Regione Toscana: una mozione per vietare la vendita di gadgets e oggetti che richiamano il fascismo

venerdì 16th, dicembre 2016 / 15:46
Regione Toscana: una mozione per vietare la vendita di gadgets e oggetti che richiamano il fascismo
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FIRENZE – Qualche anno fa a Chiusi, in occasione di un mercatino domenicale, uno degli ambulanti che esponeva tra le varie anticaglie in vendita anche un busto di Mussolini, alcune spille a forma di fascio littorio e altri oggetti che richiamavano il ventennio fu invitato da alcuni giovani del posto a metter via quella roba perché in Italia l’apologia del fascismo è reato ed è vietata… L’ambulante si difese dicendo che quelli erano oggetti di antiquariato, come i vecchi telefoni, o i serviti di piatti e bicchieri che aveva sul banco… Ne nacque un diverbio acceso e piuttosto lungo. Ormai era ora di riporre la merce e levare le tende. Ma ad ogni mercatino successivo il busto del Duce era ancora lì in bella mostra, come le spillette a forma di fascio littorio. Perché, ci disse, quel tipo di “esposizione” non è configurabile come apologia di fascismo ma solo come vendita di oggetti  di valore storico e antiquario: “Vede? ho anche un elmetto militare britannico del ’44 …  Diciamo che è la stessa cosa…”

In effetti finora è stato così. E anche nelle edicole si possono trovare non oggetti storici e antiquari, ma calendari del 2016 e del 2017 con le foto di Mussolini. Ai raduni di Casa Pound come abbiamo ampiamente documentato anche su queste colonne durante il meeting del settembre scorso a Chianciano,  di magliette, gadgets, poster, libri e materiale vario in cui si inneggia al fascismo se ne possono trovare quanti se ne vuole. E’ apologia o non è apologia di fascismo?

Finora evidentemente non è stata considerata tale. D’ora in poi le cose però potrebbero cambiare. Almeno in Toscana.

In Consiglio regionale è infatti passata a maggioranza una mozione, presentata dai consiglieri del gruppo Pd, per contrastare le vendite e la diffusione di gadgets e oggettistica raffigurante immagini, simboli e slogan rievocativi dell’ideologia fascista. La mozione invita la Giunta toscana ad attivarsi per fare in modo che “il reato di apologia del fascismo venga prontamente inserito all’interno del codice penale, consentendo l’effettiva repressione di reati legati alla riproduzione e alla diffusione di gesti, linguaggi e simboli del fascismo e del nazifascismo”.

Il documento chiede alla Giunta anche un impegno affinché “il reato di apologia del fascismo venga integrato con la fattispecie relativa alla vendita di oggetti riproducenti immagini e slogan riconducibili a tali regimi” e di adoperarsi per far sì che in Parlamento si arrivi con celerità all’approvazione della proposta di legge per l”introduzione nel codice penale del reato di propaganda del regime fascista e nazifascista”.

La mozione, ha spiegato Alessandra Nardini (Pd), “nasce da una mozione dell’Anpi di Pisa e di Livorno e segue una recente risoluzione dell’Emilia Romagna, per introdurre una nuova fattispecie di reato e perseguire alcune condotte non previste dalla normativa vigente”. Insomma in Toscana, ma non solo in Toscana, si vuol mettere un punto fermo su questa questione, arrivando al più presto ad una normativa chiara e non equivocabile.

Hanno votato a favore i gruppi Pd e Sì-Toscana a sinistra, contrari  Lega nord (con l”eccezione di Elisa Montemagni, che si è astenuta) e Fratelli d’Italia. Il gruppo del Movimento 5 stelle non ha partecipato al voto.

g.l.

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