ENRICO ROSSI RICONSEGNA LA TESSERA DEL PD: “SALTA” LA REGIONE TOSCANA?

martedì 21st, febbraio 2017 / 10:54
ENRICO ROSSI RICONSEGNA LA TESSERA DEL PD: “SALTA” LA REGIONE TOSCANA?
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FIRENZE – Il governatore della Toscana Enrico Rossi lascia il Pd. Lo ha annuciato ieri, all’indomani della direzione del partito: “Riconsegnerò la tessera al circolo di Pontedera centro, dove sono iscritto e parlerò con il segretario locale. E’ una decisione mia, non c’è alcun rancore e non è un dramma, non vivo questa cosa come un dramma come quando si decise di chiudere il Pci, adesso il mondo è cambiato, la poliotica è cambiata, tutti siamo cambiati… “. Già uscendo dalla Direzione Nazionale del Pd, Enrico Rossi aveva fatto capire che non c’erano più spazi di manovra: “io non voglio stare nel partito di Renzi, stop. Dopo il refrendum e la sconfitta dovevamo aprire una partita politica che invece non è stata aperta”. Non ce l’hanno fatta nemmeno i “pontieri” come Orlando che ha provato a mediare tra le posizioni del segretario ed ex premier e quelle della minoranza più agguerrita.  E così Rossi, in sttasa della scissione, che resta comuque nell’aria, si smarca da solo. Esce unilateralmente, senza sbattere la porta, ma con decisione.  Fa sapere anche che lui la tessera del Pd l’aveva rinnovata da non molto: a novembre 2016. Ci aveva insomma pensato parecchio prima di riprenderla. Adesso la riconsegnerà a Floriano Della Bella, segretario del circolo di Pontedera Centro, che, intervistato da un Tv regionale, si è detto dispiaciuto e rammaricato per l’addio del governatore, onore e vanto del circolo.

Rossi insomma abbandona la strada della candidatura a segretario nazionale del partito, se ne tira fuori, per lavorare, con tutta probabilità, alla costruzione di una forza che “torni a parlare al popolo della sinistra, che rimetta al centro il tema del lavoro, che non si vergogni a parlare di socialismo… ” come ha detto di recente alla presentazione del suo libro: Rivoluizione Socialista, appunto.  La mossa del presidente della Regione Toscana potrebbe fare da detonatore e spingere la minoranza che contesta Renzi a uscire dal gruppo parlamentare del Pd, pe rformarne uno nuovo, insieme ai deputati di Sinistra Italiana.  Potrebbe essere questo il primo passo verso la costituzione di un nuovo partito.

Vedremo chi e quanti seguiranno questa strada. Intanto anche figure illustri del Pd pre -Renzi come Prodi e Letta definicono la possibile scissione un “suicidio politico”. Ma sono in molti anche dentro al Pd a dire che la scissione ci sia già stata e sia in atto da tempo.

Il Pd ipotizzato esattamente 10 anni fa da Veltroni non è mai decollato e adesso, dopo l’ubriacatura renziana, finita con il brusco risveglio del 5 dicembre, non esiste più. Il Pd è imploso a causa delle sue contraddizioni, dei difetti di fabbrica, di una mutazione genetica portata all’eccesso, fino a ipotizzare, come unica possibilità per rimanere al governo, quella di allearsi con Berlusconi, cioè con colui che è stato il “nemico numero uno” per 20 anni… D’altra parte però Renzi, il giovane rottamatore dei politici di mestiere, che ha fatto solo il politico di mestiere nella vita, di sinistra non è mai stato. E evocare adesso la “deriva neodemocristiana” del renzismo, dopo avergli consegnato il partito è una cosa che fa sorridere. E in questo gli “scissionisti” che oggi dicono di voler riconquistare lo spazio naturale di un partito di sinistra sono fuori tempo massimo. Oltre ad essere responsabili o corresponsabili di quanto successo in questi anni. E se è indubbio che una forza di sinistra (a sinistra del Pd) sarebbe necessaria e salutare per ridare voce ad un popolo che ha perso rappresentanza, certe facce sono poco presentabili, poco credibili. Non per questioni anagrafiche, ma per  ciò che hanno detto e fatto dalla fine del Pci in poi…

In questo contesto, con un Pd frantumato e non più “primo partito” in Italia,  il governo Gentiloni, anche se tutti, da Renzi agli scissionisti, dichiarano fedeltà, è sempre più in bilico e il voto per le politiche sempre più vicino.  Ma la “mossa d’anticipo” di Rossi (la sua uscita dal Pd) mette a rischio anche il futuro politico della Regione Toscana. Il governatore  potrebbe infatti abbandonare il suo posto prima della scadenza naturale.

“A marzo presentiamo in Consiglio regionale il Piano regionale di Sviluppo, quella sarà la sede per capire se ci sono le condizioni per andare avanti”, ha detto ieri il governatore. I renziani hanno già fatto sapere che non è loro intenzione sfiduciarlo. Ma si sa come vanno certe cose…  L’accelerata potrebbe anche far cambiuare idea a qualcuno. Poi, se quando si voterà per le politiche (al più tardi nei primi mesi del 2018) come presumibile Enrico Rossi si candiderà al Parlamento con il nuovo soggetto di sinistra, sarà obbligato a dimettersi anticipando di molto la scadenza naturale prevista nel 2020.

Al momento pare improbabile che Enrico Rossi possa immediatamente lasciare l’incarico, ma non è escluso, anzi è molto probabile, che il suo mandato finisca prima del previsto. E per la prima volta il Partito democratico, diviso e ridimensionato, potrebbe rischiare seriamente di perdere la Toscana.  E mentre c’è chi intravede nell’uscita di scena di Rossi una possibilità per una propria candidatura (il chiusino Stefano Scaramelli, per esempio) gli stessi renziani stanno già pensando a come evitare o limitare i rischi. Un’idea è quella di cambiare la legge elettorale regionale  (la madre del porcellum), eliminando  il ballottaggio che potrebbe favorire al secondo turno le aggregazioni contro l’egemonia Dem, come è successo a Roma con Virginia Raggi e a Torino con la Appendino.

Ma tutto questo racconta la fine impietosa del progetto Pd. E somiglia sempre più ad un balletto triste. Anzi, a quel famoso ballo nel salone del Titanic…

m.l.

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