Mode linguistiche. Prontuario di uso e abuso degli -ismi più glamour

sabato 28th, gennaio 2017 / 09:45
Mode linguistiche. Prontuario di uso e abuso degli -ismi più glamour
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Le mode linguistiche del momento prediligono gli –ismi, dispregiativi utili a creare nuove categorie di soggetti sgraditi

La lingua è bella perché varia. Mutevole come l’umore, una lingua si adegua ai tempi, alle novità, alle attitudini di un popolo e all’andazzo di una società. Le parole vanno e vengono, cambiano accezione, contestualità, valore, e come ogni altro prodotto dell’effimero mercato, subiscono il fascino delle mode. A renderle glamour ci pensano i Media, a diffonderle i Social, la Rete e qualche bislacco pseudo- pensatore.

Mentre scrivo, vanno per la maggiore i sostantivi che finiscono in -ismo e relativi aggettivi in -ista, alcuni freschi coniati, altri ricicciati dalla Storia di movimenti sociali o politici. In entrambi i casi, i moderni –ismi sono più consoni alle esigenze di un bipolarismo sociale che tutto giudica e tutto contrassegna. Dispregiativi tout court, di –ismi e -isti ce ne sono per tutti i (dis)gusti, raffinati marchi di schedatura, ideali per mettere in ombra quelli che non la pensano come NOI (o VOI).

Se siete a corto di termini da pronto giudizio e volete levarvi di torno un noioso avversario, ecco un prontuario di uso e abuso che potrebbe tornarvi utile.

Pessimismo: non è un Movimento. Il Pessimista è solo uno che vede sempre tutto nero, amante del bicchiere mezzo vuoto per eccellenza. Nel linguaggio moderno si usa per (em)arginare chiunque analizzi la realtà nella sua concretezza, senza sconti, idealismi, soluzioni o false speranze. Una volta si chiamava Realista, ma oggi non va più di moda.  Abusate pure di questo-ista. Sono talmente pochi quelli che conoscono la differenza che il marchio spegnerà ogni dibattito.

Buonismo: per definizione il Buonista è uno che ostenta buoni sentimenti e tolleranza verso gli avversari. Nella parlata ordinaria dell’Italia del 2000 è quel tizio fastidioso che si appella ai diritti umani e civili a ogni piè sospinto. Usate il termine, ma senza abusarne o passerete per obsoleto. Il Buonista sta diventando un po’demodè, surclassato dal Populista che spopola (se mi passate la figura etimologica) nel linguaggio politico, giornalistico e digital-chic (si fa per dire).

Populismo: il Populismo nasce in Russia come movimento culturale e politico, tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 con l’intento di migliorare le condizioni di vita dei gruppi più disagiati (contadini e servi della gleba), realizzando una sorta di società rurale contro le società industriali. Negli anni il Populismo è stato argomento storico e letterario molto dibattuto, ma a noi Italianotti moderni della storia del pensiero frega poco.  Abusate liberamente del Populista. Lo fanno tutti. Serve ad oscurare e mettere a tacere chiunque farfugli di diritti o anche solo di voce del popolo. Fa eccezione ogni riferimento alla sovranità. Lì si entra nel merito della Costituzione italiana che nessuno applica ma che tutti difendono. In quel caso (e solo in quello) non si è Populisti ma Patriottici. E non è un’offesa. Almeno…

Femminismo: movimento nato verso la metà degli anni ’60 con l’obiettivo di ottenere pari opportunità e diritti tra uomini e donne. Nel corso della Storia è diventato quel movimento di pazze furiose che volevano scimmiottare i maschi e facevano dei reggiseni tutto un falò.  Come gli -isti precedenti, Femminista è oggi un termine dispregiativo. Un insulto vincente ma usatelo con cautela. Potreste trovarvi di fronte una superstite del Movimento pronta a bruciarvi le mutande al grido di “Tremate le streghe son tornate”

Comunismo: dottrina fondata sulla tesi di Marx e Engels per cui mezzi di produzione e consumo con relativa distribuzione e gestione sono regolati dall’intera società e non dai privati. In Italia è esistito un partito Comunista ma ha cambiato così tante volte nome e contenuti che solo sparuti soggetti ne conservano memoria. Il termine, apparso anche in una canzone del compianto Giorgio Gaber, ha goduto del suo pessimo splendore durante gli anni di un noto Cavaliere che vedeva Comunisti dappertutto. Quel che è stato è stato, oggi il Comunista è colui che blatera di cosa pubblica, bene comune, articoli 18, uguaglianza di classe, sesso, religione, razza, e bestemmie simili. In altre parole, è una minaccia per l’umanità, portatore sano di tutti i mali del mondo. Per la sua natura di marchio corposo, denso di sfumature, è uno degli –isti meno trendy del momento. La terminologia mediatica ne fa un uso contenuto. Seguite il trend e usatelo con accortezza. I Media hanno sempre ragione.

Elda Cannarsa

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