LA SECONDA CONFERENZA SU ARTE E CULTURA, UN’OCCASIONE SPRECATA. E SE LI FACESSIMO DAVVERO GLI STATI GENERALI?

lunedì 14th, novembre 2016 / 17:56
LA SECONDA CONFERENZA SU ARTE E CULTURA, UN’OCCASIONE SPRECATA. E SE LI FACESSIMO DAVVERO GLI STATI GENERALI?
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CHIUSI –  Come temevamo la seconda delle due Conferenze Programmatiche su arte, cultura e turismo è stata solo una passerella. Dopo la prima giornata tenutasi l 15 ottobre, nella quale si registrò un confronto utile su varie tematiche, ci eravamo un po’ illusi che potessero uscire anche delle idee e delle proposte più compiute. Non è successo. Certo, anche nella seconda giornata (articolata su due sessioni, una sabato 12 e una domenica 13) sono stati forniti spunti interessanti e contributi tecnici, di esperti che potranno tornare senz’altro utili e ci auguriamo che l’Amministrazione li tenga presenti. Ma il confronto vero, quello che auspicavamo quando 4 anni fa proponemmo gli “Stati generali della cultura” non c’è stato. E non c’è stato perché nella seconda conferenza è mancato del tutto il tessuto culturale locale. Degli artisti, dei musicisti, dei teatranti, dei ricercatori, degli scrittori che pure costituiscono un patrimonio reale, concreto e piuttosto vivace si è visto ben poco. Più che altro si son sentiti saluti, ringraziamenti e qualche “comparsata” ad uso politico e diciamolo pure di propaganda. Per carità, avere l’attenzione del presidente del Consiglio regionale, di operatori importanti non fa male. Così come è sempre un arricchimento poter ascoltare in diretta i protagonisti di alcune esperienze più o meno pilota… Ma il carnet della due giorni di sabato e domenica scorsa era talmente fitto e zeppo di nomi e di situazioni che ognuna ne è uscita diluita, quasi impalpabile…  Ha prevalso, evidentemente, la linea del “vedi quanto siamo bravi?” in un potpourri in cui è risultato difficile distinguere gli esempi veri da seguire o studiare dalla fuffa… La solita fuffa piena di termini anglofoni, ma vuota come una campana. Peccato.

Diciamo che non è stato tutto tempo perso, ma quello che ci aspettavamo era altro.

Avremmo voluto assistere ad un confronto vero, serrato, tra gli addetti, il tessuto culturale locale, l’amministrazione e la cittadinanza, sulla qualità e le modalità di alcuni eventi come il festival Orizzonti, per esempio, e invece il tutto si è risolto con la “toccata e fuga” del direttore artistico Andrea Cigni, stavolta presente, ma per pochi minuti, nei quali ha difeso (giustamente) il festival, la qualità delle proposte e ha duramente criticato i “criticoni”, quelli che si lamentano per le spese eccessive o per la chiusura della piazza quando c’è l’opera lirica… Ha chiesto un impegno finanziario ancora più forte da parte del Comune, se possibile, e anche da parte delle imprese e dei privati… Perché “investire in cultura” è una scelta che paga, nel lungo periodo… Ma sui nodi venuti al pettine nei mesi scorsi, come il rapporto tra il festival e la stagione del Mascagni e l’humus teatrale locale, per esempio, ha volutamente sorvolato… Ed è finita lì…

Sarebbe stato interessante verificare che percezione ha la città del fermento “musicale”, quale è il giudizio sulle band giovanili e non solo presenti in loco… Sarebbe stato interessante sentire il punto di vista di chi il teatro lo fa, di chi si dedica a insegnarlo, di chi scrive o chi mette su le scenografie.

Avremmo voluto vedere finalmente scindere quel binomio che è un equivoco tra cultura e “incoming”, tra cultura e turismo (perché la cultura non è solo veicolo per portare turisti e non si misura solo con le presenze negli alberghi e coi caffè che fanno i bar) e invece la seconda sessione ha accentuato l’equivoco e ha mischiato ancora di più le carte, facendo pendere la bilancia dalla parte dell’incoming, del turismo, dell’accoglienza, insomma del “richiamo”, del marketing, che è sicuramente necessario, anzi indispensabile, ma è cosa diversa dalla cultura intesa come elemento identitario e di crescita civile della città, che spesso è roba che costa e non si vede nell’immediato.

Sarebbe stato interessante vedere come alcune proposte uscite dalla prima giornata potrebbero trovare attuazione  nei mesi e negli anni a venire… Niente, tutto è rimasto al punto  di partenza. Per fortuna però, e questa è la cosa forse migliore di questi “stati generali mancati” la discussione e le proposte della prima giornata sono state “fissate” su carta e sono adesso scritte in un documento di 10 pagine, che circolava in sala e che sarà reperibile in Comune.

Indipendentemente dalla passerella di sabato e domenica scorsi, quella è una base non disprezzabile di ragionamento e da lì si può ripartire. Per esempio: una sala polivalente per musica live, prove, mostre, teatro e conferenze, allo Scalo si può fare oppure no? e come e dove? Oppure: una segnaletica che richiami le peculiarità della città e del territorio (tipo l’immagine del Perugino che campeggia nella rotonda tra Chiusi Scalo e Po’ Bandino in direzione Città della Pieve), in alcuni luoghi strategici è ipotizzabile e fattibile oppure no? E la Fondazione Orizzonti che fine farà? Che tipo di organismo sarà quello annunciato dal sindaco nella prima giornata?

Ecco, il Comune un po’ di carne al fuoco l’ha messa. Forse troppa. E in modo non del tutto proficuo, privilegiando la visibilità, le “buone conoscenze” e lo specchio mediatico per alcuni personaggi di cui si poteva fare anche a meno (magari venivano lo stesso anche se si parlava di caccia). Ha consentito che alcune questioni fossero gettate sul tavolo, ma non ha dato risposte se non molto interlocutorie. Qualche spunto lo ha comunque fornito. Poteva far meglio? certamente sì. Ma poteva anche non fare niente. Meglio poco che niente.

Le opposizioni hanno disertato l’appuntamento. Gran parte del “tessuto culturale locale” pure. Quest’ultima a nostro avviso è stata l’assenza più pesante.

In conclusione, che dire? che in larga misura è stata un’occasione sprecata. Ma una base di discussione c’è. Qualche orizzonte è più chiaro di prima.  Secondo noi, però gli “Stati generali della cultura”, così come li avevamo ipotizzati, sarebbero ancora necessari. Le due conferenze comunali non hanno colmato la necessità.

Ci piacerebbe che adesso prendessero la parola quelli che fanno cultura sul campo. E a Chiusi non sono pochissime persone. Pensiamo a Gianni Poliziani, Francesco Storelli, Laura Fatini, Gabriele Valentini, Carlo Pasquini, Paolo Micciché, ai ragazzi dei Semi d’arte 2.0, a Fabrizio Nenci, Alex Marrocchi, a Mascia Massarelli, Claudia Morganti, Francesca Carnieri, Sara Bartoli e gli altri che fanno teatro con compagnie vecchie  e nuove,  a Roberto Fabietti e i musicisti della Filarmonica, a Stefano Giannotti, Gianluca Meconcelli, Igor Abbas, Giuseppe Leotta,  Francesco Poggioni, Pier luca Cupelli, Roby Mencaglia, Giulia Trentini, Giovanni Ferretti, a Giorgio Cioncoloni e i Rivelati, ai Dudes, agli Yakamoz e alle altre band giovanili e non solo giovanili, ad Alessandro Sambucari, Giannetto Marchettini e gli altri animatori del Lars Rock fest, pensiamo agli artisti Guido Fei, Roberta Betti, Simone Nasorri, Romina Nenci, a Matteo Fuccelli e i Flashati, Carlo Sacco, Andrea Fuccelli, pensiamo a Maria Pace Ottieri e a chi ha scritto e scrive romanzi e con loro a chi opera in biblioteca, ai volontari del gruppo archeologico, agli storici, a chi danza, a chi studia e lavora ad applicazioni scientifiche, chi fa informazione.

Una bella discussione fuori dai denti, fuori dagli schemi e dall’ufficialità, su quello che c’è, su quello che si fa e come si fa… Non si tratta di fare i “contro stati generali”, ma di mettere un tassello, anzi un “tavolo” in più che nelle due conferenze comunali è mancato…

Ci vogliamo provare? Chi ci sta alzi la mano…

m.l.

 

 

 

 

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