Pd: Bettollini spara su Rossi e D’Alema e fomenta la scissione. Ma ha fatto bene i suoi conti?

lunedì 30th, gennaio 2017 / 19:34
Pd: Bettollini spara su Rossi e D’Alema e fomenta la scissione. Ma ha fatto bene i suoi conti?
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Un paio di giorni fa il sindaco di Chiusi Bettollini ha rilasciato una intervista nella quale ha sostenuto senza tentennamenti Matteo Renzi e attaccato duramente il governatore della Toscana Rossi,  per come Rossi sta conducendo la sua battaglia interna al Pd per scalzare Renzi e prenderne il posto di segretario, ma anche sul governo della Regione.  La battaglia per la leadership del Partito Democratico sembra una questione tutta toscana. Una corsa a due tra Renzi e Rossi. Occhio però al governatore della Puglia Michele Emiliano, che più o meno è sulle stese posizioni di Rossi, in quanto ad antirenzismo, ma gioca in proprio.  Quanto a Bettolini ecco cosa ha detto su Renzi, Rossi e… D’Alema:
Renzi mi è piaciuto. Credo che abbia compreso la strada giusta. Quella di ripartire dai Sindaci e dagli amministratori locali. Un passaggio necessario verso quell’inversione di rotta che rappresenta la priorità del Paese, ovvero risolvere i problemi e non enunciarli. Non serve più fare la lista della spesa delle cose che non funzionano: vanno semplicemente risolte; questo è ciò che fanno Sindaci e gli amministratori locali ogni giorno, scontrandosi con le difficoltà di una burocrazia ancora troppo elefantiaca. Serve riportare più centralità nella figura del Sindaco, più potere, più risorse; penso per esempio al tema della protezione civile, dell’emergenza e della prevenzione. Serve pensare ad un nuovo ruolo del Sindaco perché non lo si può usare solo come parafulmine a cui scaricare le preoccupazioni e le responsabilità di una allerta. Ma non solo, il vero rilancio economico del nostro Paese, lo attueremo se ai grandi processi nazionali ed internazionali, uniamo la dinamicità dei nostri Sindaci, mettendoli nelle condizioni di poter generare nuovi processi di ricchezza dal basso.
Bene quindi l’azione di Renzi di voler ripartire dai territori perché ha ragione: non serve solo efficienza quando si è un grande leader come lui, ma occorre soprattutto cuore e normalità che solo nei territori possiamo trovare. Questa è la ricetta giusta, secondo me, per la costruzione di un nuovo progetto politico che veda Renzi leader dei nostri territori, abbandonando le discussioni interne e mollando D’Alema: vuole la scissione? Lasciamolo andare. Anche basta. Rossi dice che Renzi è un giocatore di poker disperato? Il governatore chieda scusa con la stessa enfasi con cui ha rilasciato quell’intervista pronunciando quelle ignobili parole. Rossi Amministri bene la Toscana e rispetti l’impegno con i cittadini che lo hanno votato. Arrivato secondo me il momento di una verifica sul suo operato. Solidarietà a Matteo Renzi”…

Qualcuno in Valdichiana si è un po’ stupito delle parole di Bettollini. E del suo schierarsi in modo così netto con Matteo. Ma di che stupirsi? Juri Bettollini, con Stefano Scaramelli, è un renziano della prima ora. Ha cominciato a far politica sulla scia del camper nella campagna per le primarie del Pd nel 2012 e da lì è sempre stato un fedelissimo dell’ex premier. Si è speso più volte per lui e Renzi si è speso per Bettollini. Quindi l’endorsement è più che comprensibile. Come è comprensibile – dal suo punto di vista –  il j’accuse di Bettollini verso chi attacca Renzi e ne mette in discussione la leadership nel partito. E in prospettiva anche la candidatura a premier…

Se mai stupisce (ma non troppo) la nonchalance e la sicumera con la quale Bettollini liquida o vorrebbe liquidare D’Alema. “Vuole a scissione? vada pure...” Come se il referendum e le batoste rimediate dal renzismo non avessero insegnato niente. Non che D’Alema sia senza peccato, per carità, sulla distruzione della sinistra ha anche lui le sue responsabilità, addirittura più di Renzi. Perché ha comiciato prima a picconare, Renzi ha solo finito il lavoro, sbagliando spesso le misure. Però dire “se vuoi andare vai”, senza pensare alle conseguenze per il partito, a cosa rimarrebbe il Pd, se la componente ex Ds facesse le valigie, sembra un atteggiamento non solo arrogantello, ma anche poco lungimirante. Quale sarebbe il “nuovo progetto politico”, quello di un partito tutto centrista con Verdini, Alfano e qualche ex amico di Monti? Auguri!

Sarebbe una resa senza condizioni a Grillo e al Movimento 5 Stelle. In questo, Bettollini, che da sindaco eletto si è mostrato più accorto, più cauto, più “disponibile” di quando era “facente funzioni” in scia Scaramelli, sembra aver fatto un passo indietro. Una dichiarazione d’amore e fedeltà a Matteo che suona fiera e bellicosa, ma anche disperata, come quella del soldato che dal fortino assediato e ormai a tiro del nemico, dichiara fedeltà al generale, sapendo però che la guerra è persa e c’è poco da fare. Renzi bluffa – lo ha detto Rossi – e in questo caso (cioè nelle risposte sulla situazione nazionale e del Pd) ha bluffato anche Bettollini.

Le parole del sindaco di Chiusi, super renziano per costituzione, non fanno altro che confermare lo stato di guerra aperta dentro il Pd, dove la posta in gioco è il congresso nazionale e quindi la leadership. Confermano la voglia dei renziani di sbarazzarsi delle “zavorre” a sinistra e la voglia della minoranza dem di sbarazzarsi di Renzi, che a dire il vero in 3 anni ne ha azzeccate poche e delle battaglie che ha fatto non ne ha vinta una. Neanche per sbaglio.

Con le sue dichiarazioni sul quadro nazionale e sulla battaglia interna al partito, Bettollini apre una riflessione anche a livello locale. Finora a Chiusi non ha chiuso mai la porta in faccia alla sinistra interna, né a quella esterna, cercando per esempio di gettare qualche “ponte” ai Podemos, isolando i 5 Stelle… Non sempre ci è riuscito, ma qualche volta ci ha provato. Sulla questione della Fondazioine Orizzonti, per dire, avrebbe l’occasione per riprovarci. Per cercare almeno un confronto. Lo farà? dopo questa intervista sembra più difficile. E Juri Bettolini sembra anche più solo. Da quanto afferma ha la giunta dalla sua e pure la segretaria della Federazione senese Silvana Micheli. Ma il partito, inteso come corpo degli iscritti, degli elettori, c’è ancora e che consistenza ha? Se D’Alema se ne va quanti se ne porta dietro? E se Enrico Rossi porterà la sua battaglia fino in fondo, quanti staranno con Renzi e quanti con Rossi?

Bettollini può avere anche la certezza che gli deriva dalla convinzione di stare nel giusto, di fare una battaglia di rinnovamento, e forse ostenta sicurezza perché questo è il “metodo Renzi”, ma…  avrà fatto bene i suoi conti? Ha considerato che effetto può avere sull’elettorato del Pd, in questa parte di Toscana, l’uscita o la cacciata della sinistra dal partito? I voti Bettollini li ha presi anche nell’elettorato di centro destra orfano di Berlusconi, in quel popolo che è sempre stato democristiano e governativo, ma il grosso li ha presi ancora nel serbatoio dell’ex Pci-Pds, Ds. Come Renzi alle Europee… L’ex premier dice di voler conquistare il famoso 40% per poter ottenere il premio di maggioranza e governare. Ma come fa ad arrivare al 40% un partito che attualmente è sì e no al 30 e caccia via una sua componente? Altro che mutazione genetica. Sarebbe un salto della barricata. E un calcio alla storia stessa del Pd e delle sue radici. Ci pensi Bettollini…

Forse il nostro Juri certe cose le ha dette nella foga, per troppo affetto nei confronti dell’amico Matteo messo alla berlina… Ci pensi bene e verifichi i suoi conti. L’impressione è che non solo non li abbia fatti fino in fondo, ma li abbia pure sbagliati…

m.l.

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