La legge del contrappasso: D’Alema, Bersani e Rossi rifanno DP. Dalla vocazione maggioritaria alla testimonianza minoritaria

martedì 28th, febbraio 2017 / 19:19
La legge del contrappasso: D’Alema, Bersani e Rossi rifanno DP. Dalla vocazione maggioritaria alla testimonianza minoritaria
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Si sono salvati in calcio d’angolo. C’hanno messo una M davanti e anche la dicitura “Articolo 1“. Cioè Articolo 1 Movimento Democratico e Progressista. Inizialmente sembrava dovesse essere solo Democratici e Progressisti. In sigla DP. Il contrario di Pd. Ma anche un “remake” della sigla di un partito che ebbe il suo momento di gloria tra la  metà degli anni ’70 e il 1991: Democrazia Proletaria. Per qualche anno rappresentò la sinistra a sinistra del Pci insieme al Pdup, ma nonostante qualche nome di spicco (Mario Capanna, Vittorio Foa, Romano Luperini, Giovanni Russo Spena, Silverio Corvisieri,  Edo Ronchi…) non superò mai la soglia del 2%.

Gli scissionisti del Pd Rossi, Bersani, Speranza insieme agli ex Sel di Scotto avevano ipotizzato di chiamarsi DP. Ventisei anni dopo la fine di quella esperienza. Ora, le cose sono due: o detti scissionisti non hanno memoria storico-politica (il che è probabile) e non si ricordano che Dp era per loro che all’epoca stavano tutti o quasi nel Pci (Bersani e Rossi di sicuro) una piccola spina nel fianco, fastidiosa anche se tavolta “alleata”, oppure hanno adesso una spiccata “vocazione minoritaria”. Perché chiamarsi Dp, cioè come un partito che non è mai arrivato al 2%, non è propriamente beneagurante, con tutto il rispetto per la vecchia Democrazia Proletaria, che una sua ragion d’essere ce l’aveva e la portò avanti con dignità. Ma con poco successo.

Qualcuno deve averglielo detto a Speranza, Rossi, Bersani e compagnia cantante. E così ci hanno aggiunto la M di “Movimento” e quel richiamo all’articolo 1 della Costituzione (“L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”), che – dicono i bene informati – sia stato voluto da D’Alema, che alla fine è il lider maximo della nuova formazione…

Già praticamente costituiti i Gruppi parlamentari: 37 deputati alla Camera e 14 senatori. Non proprio pochissimi.

E c’è già chi fa i conti in prospettiva elettorale e afferma che il Mdp potrebbe prendere tre delle 4 regioni rosse: Toscana, Emilia e Umbria, lasciando le Marche al Pd…

Ma i sondaggi non accreditano la nuova formazione di un successo tale da scardinare il quadro politico: si parla di 3,2% che sommato al “campo progressista” di Pisapia, a Rifondazione e a Sinistra Italiana darebbe comunque un 9% abbondante…

Il che significa che a sinistra del Pd c’è una prateria che potrebbe rivelarsi anche più vasta se gli elettori invece che un arcipelago di formazioni minime trovassero sulla scheda un solo sinbolo, magari ben riconoscibile come elemento unificante della sinistra variegata, orfana e dispersa…

Certo affidare le sorti della rinascita della sinistra a personaggi che hanno responsabilità pesanti come macigni sullo sfacelo dell’ultimo ventennio e anche sulla scalata di Renzi alla conquista del Pd, è operazione rischiosa, non molto credibile e tutta interna, ancora una volta, alle logiche di palazzo…

Ma la diaspora del Pd, l’iniziativa di Pisapia e Sinistra Italiana, la partita ancora aperta delle primarie, con la possibilità che Emiliano o Orlando possano battere il reuccio di Rignano, aprono comunque scenari nuovi, impensabili solo 5 mesi fa…  Il referendum ha squassato il renzismo, ne ha messo a nudo le debolezze strutturali e culturali, ne ha evidenziato la deriva sempre più neodemocristiana e il rischio che per sopravvivere un Renzi vincitore del congresso Pd, debba poi allearsi con Berlusconi e con la destra potrebe dare un’ulteriore spallata. Il popolo ex Ds rimasto ancora fedele al capo e alla linea sarà disposto a ingoiare anche questo rospo?

Non è detto che una presenza organizzata a sinistra del Pd sia di per sé una ipotesi di alternativa praticabile o quantomeno di “pungolo” per un riposizionamento dello stesso Pd, ma di  certo toglierà voti ai 5 stelle, nel senso che molti elettori che avrebbero votato 5 Stelle senza convinzione, ma solo per disperazione o per mancanza di opzioni, potrebbero votare per Mdp o per l’area Pisapia (meglio ancora se unitea alla meta)…

Questo soprattutto nelle aree a più forte insediamento del Pd: in Toscana, in Umbria, in Emilia, nelle grandi città come Milano, Roma, Napoli, Torino…

In qusto territorio il movimento scissionista non si è ancora fatto sentire, né vedere. Un po’ di più sul versante umbro dove dopo Rossi, anche D’Alema ha fatto alcune inziziative. Ma il fuoco potrebbe covare sotto la cenere. L’ex area bersaniana delle Primarie 2012 potrebbe ritrovare voce e coraggio. Se c’è ancora.  E forse c’è.

Strano invece il silenzio, sulla questione, da parte delle formazioni a sinistra del Pd, come i “podemos” di Chiusi che hanno la parola “sinistra” nella propria ragione sociale, ma sembrano totalmente estranei e indifferenti a quanto sta succedendo, come se la cosa non li riguardasse affatto. In consiglio comunale hanno trovato una linea comune con i 5 stelle (e questo ci sta), ma fuori sembrano aver rinunciato a far politica e anche a sfruttare le occasioni che si presentano, come la scissione nel Pd, per la quale dovrebbero gioire, visto che in campagna elettorale pigiarono molto sul tasto della rappresentanza della sinistra, del mondo del lavoro e della cultura in polemica con la deriva renzista…

Stesso discorso per “Progetto Democratico” di Castiglione del Lago, aggregazione nata da una costola del Pd. Adesso con la scissione, potrebe trovare nuova linfa per le proprie ragioni… Invece niente.

Rifondazione Comunista, laddove ancora esiste, tiene la posizione e osserva a distanza. Così come altre aggregazioni di taglio comunista e antagonista, poco attratte dalle diatribe televisive e “social”… per non dire di palazzo.

Certo, a chi 25-30 anni fa votava per Dp trovarsi una sigla simile su una lista con D’alema, Bersani e Enrico Rossi potrebbe fare un brutto effetto.

Forse anche a loro però… Perché passare dalla vocazione maggioritaria alla testimonianza minoritaria, un certo effetto lo farà.

m.l.

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