Chiusi, si può pensare di uscire dal deserto?

lunedì 23rd, gennaio 2017 / 20:20
Chiusi, si può pensare di uscire dal deserto?
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CHIUSI – Anche il 2016 si è chiuso con un saldo pari, se non negativo, per quanto riguarda le attività aperte e quelle che hanno chiuso i battenti. Qualche nuova insegna si è vista, come un bel negozio in piazza Dante (che poi è un “ritorno” visto che la proprietaria è la figlia dei gestori dello storico bar adiacente, quando ancora si chiamava Cavallino Bianco, negli anni ’60-70), un concept store, come si chiamano adesso e dove puoi trovare cose belle e particolari per la casa, per l’abbigliamento, per un regalo… Ma è uno dei pochi.

C’era per esempio una enoteca, in via Pisacane, sempre allo Scalo, emanazione di una azienda agricola e cantina di Montepulciano. Adesso non c’è più.

C’era un’edicola storica, anzi “antica”, come recitava la stessa denominazione dell’attività, nel centro storico, in piazza Graziano e adesso non c’è più nemmeno quella. La domenica spesso era l’unica aperta. Ma ha fatto la stessa fine dell’edicola della stazione. Ancora un sacrificio all’informazione via internet. I giornali non li compra più nessuno.  E’ il mercato bellezza!  E Chiusi città è sempre più vuota. Anche durante le feste, un deserto. Di giorno e di notte.  Con le luminarie ancora più deserto.  Perché il vuoto risalta di più.

Alla Stazione un po’ più di movimento c’è stato e c’è, ma mica tanto. Neanche i saldi hanno acceso la miccia. E ormai anche gli abitanti stanno facendo l’abitudine alle “strade vuote deserte sempre più” come nella famosa canzone di Mina…

Viene rabbia a vedere una città così, ad assistere ad un declino che sembra ineluttabile e inarrestabile, senza possibilità di invertire la tendenza. Eppure i commercianti, le associazioni di categoria, lo stesso Comune si danno da fare, di iniziative ne mettono in campo diverse, ma la situazione non cambia. Il vento è sempre lo stesso. Ed è un vento gelido. Che fa male. Chiusi non riesce proprio, nonostante gli sforzi, a tornare nei circuiti dello shopping, dello struscio, della passeggiatina domenicale, come era un tempo. E se parliamo di turismo esterno (italiano o straniero) parliamo comunqe di numeri esigui. Magari in leggera crescita. ma sempre esigui.  piazza duomo

Gli amministratori locali pubblicano continuamente notizie e post incoraggianti sui social: come se la città vivesse un’epoca d’oro. Per carità, fa piacere essere il comune della zona con il più alto tasso di raccolta differenziata di rifiiuti. Oppure rivedere le scalette Zilath di nuovo praticabili (stanno facendo dei lavori), fa piacere vedere che il teatro fa sold out per uno spettacolo su De André e Don Gallo, che un un wine bar-restourant si riempie per la presentazione di un libro sul “Club 27”, cioè sui mostri del rock belli e maledetti e morti tutti a 27 anni. Fa piacere sentire nell’occasione musicisti locali eseguire magistralmente brani di Jimi Hendrix o Janis Joplin o vedere che qualcuno registra il primo disco o EP (sì perché ora anche i dischi si comprano su internet…). Però Chiusi resta una ghost town. Inutile negarlo. Le eccezioni confermano la regola.

Colpa degli amministratori che vedono tutto rosa e non si accorgono della realtà e quindi neanche ci provano ad a invertire la tendenza?

Colpa di tutti, della politica in generale, che non cerca e non trova risposte. Ognuno per il ruolo che ha, naturalmente. Gli amministratori sono giovani. I più anziani hanno 40 anni. La più giovane neanche 30. Loro, di Chiusi hanno conosciuto e frequentato, per motivi anagrafici, solo questa, solo cioè una Chiusi già in declino. Non hanno mai visto, per esempio, il centro storico quando c’erano 40 negozi che vendevano di tutto. E non parliamo degli anni prima della crisi del ’29, ma degli anni ’80… 30 anni fa. Non hanno mai visto, se non in qualche sbiadito filmatino amatoriale in superotto, Piazza Dante che brulicava di persone alle 10 di mattina come alle 5 del pomeriggio: tassisti, autisti, noleggiatori, viaggiatori, ferrovieri, pensionati a fare “capannello”, commercianti indaffarati. Non hanno mai visto i bar pieni di gente, fino a notte fonda. E non solo di giovani, come avviene adesso nei pub.

A Chiusi Scalo di negozi ce n’erano più di cento e anche quelli vendevano di tutto. C’era pure l’Emporio della Gomma. Per dire. Non parliamo dei cinema. Delle botteghe artigiane, anche quelle di servizio alla persona: parrucchieri, barbieri, calzolai, sarti, e i riparatori di elettrodomestrici, di biciclette e motorini, di mobiletti, di bilance, ecc…  La mattina tutte le botteghe mettevano fuori la mercanzia, dalla frutta ai secchi, alle scope, alle gabbie con gli uccellini, ai fiori…. Era una città meno ordinata, anche meno “ecologica”, ma di sicuro più vivace.  Per chi non l’ha mai vista, per chi non l’ha conosciuta, però, è anche difficile immaginarla adesso. Come si fa a immaginare una cosa sconosciuta? E se questo discorso vale per gli amministratori, vale anche per altri, comprese le opposizioni. La capogruppo dei 5 Stelle viene da fuori e anche lei ha 40 anni; l’altra consigliera pentastellata e i due di Possiamo ne hanno qualcuno in più, forse loro un po’ più di “memoria” di come era Chiusi potrebbero averla, ma per il resto anche i podemos sono in larga misura  under 40 e sembrano saperne poco del passato.

Per questo, così come riteniamo che sarebbe utile una discussione ampia e senza reticenze, sui temi della cultura, per capire cosa si può fare per valorizzare il patrimionio e le risorse umane presenti e incentivare le iniziative, anche esterne, che possano favorire la crescita complessiva della città, allo stesso modo pensiamo che non sia più rimandabile una riflessione anche sui temi economici. E in particoar modo su quello che è il tessuto connettivo dell’economia locale. la rete commerciale e artigianale. Come in politica e in tutti i campi, la “memoria” può venire in aiuto, può essere utile a compendere certe dinamiche e certi errori. Perchè di errori ne sono stati fatti parecchi negli ultimi decenni. Qualcuno può pensare che non sia il caso di discutere con “questi amministratori”. E la posizione è legittima, ma allora quel qualcuno dovrebbe fare qualche proposta alternativa e lavorare per portarla all’ordine del giorno… Altrimenti, la strada è una sola: riflettere tutti insieme, pacatamente, serenamente – come diceva Veltroni – sulla situazione e sulle possibili vie d’uscita. Comiciando, a nostro modestissimo avviso, dallo studiare come eravamo… Perché se “eravamo” una comunità vivace, si può anche pensare che sia possibile tornare ad esserlo. Il che non vuol dire guardare solo indietro, o vagheggiare improbabili ritorni a tempi ormai passati. E remoti. Lanciamo la palla alle forze politiche, all’Amministrazione, a Chiusinvetrina e alle altre associazioni. Ne vogliamo parlare o ci attrezziamo per vivere nel deserto? Nel caso, il sindaco ci dica che provviste dobbiamo fare…

m.l.

 

 

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