GITE FUORI PORTA (1): MONTISI, IL BORGO ABITUATO A CAMBIARE COMUNE

venerdì 04th, novembre 2016 / 17:41
GITE FUORI PORTA (1): MONTISI, IL BORGO ABITUATO A CAMBIARE COMUNE
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Così come stiamo scandagliando lo stato dell’economia locale, vorremmo cominciare, in contemporanea, un altro viaggio, alla scoperta dei borghi e delle peculiarità diciamo così “ambientali” del territorio. Il terremoto in Valnerina ci ha fatto capire drammaticamente che c’è un’Italia minore (ma minore solo per dimensioni dei paesi e per la lontananza dai centri nevralgici, dalle metropoli…) ricchissima di tradizioni, di tesori, di cui ci accorgiamo solo quando… crolla. Quando viene spazzata via da un evento calamitoso, sisma, frana o alluvione che sia…

Ecco, il nostro viaggio – che si dipanerà sulle colline al confine tra Umbria e Toscana – abbiamo voluto cominciarlo da un borgo antico, di grande valore storico, che è stato Comune e adesso non lo è più. Anzi tra poco cambierà pure gonfalone, per la seconda volta, passando sotto un comune diverso, rispetto a quello attuale. Parliamo di Montisi, frazione del comune  di San Giovanni d’Asso, che tra qualche mese verrà accorpato con il suo capoluogo a Montalcino, cittadina confinante e di riferimento, ma distante 28 chilometri… A San Giovanni d’Asso rimarranno alcuni uffici comunali e pure il… vicesindaco.

Siamo nel cuore delle “terre di Siena”, tra Valdichiana, Valdorcia e Crete senesi. Il paesaggio è ancora quello dei dipinti di Ambrogio Lorenzetti. Ed è una summa dei caratteri tipici del paesaggio toscano: cipressi e olivi, tra boschi di querce e lecci, muri a secco di arenaria, calanchi e costruzioni in mattoni rossi, arenaria e travertino… Anche le insegne delle locande e dei ristoranti sembrano quelle dei romanzi ottocenteschi o di.. Pinocchio. montisi-1

Nel week end di Ognissanti c’era la “festa dell’olio novo” a Montisi. Come ogni anno. Tanta gente a mangiare in piazza o dentro taverne rimediate negli scantinati. Sapori d’altri tempi, naturalmente, perfettamente in sintonia con un luogo d’altri tempi. Dove il tempo va più piano che altrove.

Coppa,  buristo, minestra di ceci e di farro condite con un filo d’olio appena spremuto, tagliatelle e maltagliati con il tartufo delle Crete e il “tegamaccio” che se a Chiusi è un piatto che si fa con il pesce di lago,  a Montisi è uno spezzatino di maiale stufato a lungo nel tegame di coccio. Poi acciughe, baccalà, salsicce e rigatino di cinta senese e per dolce il castagnaccio con rosmarino e pinoli… Piatti poveri, pietanze della tradizione contadina, sublimati da quell’olio che si dice sia con quello della vicina Trequanda uno dei migliori del mondo. Non a caso sempre lì, nei pressi di Montisi, ad una manciata di chilometri c’è Petroio, la capitale della terracotta, e in particolare degli orci, altrimenti detti giare o ziri, per conservare appunto l’olio…

Certo, quando non c’è la festa a Montisi non è che ci sia la “movida” milanese… Il borgo è bello e suggestivo, ma sonnacchioso, come tutti i borghi di antico lignaggio, ma fuori circuito. E ormai largamente  spopolato. Ma è molto unito.

La gente di Montisi fa comunità, e se un tempo il collante erano la parrocchia e la sezione del Pci, adesso è l’associazione di volontariato che accompagna la gente all’ospedale, ritira le ricette, aiuta chi ha necessità… E tutti danno una mano. E tutti si conoscono e si salutano… E’ come una sola grande famiglia Montisi.

Dicevamo che il borgo cambierà comune per la seconda volta. Sì, da poco c’è stato il referendum e San Giovanni d’Asso ha deciso di “fondersi” con Montalcino.  Ma Montisi dal 1777, per 100 anni,  ha fatto parte del Comune di Trequanda, finché il re Vittorio Emanuele II, nel 1878, per un problema di approvvigionamento idrico, non decise di spostare Montisi e il vicino castello di Montelifrè nel comune di San Giovanni d’Asso lasciando sotto Trequanda le frazioni di Petroio e Castelmuzio.

L’unione con Montalcino è vista di buon grado dai montisani che vi intravedono una possibilità di “salvezza” del borgo, perché Montalcino è un ‘brand’ famoso in tutto il mondo e se al Brunello si affiancano l’olio extra vergine di oliva, il tartufo bianco, lo zafferano e la salumeria tipica di San Giovanni d’Asso e Montisi ne esce una miscela di qualità assoluta. Un “patrimonio dell’umanità”… Una specie di paradiso del palato e anche degli occhi, se si considera il paesaggio circostante. Un paesaggio che Iris Origo definì commovente. Da Montisi si vede la torre del Mangia di Siena in lontananza da una parte, l’Amiata e la rocca di Ghino di Tacco a Radicofani dall’altra, nel mezzo il colle di Montalcino dietro al quale già si può immaginare il mare…

Non è lontana Montisi, da Montepulciano o da Pienza, ma è un altro mondo. Qui il turismo c’è, ma non è invasivo e di massa, ed è quasi esclusivamente straniero, gente che cerca la Toscana felix… Quel clima, quei colori, quegli odori che in qualsiasi stagione rendono questa terra unica al mondo. Non è lontana neanche da Sinalunga, ma la differenza è ancora più marcata. Anche il dialetto è diverso…

A Montisi si parla un senese meno senese di quello del capoluogo o di Asciano e Monteroni d’Arbia. Si parla bene. Un italiano quasi perfetto, con piccola inflessione toscana, seneseggiante, ma non troppo. Comunque migliore di quello di Sinalunga che tradisce punte di aretino, o di Chianciano, Cetona e Chiusi che possono risentire del romano e dell’umbro…

C’è anche un teatro nella piccola e decentrata Montisi, ricavato nei locali di quella che era la “grancia”, ovvero una grande fattoria fortificata, di proprietà dello Spedale di Santa Maria della Scala di Siena, che ebbe il terreno dal signorotto locale Simone Cacciaconti (stessa casata di Ghino di Tacco) nel 1295…

“Una bella Fortezza a uso di Palazzo con Torre, con più Antiporti e Ponte levatoio e con Chiostro in mezzo, e con una bella Cinta murata […] con controfossi, e fossi, e con tutte quelle appartenenze che si richiedono ad una Fortezza, da rendersene ben sicuro; e nel detto Circuito vi sono più abituri, cioè stanze, di Granai, Ciglieri, e Cantine…” .  Così la grancia di Montisi viene descritta in un documento del XV secolo.montisi-2

La torre della grancia è ancora visibile, ma è mozza… Fu infatti fatta saltare in aria dai tedeschi in ritirata il 30 giugno del ’44, nella speranza di chiudere il passaggio all’avanzata degli alleati… Una targa posta alla base ricorda quell’evento.

Se Parigi val bene una messa, Montisi, naturalmente non è Parigi, ma val bene una gita. E se qualcuno vuole andare a Messa, la chiesa c’è… anzi ce n’è più d’una. Con dipinti di un certo interesse.

M.L.

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