della Pieve lo ha fatto la società sportiva di Po’ Bandino. Purtroppo in piazza Plebiscito non c’era e non c’è un defibrillatore pronto all’uso…

Ma non è detto che sarebbe bastato ad evitare il decesso. Probabilmente il malore accusato dalla anziana signora è stato molto grave, di quelli che lasciano poco spazio alle congetture.

Il tragico episodio di questa mattina è un episodio doloroso, indubbiamente. Ma addebitare la morte della donna al ritardo dell’ambulanza o al fatto che l’ambulanza sia arrivata magari da Castiglione del Lago e non dall’ospedale di Città della Pieve, può apparire una forzatura.

Da quanto riferiscono alcuni testimoni, il tempo impiegato dal 118 è quello che impiega di solito. E tra i commenti sui social, tra i tanti che alzano il tono della polemica, ce n’è anche qualcuno che invita a “non speculare su una disgrazia e sul dolore di una famiglia”.

La polemica sul destino dell’ospedale è legittima, ognuno ha il diritto di manifestare le proprie convinzioni e le proprie preoccupazioni, ma oggi si è avuta la senzazione netta che qualcuno ha visto il fatto di piazza Plebiscito come olio nel lume, per sostenere una battaglia.Il che è poco rispettoso nei confronti della persona deceduta e dei suoi familiari (e anche di chi fa il proprio lavoro con serietà e dedizione nella sanità).

Detto questo è anche giusto verificare i tempi di intervento dei soccorsi e chiedere che quelli previsti dalle normative vengano rispettati, così come è lecito e giusto chiedere che il servizio di emergenza 118 venga organizzato in modo che non ci siano zone buie o grigie, che i tempi siano i più rapidi possibile e mezzi e personale siano adeguati.

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