CONFRONTO SUL REFERENDUM A CETONA. BETTOLLINI SI METTE L’ELMETTO

mercoledì 09th, novembre 2016 / 11:47
CONFRONTO SUL REFERENDUM A CETONA. BETTOLLINI SI METTE L’ELMETTO
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E TRA LE RIGHE IL SINDACO DI CHIUSI LANCIA L’IDEA DEL COMUNE UNICO DELLA VALDICHIANA…

CETONA – Interessante dibattito ieri sera a Cetona sul referendum del 4 dicembre prossimo, con due relatori, uno per il Sì e uno per il No: Il sindaco di Chiusi Juri Bettollini e il professor Mauro Volpi dell’Università di Perugia. Organizzava il Pd. Ma per Bettolini si è è trattato di un partita non solo in trasferta, ma anche in un campo ostico, innaffiato copiosamente prima della gara, come fanno le squadre che incontrano il Real Madrid, per renderlo scivoloso e infido.

Sì perché Cetona ha notoriamente una bella piazza, tipica piazza italiana cuore e motore di tutto il paese, ma è notoriamente anche la “piazza” meno renziana del Pd senese. Bettollini però è un tipo sportivo, ha accettato la sfida e l’invito. E se il professor Volpi, con linguaggio semplice e non accademico, ha smontato pezzo per pezzo la riforma della Costituzione proposta dal Governo e sottoposta a referendum, lui la riforma l’ha difesa e sostenuta, ha difeso Renzi e la Boschi e si è difeso anche per sé, buttandola in politica e a tratti anche un po’ in… caciara, facendo rumoreggiare la platea. Più la parte di fede Pd a dire il vero, che quella, pure presente, dei comitati per il NO venuti anche dai dintorni… D’altra parte però la partita non era ad armi pari. Il professor Volpi, da studioso e docente della materia aveva oggettivamente più argomenti e più dimestichezza a trattare di architetture istituzionali. Se la serata fosse stata organizzata per parlare di cordoli di marciapiedi, asfaltature di strade, piano regolatore o bilanci comunali, sarebbe stato Bettollini, che è sindaco e faceva il geometra, ad avere buon gioco. In questo caso ha messo l’elmetto e ha usato le frecce che aveva.

A fare da moderatore è stato l’ex sindaco ed ex consigliere regionale Sirio Bussolotti, il quale non ha lesinato critiche al suo partito per come ha gestito e sta gestendo la campagna referendaria e anche altre questioni (la trasformazione delle province in enti di secondo livello per esempio), ma alla fine non ha preso posizione, né per il Sì, né per il No, dicendo  ai due interlocutori “nessuno dei due mi ha convinto fino in fondo”.

E se una cosa si è capita benissimo, ieri sera, è che dentro il Pd a sentirsi a disagio è la parte che viene dalla sinistra, dai Ds, dal Pci, mentre i più accesi sostenitori della riforma costituzionale e della politica renziana sono quelli che al Pd si sono avvicinati di recente, provenendo dalla sponda avversa. E questo, a leggere le cronache nazionali, sembra essere un problema non solo cetonese. Ennesima riprova della mutazione genetica di un partito.

Dicevamo che il professor Volpi ha smontato la riforma, infatti ne ha messo in luce gli aspetti contraddittori e il linguaggio incomprensibile, ha fatto notare come si siano mischiare le carte (l’abolizione del CNEL per esempio) per ottenere più facilmente consensi, ha evidenziato come lo stesso quesito che troveremo sulla scheda, così come molti slogan della campagna per il Sì strizzino l’occhio ad una visione deleteria e negativa della politica, quindi in sostanza al populismo e all’antipolitica, e come tutto l’impianto della riforma vada nella direzione di una concentrazione dei poteri e nella riduzione della partecipazione dei cittadini e delle prerogative degli organi di controllo… Ha sottolineato il “legame stretto” tra Riforma della Costituzione e legge elettorale (e lo ha fatto citando Renzi, non D’Alema) in un mix che di fatto esclude i cittadini dalle scelte e mette le istituzioni in mano ad una pletora di nominati dai vertici dei partiti. Non solo, ma ha anche evidenziato il fatto che il nuovo senato composto da consiglieri regionali e sindaci sarà un senato a porte girevoli, un “porto di mare” dove qualcuno entra e qualcuno esce in continuazione, dato che il mandato dei nuovi senatori coincide con il andato nei rispettivi consessi elettivi e nei comuni e nelle regioni si vota con scadenze diverse e sfalsate, tra loro e rispetto alle elezioni Politiche nazionali…

Bettollini ha ascoltato, ha rilanciato la parola d’ordine della riforma “per cambiare il paese”, per velocizzare i tempi di formazione delle leggi, per ridurre dunque la burocrazia e ridare slancio ad una politica che decide e non si impantana nei suoi farraginosi meccanismi. E anche per risparmiare (sulle cifre de risparmio c’è stata qualche scintilla). Ha chiesto al professor Volpi, che in apertura si era dichiarato “un orfano della sinistra”, se lui, a suo tempo, era tra i sostenitori di Prodi e dell’Ulivo. E quando questi gli ha risposto di sì, ha tentato l’affondo ricordando che la riforma Renzi-Boschi è di fatto la stessa che fu proposta dall’Ulivo e dal governo Prodi e che non andò in porto per il dietrofront di Berlusconi…  Quindi è una riforma che il centro sinistra prova a fare da anni e che finalmente ha la possibilità di farla… Ha provato ad alzare il tono, dicendo che molti professori sono schierati er il Sì e quelli schierati per il No, lo sono perché hanno il dente avvelenato, per il fatto che questo governo, a differenza dei governi del passato, non li ha chiamati a scrivere la riforma e soprattutto non ha promesso e garantito loro qualche prebenda: magari un posticino al Cnel… E qui si è scatenata la bagarre con alcuni Pd che imbarazzati dalla sparata, si sono alzati e se ne sono andati, in polemica con Bettollini, reo di esser sceso un po’ troppo nel “trito”, come si suol dire… E in effetti il passaggio non è stato “leggero”. Tutt’altro.

Come da copione il sindaco di Chiusi non si è fatto mancare una sottolineatura sulle incongruenze delle posizioni di D’Alema e Bersani e soprattutto sulla eterogeneità del “fronte del No” che vede insieme alla sinistra anche Salvini e Casa Pound, Grillo, la Meloni e Berlusconi…

Per il resto il confronto ha offerto spunti di riflessione ed elementi di conoscenza utili. Va detto che nel dibattito seguito agli interventi dei due oratori, Bettollini non ha trovato grande appoggio dalla sua truppa, qualcuno per il Sì c’è stato, ma quelli orientati verso il No sono stati un po’ di più…   Essendo a Cetona era quasi scontato.

La discussione è proseguita e si è conclusa comunque serenamente. Il sindaco di Chiusi ha esaltato “la bellezza di una politica che cerca il confronto”, ha sottolineato come il Pd stia cercando di farlo… Poi è entrato anche su altri argomenti, e in seguito ad una domanda sulle fusioni dei comuni, si è detto (in questo caso in sintonia con il professor Volpi) contrario a fusioni obbligatorie per legge e d’imperio ed ha aperto un fronte inedito. Anzi, per meglio dire un fronte di cui nessuno aveva parlato di recente, ma l’idea è vecchia di almeno 40 anni: quella di un Comune unico della Valdichiana. Un comune di 60 mila abitanti con tutti i municipi che oggi fanno parte del’Unione Valdichiana senese: Montepulciano, Chianciano, Chiusi, Sarteano, Cetona, San Casciano Bagni, Torrita di Siena, Sinalunga e Trequanda.

Ecco, circa 40 anni fa, nel 1978 nacque l’Intercomunale 31 (Valdichiaa senese) e nel Pci si cominciò a parlare di “Città Valdichiana“. Nell’80 nacque anche un giornale con questa testata, un po’ per contrastare gli “eretici” de l’Agorà (una sorta di Manifesto in miniatura, giornale nato a Chiusi da una costola del Pci, ma molto irrequieto e critico nei confronti delle giunte rosse di allora), un po’ per affermare un’idea, una certa visione della gestione del territorio…  Qualcuno, negli ultimi mesi, si è portato avanti con il lavoro (Montepulciano e Torrita) ma si è già capito che non sarà facile far passare senza scosse la fusione tra i due comuni che i sindaci hanno già approvato… Figuriamoci metterne insieme 9, con campanili a 60 km di distanza. Bettollini oltre che sportivo, sembra essere anche ottimista. Molto ottimista.

m.l.

 

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