CHIUSI: ABITANTI IN CALO, UNA DECRESCITA POCO FELICE

martedì 20th, dicembre 2016 / 15:55
CHIUSI: ABITANTI IN CALO, UNA DECRESCITA POCO FELICE
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CHIUSI – Il recente referendum, al di là, dei voti ottenuti dal Sì e dal No, ha evidenziato un altro dato. L’aumento dei votanti rispetto alle comunali di giugno e il calo degli elettori, cioè degli aventi diritto. A Giugno, gli elettori erano 6.696, i votanti furono 4.586. Al referendum gli iscritti nelle liste erano 6.457 (-239), mentre i votanti sono stati 4.991 (+405).

Insomma c’è stato un recupero dell’area del “non voto”, pur in presenza di un calo degli elettori aventi diritto al voto. Questo significa che il referendum ha avuto più “appeal” delle elezioni comunali, dove pure si votava per scegliere il sindaco, erano in lizza persone conosciute, partiti vecchi e nuovi. Sfatata quindi la vulgata secondo cui la gente al referendum non sapeva neanche per cosa votava. Lo sapeva benissimo, evidentemente.

Il fronte del Sì che era in sostanza sovrapponibile alla coalizione che ha sostenuto Bettollini alle comunali, ha ottenuto 2.781 voti pari al 56,30%.  Alle comunali Bettollini ne prese 2.816 (pari al 64,33%). Otto punti in meno in percentuale, ma solo 35 voti in meno di quanti ne prese a giugno. Il non voto recuperato è andato tutto altrove.

Ma il fronte del No vedeva insieme la sinistra dei podemos, i 5 stelle e anche la destra e, a occhio e croce, sembra proprio l’elettorato di destra quello che è tornato alle urne per il referendum, visto che a giugno era quasi scomparso (219 voti Salaris e 146 voti Rita Fiorini, totale 365).

Il fronte del No ha preso più voti della somma delle opposizioni alle comunali (2.159 voti pari al 43,7, mentre alle comunali ne ottenne 1.561 pari al 35,6, con un aumento in termini assoluti di 598 voti e di 8,1 punti percentuali). Quanto del buon risultato del No è ascrivibile all’azione di Possiamo o dei 5 Stelle e quanto al fatto che si è scongelata quella destra che non si vide rappresentata da Salaris e da Rita Fiorini nel giugno scorso e se ne rimase a casa?

Ma, come dicevamo all’inizio, al di là degli aspetti politici sui quali non abbiamo registrato ad oggi alcuna valutazione ufficiale da parte di nessuna forza politica, se non una improvvida presa di posizione di Stefano Scaramelli, un dato certamente preoccupante è quello del calo degli elettori. Perché significa calo di popolazione: 239 persone in meno in 6 mesi esatti non sono proprio uno scherzo.

E allora andiamo a vedere come sta Chiusi dal punto di vista demografico (dati forniti dall’anagrafe comunale):

Gli abitanti ad oggi, 20 dicembre, sono 8.617. Il 30 giugno erano 8.668. In sei mesi la città ha perso 51 residenti.  Al 31 dicembre 2015 erano 8.704. Quindi in un anno il calo è di 87 persone. Non una emorragia, ma uno stillicidio, continuo con tendenza all’aumento della perdita. Come un tubo bucato da cui esce poca acqua, ma di continuo…

Ci sono poi altri indicatori a segnalare la medesima tendenza:

Nel 2016 (ad oggi) i nati sono 61 (31 maschi e 30 femmine); i morti 112 (58 maschi e 54 femmine).

Nel 2015 i nati sono stati 62 (36 maschi e 26 femmine); i decessi 103 (40 maschi e 63 femmine).

Il saldo nati/morti è dunque negativo, praticamente 1 a 2,  sia nel 2015 che nel 2016.

Gli emigrati da Chiusi nel 2015 sono stati 185 verso altri comuni italiani e 12 verso l’estero. Cittadini  irreperibili 21. Totale persone “in fuga”: 218.

Gli immigrati, sempre nel 2015, sono stati 180 da altri comuni e 22 dall’estero. Più 14 “altri iscritti” all’anagrafe. Totale arrivi 216.

Anche il saldo arrivi/partenze è negativo (-2 persone).

Il dato emigrati-immigrati del 2016 non è ancora disponibile non essendo l’anno ancora finito. Ma la situazione è chiara: a Chiusi tante persone vengono e tante vanno. Mentre per ogni nuovo nato si contano due persone che muoiono.

La situazione è chiara, ma non è rosea. E’ la fotografia di un paese in declino. Un paese che invecchia e non si rinnova, dove anche il flusso migratorio in entrata sembra essersi fermato o comunque ridotto ormai a poche unità.

Quanto alle uscite, si tratta se mai di capire quanti di quei 12 emigrati verso l’estero sono “cervelli in fuga” e quante invece persone che tornano al paese d’origine. Ma stiamo parlando di numeri molto piccoli. Più elevato il numero degli “emigrati” verso altri comuni italiani (185) che comprende sia chi magari si è trasferito a Po’ Bandino, a Città della Pieve o a Villastrada come residenza, rimanendo però a lavorare e vivere di fatto a Chiusi, sia coloro che se se ne sono andati per lavoro o per altre ragioni più lontano tagliando ponti e radici…

Il quadro è piuttosto cupo. E smorza molti entusiasmi propagandistici. Chiusi è in decrescita inesorabile e neanche tanto lenta. Sicuramente non felice. Del resto alcune interviste pubblicate su queste colonne, sullo stato dell’economia locale, facevano intendere quale fosse la realtà dei fatti. I numeri dell’andamento demografico confermano quelle valutazioni.

Crediamo che su questo “quadro piuttosto cupo”, o quantomeno non idilliaco, tutta la città debba riflettere. Debbano rifletterci il sindaco, la giunta e la maggioranza, che spesso offrono invece una lettura molto positiva – alquanto irreale – della situazione, e anche le opposizioni, magari facendo sapere cosa ne pensano o cosa farebbero loro.

Crediamo che debbano rifletterci le associazioni di categoria e i sindacati, insomma tutta la società civile più o meno organizzata, senza aver paura di “denigrare la città” per il solo fatto di parlare di una criticità. Parlandone e confrontandosi, possono venire fuori anche idee e proposte per invertire la tendenza. Che per ora è una tendenza allo scivolamento. Se si vorrà evitare che lo scivolamento diventi una caduta rovinosa e inarrestabile, servirà un ragionamento serio sulle politiche abitative, sulle politiche per il lavoro, per il rilancio della città non solo dal punto di vista dell’appeal turistico, serviranno soluzioni per abbassare i costi degli affitti, incentivi a chi si insedia con una nuova attività o rafforza quella esistente. Servirà insomma uno sforzo comune della politica, degli operatori economici, dei proprietari di immobili, delle banche… Qualcosa in questi anni è stato fatto, qualche incentivo esiste, qualche iniziativa di incoraggiamento pure. Senza quegli incentivi e quelle iniziative sarebbe stato anche peggio, forse. Ma evidentemente non è bastato e non basta.

Purtroppo a Chiusi l’abitudine a ragionare delle questioni reali si è un po’ persa, da una parte e dall’altra.  E non da adesso. Ognuno parla ai suoi (come è successo di recente sul palasport) e il confronto langue. Al massimo avviene a distanza o raramente sui banchi del Consiglio Comunale.  Mai faccia a faccia a livello politico.

I risultati si vedono e sono nei numeri, che per definizione sono impietosi e parlano da soli.

Nei panni di Bettollini e della giunta, del Pd e dei podemos, dei 5 stelle e della destra, dei sindacati e delle associazioni imprenditoriali, passate le feste un’occhiata a questi numeri la vorremmo dare. Se non altro per capire…

m.l.

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