COME STA L’ECONOMIA LOCALE (1): IL TURISMO VA, LO SPORT AIUTA, MA IL RESTO… PARLA GIAMMARCO BISOGNO

venerdì 21st, ottobre 2016 / 14:54
COME STA L’ECONOMIA LOCALE (1): IL TURISMO VA, LO SPORT AIUTA, MA IL RESTO… PARLA GIAMMARCO BISOGNO
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CHIUSI –  Cominciamo, oggi, una serie di servizi e interviste per scandagliare lo stato dell’economia nel territorio. Parleremo con imprenditori, professionisti, lavoratori. Con gente cioè che l’economia la fa tutti i giorni. Gente che lavora, gente che produce, per dirla con Giorgio Gaber.  Solo che rispetto ai tempi della canzone di Gaber, che ironizzava sulle città… “Piene di strade e di negozi e di vetrine piene di luce, con tanta gente che lavora, con tanta gente che produce. Con le réclames sempre più grandi, coi magazzini, le scale mobili, coi grattacieli sempre più alti e tante macchine sempre di più”, adesso le reclames sono per lo più spente, i magazzini sono chiusi. E molte vetrine hanno il cartello “affittasi” o “vendesi”. E allora vorremmo capire che vento tira, se c’è settore di ripresa. Quali ricette si possano mettere in campo… Il primo che siamo andati a cercare è un imprenditore giovane ed emergente. Diciamo pure l’imprenditore che in questo momento – ma forse già da qualche anno – è quello mediaticamente più esposto. Non solo perché ha messo in piedi un’azienda di tutto rispetto per volume di affari e numero di dipendenti, ma anche perché artefice di una sorta di miracolo sportivo. Si tratta di Giammarco Bisogno, 49 anni, titolare della Emma Villas, tour operator che tratta soprattutto ville in affitto e presidentissimo della omonima squadra di pallavolo che partendo dalla serie C a Chiusi nel 2012-2013, vincendo tre campionati di fila è arrivata in serie A2 e quest’anno, alla seconda stagione nella serie cadetta, punta decisamente al top, ovvero alla promozione in Superlega. La squadra si è spostata dall’anno scorso a Siena, gioca nel tempio palasport che fu il tempio della Mens Sana Basket, ma Bisogno tiene molto alla “radici” chiusine. “Perché io sono di Chiusi, vivo a Chiusi , i miei sono di Chiusi, ho giocato a calcio nel Chiusi, la ditta è a Chiusi. E perché da qui è partita la cavalcata della Emma Villas Volley…” dice, prima di cominciare l’intervista, quasi a voler ribadire e rinsaldare un legame che è come un cordone ombelicale che non vuole assolutamente recidere. L’intervista è confidenziale, ci conosciamo da anni, ci diamo del tu…

Presidente, come vedi la situazione dell’economia locale?

Il quadro è ancora cupo. Certi settori sono praticamente fermi. Nel territorio si produce poco o niente, il manifatturiero mi sembra quasi scomparso. E anche l’edilizia che è stata per molto tempo il settore trainante è totalmente bloccata. Il mercato è fermo, perché si è anche innescata una spirale di sfiducia e di paura. La gente ha meno soldi, ma ha anche paura a spenderli, a investire… Le banche hanno stretto i cordoni e danno credito con maggiore cautela. Tutti fattori che fanno crescere l’incertezza. Questo è il dato più rilevante. E ti dico di più, mi pare che si allarghi la forbice tra chi ha più e chi ha meno, e se non c’è equità, se non c’è reddito e sicurezza sociale calano i consumi, calano gli investimenti, anche quelli piccoli come può essere la ristrutturazione di un appartamento… Servirebbe invece il contrario. Più lavoro, più equità…

E come si fa?

La storia, la nostra e quella d altri paesi, ci insegna che dalle crisi acute e lunghe come questa si esce solo con una iniezione di… opere pubbliche.  Dal Ponte sullo Stretto, per dire, al Palasport di Chiusi…  La mia è una filosofia del fare. Ma fare bene, non “tanto per fare”. Per questo credo che bisognerebbe avere anche più fiducia in questo paese, non è detto che se si fa una grande opera, poi ci mette le mani la mafia… Non si può dire sempre no a tutto per paura delle infiltrazioni malavitose, della corruzione, dell’impatto ambientale ecc… Certo, le cose vanno fate bene, con oculatezza, con trasparenza, e secondo logiche di effettiva necessità. Voglio dire che si debbono fare le cose che servono non quelle che non servono o servono solo a chi vince gli appalti…

Ti fidi di chi governa la baracca a livello nazionale e a livello locale?

A livello politico, personalmente ho perso ogni riferimento. Sono spaesato. Comprendo però le difficoltà di chi si trova a gestire situazioni complicate. E governare, a Roma ad un piccolo comune, oggi è molto complicato. Come fai sbagli. La gente è in difficoltà, fa fatica ad arrivare a fine mese e a far quadrare i bilanci familiari, naturale che stia con gli occhi addosso e il fucile puntato sugli amministratori che maneggiano soldi di tutti…

A Chiusi da pochi giorni è operativo il nuovo piano regolatore, c’è anche una riduzione del 50% degli oneri. E’ secondo te un’incentivo alla ripresa degli investimenti e magari delle piccole ristrutturazioni?

Sì, può aiutare, ma lo strumento da solo non basta. E’ il clima che va recuperato. Adesso il morale è sotto le scarpe. La ripresa, tanto per essere chiari,  non mi sembra esattamente dietro l’angolo.

Sono in corso dei lavori di adeguamento e restyling della stazione ferroviaria. Lavori importati per circa 7 milioni di euro, che potrebbero consentire l’aggancio dell’alta velocità, spendendo molto meno rispetto alla ipotesi stazione i linea e rilanciando il ruolo di Chiusi nel sistema trasporti nazionale…

Uso poco il treno, viaggio per lo più in macchina, ma mi pare una buona cosa. Mi auguro che l’aggancio all’AV ci sia. E che Chiusi ritrovi la centralità e il prestigio che aveva. Per di più la stazione è nel cuore dell’abitato. Chiusi Scalo ne può trarre vantaggio… Se ci sarà da fare una battaglia per ottenere delle fermate Av e più servizi la faremo…

Sul Palasport che dici? Ci avevi provato anche tu a farlo due anni fa…

Sì, poi sappiamo come è andata. Primapagina ne ha parlato parecchio. Credo che sia una soluzione per recuperare i manufatti già costruiti per lo stadio e per dotare Chiusi di una struttura che non esiste, di quelle dimensioni, nel raggio di 50-60 km… Può essere un ulteriore tassello per quella centralità di cui parlavamo prima… E anche una struttura necessaria perché il palasport attuale è superutilizzato e le società sportive sono costrette ad usufruire delle palestre delle scuole che non sono adatte e sarebbe giusto che rimanessero ad uso esclusivo degli alunni. Spero che abbiano valutato bene la soluzione progettuale. Perché tenuta termica, illuminazione e acustica sono elementi fondamentali per l’utilizzo sportivo e ancor di più per altri eventi. Qui torno alla filosofia del fare, ma fare bene… bisogno-spalti

La tua azienda opera nel settore turistico. E diciamolo, in un segmento medio alto della clientela. C’è crisi anche lì?

Sì, ma meno che in altri settori. Diciamo che il turismo – nonostante dei problemi legati anche al terrorismo e alle crisi internazionali – almeno in Toscana va abbastanza bene. Noi stiamo lavorando molto perché la parola “Tuscany” è un brand di sicuro impatto e di grande appeal, in tutto il mondo. L’Umbria è vista un po’ come la sorella minore e trova forza nell’essere “near Tuscany”, vicina alla Toscana. Firenze, il Chianti, Siena, la zona di Volterra e San Gimignano, ma anche Montepulciano e Pienza o Cortona, per rimanere nel nostro ambito sono considerate località top. Cetona continua ad avere un suo appeal, ma quasi esclusivamente in ambito romano, e così anche Città della Pieve. Certo, rispetto a Roma entrambe sono molto vicine e accessibili…

Non hai citato Chiusi…

Purtroppo Chiusi non è riuscita ad entrare in certi circuiti. Dal punto di vista architettonico non è Montepulciano o Cortona e neanche Città della Pieve e nell’immaginario collettivo sembra più simile a Torrita e Sinalunga, per dire, invece ha una storia e una mole di tesori e alcuni eventi di qualità che le altre città non hanno.  Penso agli etruschi, alla cattedrale, ala catacombe, ai musei e perché no anche al festival Orizzonti, che mi sembra una “perla” nel panorama culturale del territorio e non solo…  Chiusi deve recuperare molto terreno. Non è facile, me ne rendo conto…

 Cosa chiedono i turisti che arrivano in Toscana?

Naturalmente vengono per vedere e godersi la Toscana. Il paesaggio, ma anche l’arte, la storia, il mangiare, il vino… ma chiedono anche servizi e noi ci siamo attrezzati per fornire sempre più “servizi aggiuntivi”: la macchina con l’autista, il cuoco, la baby sitter, il maestro di tennis o di nuoto, la guida… Insomma cerchiamo di farli sentire come a casa loro e di supportarli in modo che possano godersi a pieno la vacanza, senza dover pensare troppo alle incombenze quotidiane…bisogno-con-tofoli

Parlando delle località top, dal punto di vista turistico, hai citato anche Siena. Ed è qui una delle ragioni, credo, della scelta di portare la squadra di volley nel capoluogo. Al di là dell’idoneità o meno del palasport di Chiusi, che comunque era un problema. La questione è stata ampiamente spiegata anche su queste colonne, e non ci torno sopra. Ma ti chiedo: dal punto di vista aziendale la scelta di Siena ha pagato, sta pagando?

Sì… Abbiamo trovato una grande accoglienza. Siena ha capito di aver acquisito una realtà sportiva importante e anche una società seria, organizzata, che fa le cose per bene… Le istituzioni ci hanno sempre supportato e anche le aziende hanno risposto molto bene: sponsor come Cras, Conad, Crai, Estra e tante altre ci stanno dando una grossa mano.  Ma anche le società sportive senesi e dell’hinterland mostrano molta attenzione.  E mi piace sottolineare che anche Chiusi ha continuato a seguirci, sebbene qualche defezione ci sia stata… Mi auguro che adesso, che abbiamo fatto 30 e vorremmo fare 31, i tifosi chiusini che sono lo “zoccolo duro”, la base storica, non facciano mancare il loro apporto. Se riusciremo a salire in A1 anche Chiusi salirà in A1 perché è da Chiusi che siamo partiti… Se mai, se devo fare un appunto, vorrei vedere un tifo meno compassato, più caloroso, più sanguigno… Finora questo è un po’ mancato, al palaEstra a volte sembra di essere a teatro, invece che ad una partita… Capisco anche che il volley non è il calcio e servirà un po’ di tempo perché una città che il volley lo conosceva poco si appassioni e si accalori.

L’impegno nella pallavolo, a questo livello, sta aiutando l’azienda? O è solo una tua passione, un  bel giocattolo?

Il core business del’azienda è l’attività turistico/immobiliare, e la pallavolo è una passione, una scommessa, una cosa che mi fa pensare di aver fatto qualcosa di importante anche a livello sociale… Ma non nego che ha dato e sta dando visibilità all’azienda. Che abbia fornito l’opportunità di trovare contatti e sinergie anche economiche e lavorative, con altre società pallavolistiche… Ce n’è una che fornisce cesti di frutta e noi li usiamo per le ville che gestiamo, per esempio…  Credo che se riusciremo a salire in Superlega, la visibilità aumenterà ancora e sarà un’opportunità in più per tutti. Anche per gli sponsor…

Obbiettivo dichiarato quindi, senza se e senza ma… 

So bene che non sarà facile, ma ti assicuro che ci proviamo, perché vorrebbe dire entrare nella storia.

Marco Lorenzoni

 

 

 

 

 

 

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