L’altra faccia di Amazon, libri e inchieste rivelano cosa si cela dietro il click

mercoledì 04th, gennaio 2017 / 09:57
L’altra faccia di Amazon, libri e inchieste rivelano cosa si cela dietro il click
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Giornalisti e scrittori rivelano l’altra faccia di Amazon. Critica ad un modello lavorativo e sociale non troppo virtuoso 

fford-amazon-swanseaLavora duro, Divertiti, Fai la Storia” (Work hard, Have Fun, Make History). Benvenuti in Amazon.com, la potenza planetaria da 107 miliardi di dollari (fatturato 2015), che a Swansea, in Galles, ha ottenuto la costruzione di Fford Amazon (per tutti Amazon Way), una strada ad hoc come condizione per la costruzione di un magazzino di 74.000 metri quadri.

Ma quanto duro si sgobba nel colosso dell’e-commerce? Il modello di lavoro diversamente etico di Amazon è cosa nota. Affonda radici nel 2013, quando la BBC si infiltra proprio nel magazzino di Swansea. Il giovane Adam Litter, assunto per il periodo natalizio, indossa una telecamera nascosta riprendendo ‘la verità dietro il click’ (The Truth behind the click, BBC Panorama).

Un anno dopo, il giornalista francese Jean-Baptiste Malet si fa assumere in incognito nel magazzino di Montélimar (Drôme), e divulga la sua (in)felice esperienza al mondo con il libro “En Amazonie. Un infiltrato nel migliore dei mondi”.

Nel 2015, in Italia, esce il libro di Marco Scotti “Codice Amazon” sulle peculiarità e criticità dell’impresa che ha cambiato i modelli consumistici e lavorativi dell’era moderna.

Nel 2016, i giornalisti Valeria Castellano e Antonio Palmieri della 7 conducono l’inchiesta  “Viaggio dentro il modello di lavoro Amazon” a Piacenza, sede del più grande magazzino d’Italia: 85.000 metri quadri, pari a 12 campi di calcio. L’inchiesta rileva le stesse “criticità” dei colleghi europei e d’oltreoceano.

Insomma, tanta roba e poco spazio per infilarcela tutta. Vediamo allora cosa succede dietro lo schermo, una volta che, comodamente spiaggiati nella nostra poltrona di casa, ebbri di anticipazione, confermiamo il nostro ordine su Amazon.

Click! L’ordine schizza in uno dei grandi magazzini di stoccaggio e spedizione. Gli articoli sono disposti senza alcun criterio di classificazione. Si mettono là dove c’è uno spazio libero. Libri, profumi, auricolari e quant’altro sono semplicemente una merce da spedire. Uno vale l’altro.

Magazzino Amazon. Swansea, Galles

Magazzino Amazon. Swansea, Galles

I picker (raccoglitori di ordini) recuperano i pacchi dagli scaffali. La parola d’ordine, dietro lo schermo come davanti, è “rapidità”. I picker hanno un target da raggiungere. Adam di Swansea arriva a dover recuperare 110 pacchi in un’ora, ovvero 2 pacchi al minuto, percorrendo una media di diciassette chilometri al giorno. Ogni picker è controllato dai propri superiori attraverso uno scanner, un dispositivo elettronico che, ad ogni pacco da recuperare, segna il countdown dei secondi a disposizione. Se si supera il target assegnato, il dispositivo emette un suono di allarme.

Se l’allarme è frequente, il superiore invita il picker a migliorare. In verità, anche se i tempi sono giusti, l’obiettivo è di fare sempre meglio. Ogni giorno un passo (letteralmente) in più. Il che si traduce in vere e proprie corse. Perché…come si fa a prendere un pacco in trentatré secondi su una superficie di 74.000 metri quadri se non correndo?

Avvertimenti. Amazon adotta un sistema di punti, tipo patente. Se accumuli tre punti, sei fuori. Puoi ricevere mezzo punto o un punto se arrivi al lavoro con due minuti di ritardo. Basta una volta. Un minuto e mezzo te lo puoi permettere ma due proprio no.

Modalità di assunzione degli interinali, assunti durante i periodi di fuoco come Natale. Circa ventimila, dichiarano quelli di Amazon. I contratti iniziali vanno da quindici a trenta giorni con possibilità di proroga. Per contratto, gli interinali firmano una clausola di segretezza, per cui non possono parlare di quello che accade nel luogo di lavoro con nessuno. Nemmeno con la famiglia. Sarà per questo che per saperne di più tocca infiltrarsi.

Sulla questione assunzioni, Amazon fa sapere che gli assunti a tempo indeterminato sono migliaia in tutto il mondo, ma per quanto riguarda gli interinali, non si può pretendere che una ditta assuma ad aeternum tutti i lavoratori extra dei periodi festivi.

Nel suo libro, per contro, Jean-Baptiste Malet, sostiene che il colosso non crei affatto posti di  lavoro, anzi: per vendere la stessa quantità di libri del circuito delle librerie indipendenti,Amazon impiega una quantità di personale diciotto volte inferiore. Personale peraltro non qualificato. Dato questo non indifferente in quanto riduce la richiesta di competenza e professionalità di settore. Non solo delle librerie. Amazon vende praticamente tutto. Anche la carne di unicorno…

In Amazon(ie), scrive Malet, l’uomo è una macchina che, conformemente al meccanismo dell’usa e getta, va utilizzata fino a quando rende il massimo. A tempo determinato. Una condizione degradante paragonabile, per certi aspetti, a quella dell’operaio di una fabbrica di quasi due secoli fa ma con una differenza, nota Malet. Mentre le fabbriche erano e sono luoghi visibili, tangibili così come lo è il lavoro che vi si svolge, i magazzini Amazon sono invisibili, non fanno rumore, occupano spazi lontani dagli occhi e dalla quotidianità. Di Amazon esiste uno schermo. Oltre quello c’è il buco nero.

Tanta roba, dicevamo. Abbastanza per continuare a scavare in quel buco nero. Ma come ha reagito il gigante dell’e-commerce a libri come “En Amazonie” o “Codice Amazon”, rei di aver (quantomeno) insinuato il dubbio sulla correttezza delle pratiche dietro il click?

Che domande. Vendendoli su Amazon, naturellement…

Elda Cannarsa

 

 

 

 

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