La lezione di Nikola: un calcio al pensiero unico e alla dittatura del denaro

venerdì 20th, gennaio 2017 / 15:41
La lezione di Nikola: un calcio al pensiero unico e alla dittatura del denaro
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In giornate come queste, dove le notizie sono da tregenda, apprendere che 8 persone sono state trovate ed estratte vive dalle macerie dell’albergo di Rigopiano sommerso dalla slavina è una cosa che ti riempie i cuore. Certo, ce ne saranno tante altre rimaste lì sotto che probabilente non ce l’hanno fatta a mettersi in salvo o a trovare un pertugio in cui attendere i soccorsi. Ma intanto 8 persone non saranno solo i nomi di 8 vittime di una tragedia. Potranno tornare a vivere. Insomma una buona notizia.

Ma, il Tg ne ha data un’altra di notizia, riferibile certamente a contesti e situazioni tutt’altro che drammatiche, ma pur sempre una notizia di quelle destinate a fare… epoca. Perché sposta l’angolo di visuale, ribalta il concetto di “pensiero unico” e quello di dittatura del denaro… Un calciatore croato, in forza alla Fiorentina, per scelta sua, “personale e definitiva”, ha detto di no ad un contratto da nababbo offertogli da una squadra cinese. E lo ha fatto dopo che per giorni e giorni tutta la stampa, anche quella molto, ma molto vicina alla società viola, lo dava come ormai in partenza verso l’Oriente, dove avrebbe guadagnato 10 volte di più di quanto guadagna adesso a Firenze. Ha fatto insomma una scelta controcorrente, mentre tutti ci dicevano che “certe offerte non si possono rifiutare”, “questo non è un mondo di francescani”, “nessuno sputa su 12 milioni al mese…”. Il pensiero unico, appunto, la dittatura del denaro a cui non si può dire di no, senza passare quantomeno per fessi. Nikola Kalinic si è messo contromano rispetto alla “legge del mercato”, universalmente riconosciuta e considerata come una “logica ineluttabile”…

Lo ha detto lo stesso giocatore: “ho avuto l’impressione che tutti mi spingessero là…”. Di sicuro anche la società dei Della Valle che avrebbe intascato un assegnino da 50 milioni di euro (forse si sarebero accontentati anche di 38-40, visto che il giocatore lo avevano pagato 5…). E invece Nikola, quello che domenica scorsa ha “purgato” la Juventus, ha detto “no grazie”,  io resto qui. A giocare nella Fiorentina, ad un milione e 800 mila euro l’anno. Che è niente in confronto ai 12 miloni offerti dai cinesi, ma non è poi una miseria.

Ecco, Nikola Kalinic, un ragazzo di quasi 30 anni, con la faccia smagrita bianca come il latte, che sembra sempre malaticcio e che un anno e mezzo fa è arrivato dal freddo dell’Ucraina (Dnipro), se ne è fregato di un futuro da supermilionario, ma in un calcio che ancora non conta granché, per rimanere a giocare in Italia. E se ne è infischiato delle pressioni dei suoi procuratori, che avrebbero guadagnato anche loro cifre che ti cambiano la vita, della stampa tutta e dei suoi stessi padroni, che dicono di no, ma lo avrebbero venduto volentieri.

Ha compiuto Nikola Kalinic un gesto rivoluzionario di disobbedienza e di resistenza civile. Ha dato una lezione a tutti. E poi dicono che i calciatori sono ragazzi viziati attaccati solo ai soldi. Molti sì. Non tutti, evidentemente.

Nikola Kalinic ai soldi a palate ha preferito l’affetto della curva, dei tifosi, ha preferito la bellezza di Ponte Vecchio ai grattacieli delle nuove megalopoli cinesi… Un gesto del genere vale la maglia viola a vita di Giancarlo Antognoni e meriterebbe una statua allo stadio come quella di Batigol. Il numero 9 viola oggi, con l’Italia in ginocchio per la neve e il terremoto, ha detto al mondo, anche al mondo dei ricchi e dei super ricchi, che l’Italia è un Paese in cui vale la pena di vivere. Che il calcio italiano, bistrattato e impoverito, è ancora migliore di altri e che il calcio, come la vita, è fatto anche di emozioni, di bellezza e non solo di milioni. Ha detto a tutti Kalinic, che in campo ci vanno dei ragazzi, non i milioni…

Albert Camus, premio Nobel per la letteratura (e comunista) disse un giorno: tutto quello che so della vita l’ho imparato dal calcio. Il “no grazie” di Nikola Kalinic è una di quelle storie che fa pensare che il calcio possa ancora insegnare qualcosa, nonostante tutto…

Non so come si dice in croato, ma… grazie Nikola! (e aggiungo: forza Viola! ma non dirlo ai Della Valle e ai loro tirapiedi)

Marco Lorenzoni

 

 

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