CHIUSI SCALO: LA NECESSITA’ URGENTE DI UNA SALA MULTIUSO PER ATTIVITA’ CULTURALI E INCONTRI PUBBLICI

martedì 14th, marzo 2017 / 19:04
CHIUSI SCALO: LA NECESSITA’ URGENTE DI UNA SALA MULTIUSO PER ATTIVITA’ CULTURALI E INCONTRI PUBBLICI
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CHIUSI-  Come già in occasione delle “Conferenze su arte, cultura e turismo” promosse dal Comune nel periodo ottobre-novembre 2016, anche nel corso dell’iniziativa promossa giovedì 9 marzo dalla lista Possiamo Sinistra per Chiusi, sempre sulla cultura, è emersa una esigenza, che peraltro i Podemos avevano inserito anche nel loro programma elettorale. Anche questo giornale ne parla da anni come di una “esigenza irrinunciabile” e come una “carenza da colmare prima possibile”.

Parliamo di un luogo fisico a Chiusi Scalo, dove poter svolgere attività culturali, ma anche altro: ad esempio convegni, incontri politici, assemblee cittadine ecc.  Un luogo che oggi non esiste.  L’unica sala disponibile è quella dell’ex cinema Eden di proprietà della Parrocchia, poi c’è la sala delle Associazioni presso la palestra delle scuole elementari, di proprietà comunale, adatta e utilizzabile per qualche riunione (non di taglio politico, per quelle non viene concessa), ma non per altre attività. Ci sono anche salette private (una di Banca Valdichiana e una della Cgil, vicinissime tra loro peraltro), ma anche quelle non vengono concesse per iniziative e riunioni di taglio politico. Non solo di partito, o “di parte”, anche assemblee promosse da soggetti terzi come potrebbe essere Primapagina o un comitato, con argomento gericamente politico.

Quella di avere un luogo in cui potersi incontrare e discutere, possibilmente pubblico, è dunque una necessità impellente. Una “conditio sine qua non” per poter riabituare la città al confronto e alla partecipazione. Ma sia dalle conferenze comunali, che dall’assemblea di Possiamo è emersa la necessità che tale luogo possa ospitare anche eventi culturali, quali mostre d’arte (non esiste una sala mostre allo Scalo), concerti e serate musicali, spettacoli teatrali off (per i quali magari il teatro può essere troppo impegnativo), presentazioni di libri e, nello stesso tempo, possa prevedere anche laboratori, sala prove, sala di incisione e magari anche un bar o comunque un punto di ristoro… Tutto ciò potrebbe anche consentire la creazione di qualche posto di lavoro.

Naturalmente dovrebbe essere un “contenitore” capiente, con più ambienti, anche se allestitI in modo spartano o “industrial style”, come sono spesso luoghi del genere. Insomma più centro sociale che semplice sala polivalente. Un luogo di aggregazione, di incontro e di contaminazione anche per le varie espressioni artistiche locali, dalle compagnie teatrali, alle band musicali, a fotografik, pittori, scultori, designers ecc. in modo che queste si cofrontino, trovino sinergie e collaborazioni. Una fucina, un “cantiere aperto” non un tempio.

Perché allo Scalo? Perché a Chiusi città c’è già il Teatro, con la saletta, poi c’è la sala San Francesco con la tensostruttura esterna, c’è la biblioteca comunale, il museo civico, la saletta di via della Villetta (ex laboratorio scuole superiori), e la ex chiesa di Santo Stefano, già data in uso ad una associazione culturale a convenzione…

E’ Chiusi Scalo che è totalmente scoperta sotto questo aspetto. Ed è a Chiusi Scalo che vive la maggior parte della popolazione della città. Una struttura del genere potrebbe anche favorire l’avvicinamento degli abitanti – finora piuttosto distratti –  al Mascagni e alle iniziative che si tengono nel centro storico. Avvicinare il teatro, la musica, l’arte alla gente, avvicina anche la gente al teatro, all’arte, alla musica.

Il sindaco, alle conferenze di ottobre-novembre mostrò una certa attenzione alla proposta avanzata da Primapagina, ma anche con molta decisione dall’associazione Gec e altri soggetti, e individuò nel piano di recupero della Fornace la possibilità di realizzare tale struttura. Però il recupero della Fornace, anche se previsto dal Piano urbanistico, non è cosa che avverrà dall’oggi al domani. Bene che vada passeranno comunque degli anni. Invece a nostro avviso la Sala polivalente/centro sociale a Chiusi Scalo è una necessità immediata.

Diciamo che, in attesa, del recupero della Fornace (auspicabile sotto molteplici aspetti, anche perché la fornace sta letteralmente crollando giorno dopo giorno), potrebbe essere individuata una soluzione provvisoria, utilizzando un capannone o locali dismessi e inutilizzati.

Nella serata organizzata da Possiamo, alcuni degli stessi podemos si chiedevano se una sala multiuso come quella ipotizzata è un’esigenza sentita anche dai vari soggetti che fanno attività culturale e se poi sarebbe effettivamente utilizzata, mostrando con ciò un certo scettiscismo (strano, visto che l’avevano prposta anche loro in campagna elettorale).  La risposta crediamo sia in quel primo elenco di “operatori culturali” (teatranti, musicisti, artisti, scrittori, danzatori, fotografi, archeologi…) che abbiamo pubblicato su queste colonne qualche giorno fa. Anche sfrondando l’elenco di tutti quei soggetti che non la userebbero mai, c’è materia probabilmente per farla lavorare 300 giorni l’anno. Senza contare che una volta in fuzione potrebbe lavorare anche ospitando iniziative esterne non necessariamente made in Chiusi…

Ci pensino Juri Bettollini e la sua giunta. Ci pensino le opposizioni e ci pensino pure gli “operatori” culturali e la politica.

E’ inutile evocare la necessità di rilanciare il confronto e la partecipazione della gente se non c’è un luogo dove farlo. Inutile avere decine di persone che si dedicano all’arte, al teatro alla musica se poi queste non trovano spazi per creare, provare e per esibirsi e mettere in circolo la loro “produzione”. Senza un luogo fisico in cui possa esprimersi, la vitalità (reale, non fasulla) culturale della città rischia di dspedersi e annacquarsi in mille rivoli incomunicanti… Noi diciamo struttura pubblica, perché dovrebbe garantire un uso pubblico, ma anche perché riteniamo che senza un intervento operativo ed economico del Comune non sia facile realizzarla. Sarebbe bello che le associazioni, le compagnie teatrali, le band musicali, i club ecc. potessero farsela da soli. Ma una cosa è gestirla e farla funzionare, altra cosa è costruirla… In ogni caso rimaniamo dell’idea che sia indispensabile.

A parte un po’ di posti di lavoro, c’è qualcosa che serve di più a Chiusi in questo momento?

m.l.

 

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