Attenti al lupo! La Conferenza stato-regioni decide sulla riapertura della caccia al predatore. Gli ambientalisti dicono No

Attenti al lupo! La Conferenza stato-regioni decide sulla riapertura della caccia al predatore. Gli ambientalisti dicono No
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Oggi è il fatidico “giorno del lupo”. La Conferenza Stato-Regioni  che riunisce il Ministero dell’Ambiente e i rappresentanti delle giunte regionali, deciderà se appèrovare il Piano predisposto per la conservazione dei lupi. Oppure lo cambierà. Quel piano al momento prevede la possibilità di riaprire la caccia a questi predatori, anche se in casi limitati, e ha suscitato una vera e propria rivolta delle associazioni ambientaliste e animaliste.

Da giorni una campagna martellante su giornali e social network chiede di eliminare dal documento la possibilità degli abbattimenti controllati fino al 5% degli esemplari. Oggi sono in programma manifestazioni non solo a Roma, alla sede della Conferenza in via della Stamperia e al Pantheon, ma anche davanti alle sedi di alcune Regioni.

L’Enpa(Ente Nazionale Protezione Animali) ha raccolto 500.000 firme su Facebook in calce ad un appello contro l’uccisione dei lupi, altre 170.000 ne hanno raccolte i Verdi con una petizione su change.org. Alcune amministrazioni regionali, dopo un primo ok tecnico il 24 gennaio scorso, di fronte alle proteste hanno fatto marcia indietro sulle uccisioni. A Lazio e Puglia, contrarie da subito, si è aggiunto l’Abruzzo, mentre Friuli, Veneto, Piemonte, Liguria e Campania, in varia misura, hanno chiesto un ripensamento. Umbria e Toscana invece sembrano orientate ad approvare la misura di contenimento dei lupi, assecondando così le pressioni degli agricoltori e allevatori e delle loro associazioni di categoria, preoccupate per la proliferazione del predatore e per i danni che esso provoca alle greggi.

Insomma è in atto una sorta di braccio di ferro che potrebbe finire in un compromeso: overo l’approvazione del Piano da parte della Conferenza Stato-regioni, ma senza la parte relativa all’abbattimento selettivo. La misura potrebbe essere stralciata per ridiscuterla in seguito, oppure lasciata cadere del tutto. Detto questo, nessuno mette in discussione il fatto che la proliferazione e l’aumento dei lupi rappresenti un problema.

Oggi i lupi sono stimati in circa 100 esemplari nelle Alpi e almeno 2.000 nell’Appennino. Qualche mese fa, poco dopo la “battuta controllata” per eliminare la presenza di cinghiali nell’area della ex fornace di Chiusi Scalo, su queste stesse colonne, pubblicammo un articolo che dava coto di segnalazioni ripetute circa la presenza non solo di cinghiali e caprioli, ma anche di lupi nelle campagne e pure in prossimità dei centri abitati tra Montepuciano, Chiusi, Cetona e Città della Pieve.  Con pecore, cani e altri animali attaccati e massacrati dai lupi, neanche tanto solitari. Ma, come dicevamo in precedenza, anche in territori non appenninici e neanche montani, come la zona della Valdichiana sud e del pievese, dove il lupo non c’era mai stato o era una presenza rarissima, adesso c’è e alcuni  animali al pascolo ne hanno fatto le spese.  Oltre agli animali lasciati allo stato brado anche la presenza sempre più consistente di caprioli  e degli stessi cinghiali potrebbe aver attratto branchi di lupi, scesi apunto dall’Appennino. Si parla comunque di numeri esigui. Forse una decina in tutto.

Fino a qualche anno fa solo nel Monte Rufeno (tra San Casciano Bagni, Allerona e Acquapendente) e sull’Amiata era segnalata la presenza autoctona di lupi.

Il Piano lupo del Ministero dell’Ambiente, elaborato da Ispra e una settantina di esperti, prevede monitoraggio della popolazione, campagne di informazione sui sistemi di prevenzione naturali (cani pastori, rifugi, recinti elettrificati), gestione dei pascoli, lotta agli incroci con i cani, rimborsi più rapidi dei danni. L’abbattimento controllato significherebbe la riapertura della caccia alla specie, chiusa e vietata dal 1971. Ma non potrebbe eccedere comuqnue il 5% della popolazioe complesiva in Italia. Secondo il Ministro dell’Amiente Galletti, l’abbattimento controllato sarebbe necessario anche per evitare che gli allevatori risolvano il problema da soli e a modo loro, sparando senza permesso. Cioè con il bracconaggio. Secondo il Wwf invece, l’abbattimento non risolve il problema, ma alcontrario lo aggrava, in quanto “i lupi in branco preferiscono cacciare animali selvatici, cinghiali e caprioli. Solo i singoli puntano al bestiame. Gli abbattimenti destrutturano i branchi e creano “lupi solitari” che cercano prede facili. La soluzione al problema -secondo l’associazione ecologista – è tornare ai tempi antichi: stalle, recinti e “robusti” cani pastore.

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